“Eccellenza: stiamo perdendo tutto. La preghiamo: ci aiuti”

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Sciacca, l’appello disperato all’arcivescovo Montenegro dei lavoratori di Torre Macauda

alt«Eccellenza stiamo perdendo tutto. La preghiamo: si interessi a noi, sensibilizzi chi può fare qualcosa per restituirci la serenità che abbiamo perduto».
I lavoratori di Torre Macauda, preoccupati per le incertezze sul loro futuro occupazionale, lo hanno scritto nero su bianco all’arcivescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro. E lui, che se è stato un leader storico della Caritas non è certo per un caso, non si è fatto pregare più di tanto.
Ha dato mandato ai suoi collaboratori dell’ufficio di pastorale sociale e del lavoro della sua arcidiocesi, di rappresentare il suo pensiero in una lettera indirizzata al custode giudiziario Calogero Cracò e al giudice delle esecuzioni fallimentari del tribunale di Sciacca Maria Cristina Sala, affinché, nel più breve tempo possibile, si adoperino per trovare un nuovo gestore della struttura alberghiera che, rinegoziando i termini di affitto, possa procedere a trovare una soluzione che permetta la salvaguardia dei posti di lavoro e il mantenimento dell’immobile.

 

 

Una vicenda che si inserisce in un quadro complicato. Quello che ha registrato la decisione del giudice Sala di convocare per venerdì il comitato dei creditori (Unicredit, Ircac, Montepaschi Serit ed altri) per chiedere a loro un parere su quello che si deve fare. Una decisione giunta poco dopo il no opposto alla richiesta della Vitello Group, l’ultima società incaricata di gestire il bene, di avere un contratto più lungo dei 2 anni previsti al prezzo di 210 mila euro l’anno.Niente da fare, dunque. La stagione appare compromessa. I lavoratori rischiano di restare a casa. La cassa integrazione è in fase di esaurimento, e il diritto all’indennità di disoccupazione è sempre più flebile. Il ricorso all’Arcivescovo Montenegro sembra proprio l’ultima spiaggia.

Massimo D’Antoni

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