“Amore” a prima vista

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Continuano ad arrivare al nostro sito i racconti in duemila parole che partecipano al concorso lanciato da Malgrado tutto. Vi ricordiamo che per inviarli c’è tempo fino al 30 novembre. Le modalità di partecipazione le trovate sul sito Malgrado tutto web nella sezione “Il tuo racconto”. La commissione che valuterà i racconti è composta da Carmelo Sardo, Giancarlo Macaluso, Gero Micciché, Toti Ferlita, Agata Gueli, Paolo Terrana e Gaetano Savatteri. Il vincitore riceverà in dono un’opera originale del giovane artista Giuseppe Cipolla, e il suo racconto, assieme agli altri ritenuti meritevoli, verrà pubblicato in volume.
Oggi pubblichiamo il quarto racconto “Amore a prima vista” di Mariolina Spalanca.
Buona lettura

Amore a prima vista

di

Mariolina Spalanca

Mariolina SpalancaNonostante l’autunno fosse già iniziato, il vento caldo di quel 29 settembre mi abbracciò, avvolgendomi, appena misi naso fuori dalla mia macchina. In verità non sarebbe stata male una sferzatina di aria fresca per chetarmi un pò, ero su di giri, aspettavo da tanto quel momento.
Alla mia destra cielo e mare, di un azzurro vivo, sembravano un tutt’uno, alla mia sinistra, in attesa, trovai chi aspettavo da tempo assieme ad un’ amica che è stata il gancio di quella conoscenza.

Con un’occhiata compiaciuta, subito, avvistai lui, notai il suo sguardo dolce e intrigante, sentii, a pelle, che aveva un carisma che non tutti possiedono, era radioso e solare in perfetta sintonia con la giornata e ogni suo movimento lasciava una scia di fascino che mi incuriosì e allettò non poco.

Convenevoli e saluti ,tutto molto veloce, non vedevo l’ora di tornare a casa in compagnia, e poi si partì … io e il mio lui, il mio ospite tutto da scoprire …
Da subito, in macchina, chiome al vento comprese, si creò un bel clima di confidenza; dopo qualche occhiata furtiva per scrutarci a vicenda, avviammo un dialogo di sguardi oltre che di parole. Eravamo due terre inesplorate, da scoprire passo passo e con discrezione; mi accorsi, infatti, di una spruzzatina di diffidenza in quegli occhioni ambrati.
Quella mezz’ora scarsa di viaggio fu per me un mix di emozioni: curiosità, aspettative ,qualche dubbio. Chissà come sarebbe andata tra di noi? Chissà se, di primo acchito, gli ero piaciuta? E se non dovessimo empatizzare?
Tanti interrogativi affollavano la mia mente e, allo stesso tempo, questa vagava beatamente nel futuro, prospettandomi la mia casa, finora silenziosa e cupa, aprirsi alla vita e le mie giornate animarsi e, piacevolmente, complicarsi. Erano sin troppo piatte e monotone!
Il mio cuore galoppava, l’adrenalina era al top.
Ora posso ben dire che stava per iniziare un’esperienza davvero particolare, comprensibile nel profondo solo da chi l’ha sperimentata. Entrare in stretta sintonia e riuscire a condividere anche piccole sfaccettature di uno sguardo o di un’espressione facciale, non succede con tutti.
L'opera di Giuseppe CipollaQuel giorno ho sorriso nel volto e nel cuore, finalmente una nota di colore nella mia vita che riaccese in me una gran vitalità, non potevo deludere l’ospite tanto desiderato!
A casa, sistemata la sua valigetta , iniziammo a gironzolare tra le stanze così da rendergliele più familiari . La stanza che sembrò prediligere fu il soggiorno, dove ondeggiava sinuosa, al ritmo di un leggero vento tiepido, una tenda in pizzo che ricordava una rete cui potersi aggrappare. A fare da padrone in quell’ambiente era un sontuoso e lucido divano di pelle, ove sdraiarsi e stiracchiarsi comodamente e alla cui base stava un grande tappeto, di quelli persiani, ben intramato e dalle tinte calde. Nella mia stanza c’erano uno schieramento di bambole e giochi della mia infanzia, foto-ricordo a cui ero particolarmente legata e tanti libri, aperti e non, sulla scrivania. Colsi nel suo sguardo un certo compiacimento misto a confusione, come quando un bambino si trova all’ingresso di un ben attrezzato parco giochi, fantastica con la mente e non sa dove dirigersi prima.
La camera per l’ospite era accanto alla mia, luminosa, dall’arredo essenziale per non risultare confusionaria, con un gran balcone cui potersi affacciare per una boccata d’aria o per avvistare i gatti rincorrersi o sonnecchiare nel giardino di fronte o per contemplare gli uccellini svolazzare tra quegli slanciati e folti sommacchi. Al mio ospite tutto ciò non destò il minimo interesse, girò l’ambiente con lo sguardo, con aria di sufficienza varcò la soglia e uscì dalla stanza.
Come volevasi dimostrare, non gradì affatto quella sistemazione.
Infatti, già la prima notte iniziò a brontolare e a gironzolare per casa, io, sentendo movimento e strani rumori , mi alzai dal letto e andai a controllare. Il suo sguardo stanco e smarrito mi accolse nel soggiorno, non occorrevano parole, era chiaro che l’insonnia aveva avuto il sopravvento, d’altronde capita a tutti quando si dorme in un posto nuovo .Questa fu la mia prima giustificazione ma tali “notti bianche” si ripeterono per una settimana ,sortendo in me l’effetto di una zombie durante il giorno. Alla fine dovetti convincermi e, malvolentieri, accettare che non si trattava solo d’insonnia… anche di solitudine e di desiderio di dormire con me!
alt“Come?” esplosi, stupita e stizzita, tra me e me “Già inizia con le subdole avance”. Però, ripensandoci, faceva piacere anche a me! Mi faceva sentire desiderata , inoltre sarebbe stato bello vedere chiudere i suoi occhi o lasciarsi cullare dall’idea che qualcuno avrebbe visto declinare i miei … che situazione romantica!
E dopo qualche tentativo di mediazione, anche per non assecondare subito i suoi “slanci”e per non passare, io, come tipa che si lascia intenerire e subito cede, si arrivò a questa soluzione:
Si doveva provare a dormire nella stessa stanza! Il sonno è essenziale e rigenerante per tutti e non possono passarsi le notti in balia dell’angoscia e della solitudine, si interloquì su questi “costruttivi”(erano le tre di notte!) argomenti.
Gli ospiti vanno fatti sentire a proprio agio, cercando di offrire sempre il massimo confort, quindi, non potevo essere scorbutica e , in fondo, non volevo esserlo!
Conciliare, però, le nostre abitudini notturne fu piuttosto difficile; io ho il “moto perpetuo”, sono solita girarmi e rigirarmi nel letto centinaia di volte durante una notte e ciò era continua occasione , per il mio ospite, di occhi sgranati e di tentativi , a volte riusciti, di solletico e trabocchetti vari che , di certo , a quell’ora, non gradivo… “ma mai si abbandona a morfeo?” Pensai , irritata e sonnacchiosa più di una volta.
Assodato: l’ospite non aveva assolutamente un buon rapporto col sonno!
Dopo un paio di notti di “circo equestre”, movimentate e sonore, scandite da risatine soffocate, la decisione migliore fu quella di ritornare alle stanze , rigorosamente, separate. Ciò non fu immediatamente ben accolto per le solite ragioni, non mancarono le celate proposte di stare “tutti assieme appassionatamente”. “Eh no! Stavolta non mi corrompi!” Dissi tra me “un po’ di privacy equilibrerà il rapporto”. E in effetti non mi sbagliavo.
Ogni mattina, mettevo piede giù dal letto e in sincronia perfetta il mio ospite si destava pure e , anticipandomi, mi accoglieva in soggiorno con un dolcissimo e pimpante buon giorno stampato sul volto radioso .
” Buon dì” con voce intorpidita rispondevo, poi carburavo un pò e proponevo di far colazione… ognuno la sua colazione! Io optavo sempre per un thè fresco e qualche biscotto di qualsiasi tipo, l’ospite preferiva il solito bricco di latte e cereali, sempre della stessa marca… de gustibus!
Abitudini precise e soliti rituali, man mano, iniziavano a scandire la nostra convivenza.
Anche a chiamarci a bassissima voce, ci sentivamo ovunque fossimo per casa,; non potevano mancare la nostra boccata d’aria quotidiana in terrazza, anche in pieno inverno, la nostra chiacchieratina mentre mi sistemavo davanti allo specchio e i miei commenti dinanzi alle sue abluzioni per nulla riservate. Certo, pulire e mantenere puliti gli ambienti, prerogativa essenziale di ogni convivenza, fu ardua impresa, mi vien proprio da scrivere “ognunu è pulitu a modu sò!”,infine, però, arrivammo ad un accordo: io ero l’addetta alle pulizie e ” occhioni ambrati” si sarebbe occupato di altro.
In effetti aveva un gran da fare con me. Mi faceva da confidente in tante occasioni e da spalla su cui piangere, mi riportava alla realtà, tutte le volte in cui, codici e libri mi facevano perdere la cognizione del tempo ma…”driin…driin…è l’ora del break!” e addirittura era il mio personal trainer, adeguatamente intransigente dato che sono una pigrona in quanto a movimento! Talvolta ,infatti, ci si fiondava come matti a rincorrersi per le scale, sei rampe a scendere e sei a salire, e mi batteva sempre.
In quanto a relax eravamo degli esperti, reciprocamente antistress, coccoloni sempre al momento giusto e nella giusta misura, infatti, varcata una certa soglia io non gradivo più le effusioni e il mio ospite la stessa cosa . Con uno strano magnetismo, tensioni e ansie fluivano dall’uno all’altro, ci elettrizzavamo entrambi a volte, e in questi casi era meglio starsene lontani un po’ e ripristinare ognuno la sua calma.
Non dimenticherò mai il primo Natale assieme. Ad addobbare l’abete ero solo io mentre un supervisore controllava ,attento e incuriosito, come posizionavo palline , fili dorati e lucine .
Completato il lavoro , lo guardai a distanza “bello!?!” Mi complimentai con me stessa e, allo stesso tempo, chiesi conferma. Fiera accesi le lucine . Il mio ospite non proferì parola, si avvicinò al mio capolavoro , iniziò a giocherellare con alcuni decori penzolanti e manifestò una certa disapprovazione per quelle lucine gialle che si rincorrevano velocemente tra i rami. Gli facevano girare la testa!
Alquanto spazientita, allora, mi allontanai verso un’altra stanza quando, all’improvviso, sentii uno strano tintinnio e poi rumore di cocci; trattenni il respiro per un paio di secondi, era chiaro nella mia immaginazione cosa fosse successo e, furibonda, tornai in soggiorno.
Qui trovai la torre di Pisa!
Il mio ospite, maldestramente, toccando quei ninnoli appesi qua e là, si era sbilanciato troppo sull’abete facendolo inclinare tutto da un lato e facendo cadere gran parte degli addobbi che ora giacevano in pezzi mentre, i più fortunati, erano rotolati, disordinatamente, in tutta la stanza.
Mi abbandonai sul divano, nessuno osò fiatare… silenzio solenne….
“La torre di Pisa!” pensai ad alta voce e sbottai a ridere. Quei suoi mesti occhioni si illuminarono.
Da quel Natale sono trascorsi più di tre anni, l’ospite è ormai uno di famiglia.
Non manca occasione per stupirmi.
Ricordo che una sera, dopo un’intensa giornata, tornai a casa sfinita, aprii il portone, un silenzio angosciante mi diede il benvenuto. Salii le scale in un crescendo di tristezza e sconforto, a casa non avrei trovato nessuno. Rampa dopo rampa avvertivo tutto troppo immobile e inanimato, sentivo solo il vento e una pioggerellina battente sui vetri.
Visto che non sono affatto una buona compagna di me stessa, mi si prospettava una serata più pesante della giornata appena conclusasi, ahimè!
Lenta nei movimenti, arrivai sul mio pianerottolo, mi feci coraggio per affrontare il
nemico-solitudine e inserii la chiave nella serratura, aprii e davanti a me, a braccia aperte trovai il mio “amore”, ora posso ben dirlo, fu “amore”a prima vista quel settembre! Mi regalò un sorriso e un calore che cancellarono il grigiore che mi incupiva da quando avevo messo piede giù all’ingresso, ci tuffammo sul morbido divano del soggiorno e… iniziarono grattini e coccole…
La serata fu molto soft e rilassante, abbiamo parlato un po’ e poi, sdraiati vicini vicini sul divano, abbiamo guardato la tv…anzi, io ho guardato la tv, il mio “amore”a prima vista crollò in un sonno beato, le mie carezze erano state soporifere!
Quando fu ora di andare a dormire, gli feci il solletico sul pancino e “dai si va a nanna” dissi.
Balzò giù dal divano prima di me e si piazzò sul suo tappeto preferito…e zac-zac-zac-zac…”nooooooooooo” gridai “no Pippi quante volte devo dirti che gli artigli non vanno affilati sul tappeto”. Mi diede un’occhiata furbetta e da lì passò alla tenda in pizzo, era il suo turno! Si afferrò alla tenda e cominciò a dondolarsi come se fosse una liana.
Che tosta la mia gatta! Negli anni si è molto umanizzata ma l’istinto felino è rimasto e, quatta quatta, qualche monelleria la combina sempre.
Fu “amore” a prima vista tra noi e ,come in ogni amore ,si dà e si riceve.
La mia Pippi è… grinta, indipendenza, tenerezza, prudenza, destrezza, capacità di scegliere il meglio per sé…
Tutti, forse, dovremmo essere un po’ gatto!

Mariolina Spalanca

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