“Daniela delle nuvole” colpisce ora con Dylan Dog

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La favola vera di un’artista favarese-agrigentina selezionata dalla Accademia Disney di Milano

Nel piccolo scaffaleDaniela Vetro dei ‘sogni realizzati’ è bene in vista e protetta dalla polvere la burnia con etichetta ‘DANIELA DELLE NUVOLE’. E’ arrivato il momento di prenderla ed aprirla per due ragioni: la prima per aggiornarla, la seconda per ripescare la storia lì ben conservata.
Daniela Vetro è una giovane artista favarese-agrigentina che ha fatto del fumetto la sua ragione di vita. E non solo, perché da disegnatrice ha allargato gli interessi e gli orizzonti -con risultati straordinari- al design, all’arredo urbano artistico (stimolante creazione di statue ed elementi decorativi per il parco tematico “Giufà e i Paladini”), alla moda.

Dopo averci inondato con infinite tavole con protagonista Topolino e la sua intera famiglia (disegnate e pubblicate dalla Walt Disney), ci rende partecipi della sua evoluzione artistica, consegnando ai palati fini 94 tavole con protagonista uno dei personaggi più amati nel mondo del fumetto: Dylan Dog.
Lasciarsi sfuggire l’albo gigante n. 22 del 2013 di Dylan Dog è imperdonabile.
La storia disegnata-sceneggiata da Daniela Vetro colpisce per la qualità grafica che dà al personaggio una visibilità, incisività e caratterizzazione come raramente si era visto nei diversi interventi operati dai validi disegnatori che a gara cercano di realizzare il sogno di immortalare le avventure dylandoghiane.
In diverse parti delle tavole sono presenti quelle particolari atmosfere tratteggiate cupe che richiamano lo stile di Frank Miller di Sin City (Pelle della città o Città del peccato) che ha trovato la massima espressione nel graphic novel cinematografico portato a buon fine con l’apporto di Robert Rodriguez e del contributo di Quentin Tarantino. Raffinatezza di stile noir quasi pulp che si respira e si sviluppa ora nella tavole di Daniela Vetro che riesce ad affascinare sino all’ultimo riquadro grafico dove purtroppo leggiamo.. fine della storia.
altE’ singolare il fatto che, solitamente, sono artisti maschili che disegnano le storie di Dylan Dog. Qui, invece è una donna che tratteggia, incide, sfuma per consegnare un prodotto di alta qualità grafica-estetica. La spiegazione, se si vuole cercare, è forse data dal fatto che Daniela Vetro è presa d’amore per Dylan Dog, e l’amore porta alla passione e, in conseguenza, alla massima espressività partecipativa.
La storia di Daniela è costellata da una lunga serie di sogni coltivati e realizzati. E’ per questo che, in suo omaggio, oggi tirare fuori dalla burnia le origini di questi sogni è doveroso; pertanto, in forma integrale si propone lo scritto che narra i suoi sogni e che era stato pubblicato in fuorivista (2002) anno II numero 2.

C’era una volta.. in un piccolo sperduto paese dallo strano nome El Fawwar… una ragazzina che sognava di vivere tra le nuvole. La chiamavano nuvoletta. Un giorno di primavera, gli occhi fissi al cielo, diventò leggera leggera e portata dal vento si aggrappò ad una nuvola, ci entrò dentro e volò verso l’arcobaleno…
Daniela Vetro sorride e sgrana due occhi siciliani luminosi mentre conferma che in questa introduzione riconosce la sua fiaba realizzata.
E come le fiabe, cioè quelle forme narrative tipiche della letteratura popolare, il lieto fine è il risultato di fatti intrecciati, aspirazioni trepidanti, sacrifici, impegno, rinunzie, delusioni e tanta gioia. Tutto ciò sino dall’età di sette anni quando “sulle pagine di un quaderno ho disegnato il mio primo fumetto inventandone personaggi e testi…il piacere di disegnare era legato alla voglia di raccontare”.
I cartoni animati, i fumetti sono ormai parte integrante della vita di Daniela, ne plasmano l’anima e il corpo, ma il disegno continuo, tenace, quasi ossessivo sempre da autodidatta sta stretto nel foglio, spezza la pagina, la piega e vola su una nuvoletta verso Milano, verso l’Accademia Disney.
“Avevo bisogno di una scuola…quel nome famoso metteva paura…ma anche forza”.
La selezione durissima, ottocento partecipanti e, alla fine, Daniela delle nuvole è nella rosa dei dodici vincitori. “Indubbiamente è il sogno che si avvera, la grossa possibilità di avere un contatto proficuo con professionisti da cui potere imparare tecnica del disegno, della recitazione e della narrazione”.
altLa valigia legata da strisce a colori variopinti con qualche intermezzo in bianco e nero, la forza di diciannove anni, l’ansia dominata e via da Favara, da Agrigento lungo un nuovo cammino della speranza verso Milano.
“Milano ha significato l’incontro di persone con i miei stessi interessi, cosa rara e difficile da realizzare in un piccolo centro come Favara. Come esperienze lavorative-artistiche continua ad offrirmi più di quello che immaginavo. Grazie all’Accademia Disney al mio lavoro di fumettista si alternano esperienze come progettista di statue, poi uno stage per il disegno finalizzato al licensing”.
Daniela, così riservata e contenuta, sembra straordinariamente un fiume in piena; riferisce sulla settimana trascorsa in Florida per seguire le lezioni di un disegnatore della Disney di Burbank, dell’ultimo lavoro come illustratrice per un coloring book sulla sirenetta che uscirà presto negli States, sulla carovana Disney che sbarcherà in Sicilia con suoi lavori…
Cerco di spingerla verso l’analisi dei personaggi del mondo dei fumetti e dei loro autori italiani e non. Le risposte sono pronte, puntigliose e programmatiche.
“Non c’è un personaggio in cui mi riconosco, ma in molti trovo spunti interessanti che mi fanno pensare a come guardare il mondo che mi sta attorno per poi un giorno riuscire a creare personaggi miei che abbiano la stessa freschezza e la stessa onirica quotidianità”.
Tiene a precisare che suoi personaggi già esistono: il richiamo è a Claudio e Scire, un ragazzo di tredici anni il primo e la dea della conoscenza la seconda che sono al centro della ‘Storia di Agrigento a fumetti’ iniziata al liceo scientifico all’età di quindici anni e pubblicata l’anno scorso.
“E’ stata una bella soddisfazione” precisa Daniela mentre sfoglia il libro “anche se adesso, dopo avere raggiunto la professionalità guardo con una certa tenerezza le mie scelte grafiche e di regia..”.
L’autocritica misurata e ragionata sono sicuramente indice della maturità raggiunta che si esprime più compiutamente quando le formulo domande più concettuali su colore, segno grafico, parole, tecnica, ecc. e sul loro ruolo e significato nel fumetto ed infine sul valore di quella particolare ‘nuvoletta’ che accompagna le strisce. Daniela è perentoria.
alt“Il bel fumetto è la sintesi di tutto questo messo insieme. Per dirla con Caprettini (prof. di Semiotica all’Università di Torino) il testo nel balloon (nuvoletta) completa il suo senso con l’onomatopea del testo emozionale che si solidifica in una icona (GULP!) mentre i personaggi con le loro espressioni recitano ciò che avviene. La vicinanza del mondo del fumetto con quello del cinema è stata bene intuita da Umberto Eco. Regia, sceneggiatura, recitazione, gli elementi principali sono questi, nessuno può fare a meno dell’altro. Ma diversamente dal teatro, esattamente come nel cinema il rapporto con l’immagine e l’immediatezza della comunicazione è fondamentale”.
Dopo una pausa e con un po’ di malizia aggiunge:
“..a conferma di tutto ciò c’è il fatto che dietro bei film c’è un fumettista che ne disegna lo storyboard. Un fumetto è qualcosa di più di una seguenza di belle illustrazioni. Le immagini acquistano senso dall’essere legate in seguenza al testo ed alle icone sonore. In alcuni autori la divisione della pagina fumettistica (tavola) nelle classiche sei vignette è ormai solo un ricordo.
Le immagini si sovrappongono, intersecano, il segno stesso alterna l’essenzialità del grafico bianco e nero con pennellate di colore, collage di foto e stampati… Un linguaggio complesso che usa più codici e che sa arrivare ad alti livelli di poesia..”.
Sì, poesia del fumetto…
Mi sembra di rileggere la prefazione di U. Eco alla prima raccolta italiana (1963) delle strisce di Schulz ‘Arriva Charlie Brown!’
La storia a lieto fine di Daniela Vetro conferma che il mondo immaginario delle fiabe tiene sempre vive le sue direttrici di sviluppo: la ricerca di felicità, le indicazioni utili a permettere di trovarla lungo il ‘filo di Esopo’ che porta ad esprimere i termini “la favola insegna”, “la morale è questa”.
Ma oggi ha un senso questa morale ?

Antonio Liotta

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