“Il Mantello”, parte da Agrigento la lotta contro il dolore

|




Geraldo Alongi, direttore dell’Hospice: “E’ difficile dover accettare che in tutti gli ospedali d’Italia, prima d’ora, non sia stato evitato il dolore inutile ai malati…Le cure palliative? L’umanizzazione della medicina, un modello rivoluzionario che va applicato agli altri reparti ospedalieri”. Al via la grande campagna di sensibilizzazione e informazione che coinvolge molte scuole del territorio

altSaranno ancora una volta i ragazzi, con grande sensibilità e straordinaria energia, i veri protagonisti del II Congresso regionale dell’Hospice “Il Mantello”, proposto anche quest’anno nell’ambito del Pon 2011 su “Le cure palliative e la terapia del dolore.” A sostenerlo è il dottor Geraldo Alongi, direttore dell’Unità Operativa Hospice e Clinica del dolore Giovanni Paolo II dell’ospedale di Agrigento. Gli studenti del quarto anno delle scuole medie superiori si cimenteranno sul tema “Sofferenza, dolore, morte: le parole che fanno paura. Quali portano alla speranza?”. In questi giorni – spiega Alongi – ha preso il via la campagna di sensibilizzazione e di informazione sul Concorso-premio, attraverso una serie di incontri con i ragazzi”.

Queste le scuole selezionate: Liceo classico Fazello di Sciacca, Istituto Martin Luther King di Favara, Liceo classico Linares di Licata, Itc Galilei di Canicattì, Liceo scientifico Calcutta di Casteltermini, Itc Foderà di Agrigento, Istituto tecnico per geometri Brunelleschi di Agrigento, Liceo classico Pirandello di Bivona, Liceo classico Foscolo di Canicattì, Liceo scientifico Odierna di Palma di Montechiaro, Itc Don Arena di Sciacca, Istituto d’Istruzione secondaria superiore Re Capriata di Licata.

altGli studenti saranno chiamati sin d’ora ad elaborare il tema, esprimendosi attraverso varie forme: con lavori individuali, di gruppo, di classe, con elaborati di testo, poesia, grafica, disegno, pittura, video. “Ai tre elaborati giudicati più aderenti al tema e dotati di originalità, creatività, capacità espressiva e comunicativa – afferma Alongi -, verranno attribuiti premi del valore di 1.500, 1000 e 500 euro. Già nella passata edizione i giovani hanno dimostrato un’attenzione e una maturità inaspettata sugli aspetti della sofferenza e del dolore, offrendo al Congresso scientifico un valore aggiunto di condivisione, comprensione ed anche volontà di affrontare con un grande senso di comunione e solidarietà, temi, quali la malattia e la morte, che toccano profondamente l’esistenza umana”. Gli elaborati saranno consegnati in ottobre, quando questi studenti frequenteranno l’ultimo anno del rispettivo corso di studi. Sia il Congresso che la premiazione si svolgeranno infatti nel mese di novembre, nelle giornate dell’8 e del 9, al teatro Pirandello, anticipando la ricorrenza di San Martino, che divise il suo mantello con il povero e sofferente per offrirgli un sollievo. Il gesto del Santo si lega al significato di “cure palliative”, il cui aggettivo deriva dal latino “pallium”, che significa proprio mantello, e rievoca quel senso di conforto, di cura e di protezione che andrebbe riservato ad ogni essere umano, quando si trova ad affrontare un’inutile sofferenza. Le cure palliative considerano la morte come un evento naturale, provvedono al sollievo dal dolore e dagli altri sintomi, integrano gli aspetti psicologici, sociali e spirituali dell’assistenza, offrono un supporto ai familiari durante la malattia e il lutto. Tutto ciò s’inquadra in quanto previsto dalla legge 15 marzo 2011 n. 38, che tutela il malato, garantendogli l’accesso sia alle cure palliative che alla terapia del dolore. L’Unità operativa “Hospice” e Clinica del dolore, nata nel 2003, all’interno dell’ospedale di Agrigento, opera per l’umanizzazione della medicina, si prende cura dei pazienti la cui malattia non risponde più ai trattamenti curativi, ne controlla e riduce i sintomi, ne affronta i riflessi psicologici e spirituali e, a più ampio raggio, attua una vera e propria campagna di informazione e di formazione per consolidare la cultura della lotta contro il dolore. Con tale intento sono riprese nei mesi scorsi e si concluderanno e il 4 e 11 maggio, nell’aula conferenze dell’ospedale San Giovanni di Dio, le sessioni delle due edizioni del corso di formazione sulla terapia del dolore e sulle cure palliative rivolte a medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali, volontari … Tanti i temi che vengono affrontati: dalla sindrome del burn out dell’operatore sanitario alla dimensione sociale e antropologica, dagli aspetti etici della sedazione palliativa a quelli clinici e legali. Nella campagna informativa sono coinvolti, invece, tutti i cittadini, compresi, come detto, gli studenti. Un aspetto interessante, come puntualizza il dottor Alongi, è il progetto della “Rete delle cure palliative e della terapia del dolore, che individua, dopo aver realizzato una completa mappatura, le strutture esistenti in zona per l’accesso alle prestazioni.

altSecondo il linguaggio proprio dell’aeronautica sono definite spokes, mentre gli hub sono le unità centrali di maggiore specializzazione: Palermo (Villa Sofia) e Taormina. Il progetto-pilota, primo in Sicilia, è già partito con circa 28 medici di medicina generale, in media quattro per ogni distretto sanitario. L’obiettivo è quello di estendere la mappatura a tutte le branche e allargare la rete a livello regionale. Ma qual è la differenza tra cure palliative e terapia del dolore? “Quello delle cure palliative è un modello rivoluzionario – precisa Alongi – . Richiede un contatto diretto col paziente: è l’umanizzazione della medicina, un modello che va applicato agli altri reparti ospedalieri ed attuato da tutti gli operatori socio-sanitari. La sperimentazione vera e propria è cominciata qui all’Hospice, dove teniamo un contatto autentico col malato, dandogli la mano, parlandogli, ritornando al letto del paziente. È un tipo di approccio che col tempo si era perduto e che invece va recuperato. Qui arrivano malati incurabili, con una diagnosi e una prognosi infausta: il nostro lavoro consiste nel curare i sintomi, come il dolore, la dispnea, il vomito. È giusto che anche dove si curano le malattie ci si occupi del paziente, non limitandosi agli esami diagnostici a cui sottoporlo o ai farmaci da prescrivere, ma recuperando un rapporto più diretto col malato e con chi gli sta accanto. Le cure palliative, infatti, non si interessano solo del paziente ma garantiscono un sostegno anche ai familiari, che entrano a far parte dell’equipe medica. Per fare un esempio, all’Hospice facciamo un briefing ogni mattina, valutiamo come il paziente ha trascorso la notte, e poi parliamo con i familiari, che sono parte integrante dell’assistenza al malato. Invece la terapia del dolore consiste nell’eliminare in tutti gli ospedali, in ogni reparto, il dolore inutile: il dolore da parto, in ostetricia, o da trauma, in ortopedia, o il dolore addominale, in chirurgia”. È difficile dover accettare che in tutti gli ospedali d’Italia, prima d’ora, il dolore inutile non sia stato evitato ai malati, ma che soltanto recentemente si stia diffondendo la “cultura” della terapia del dolore, malgrado ciò non comporti dei costi onerosi per la Sanità. “Il farmaco principe è la morfina, che costa pochissimo. L’Italia come gran parte dell’Europa è al primo posto per uso di Fans (farmaci anti-infiammatori non steroidei), che producono diversi disturbi ai pazienti. Nei Paesi più avanzati utilizzano oppioidi che provocano meno fastidi, al massimo procurano un po’ di sonnolenza”. La strada per la sensibilizzazione su cure palliative e terapia del dolore è ancora lunga e complessa, ma grandi passi sono stati compiuti. L’idea di coinvolgere i giovani, partita da Agrigento, è stata di tale successo che sarà seguita a livello nazionale con la selezione di venti scuole in tutta Italia.

Anna Maria Scicolone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *