“Adotta un gruppo folkloristico abbandonato”

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La Sagra del Mandorlo e le incomprensibili disfunzioni organizzative. Sui social network si scatenano i commenti e qualcuno lancia la “Campagna contro l’abbandono dei gruppi”

altFosse stata una commedia, questo sarebbe stato il momento comico, esilarante, che avrebbe scatenato il pubblico in commenti divertiti e risate. In una piantagione di patate, questo sarebbe stato il momento della gramigna, così difficile da estirpare e così radicata e infestante da germogliare spontaneamente mandando all’aria ogni programma. La Sagra del Mandorlo in fiore per visitatori e gruppi folkloristici ha avuto inizio come sempre, la prima settimana del mese di febbraio, in modo inconscio, impulsivo, naturale. Come il primo vagito di un neonato, come l’amore materno, come l’istinto di autoconservazione.

E ciò è avvenuto nonostante le teorie fantasiose e assai intempestive di un prolungamento forzato, concentrato nei week end fino al mese di marzo, allo scopo di offrire momenti di spettacolo, del tutto sganciati dal contesto della tradizione e conditi da flash di folklore. L’innovazione e, per molti versi, la trascendenza di un Festival del folklore, alterato nella sua natura e presentato a fine gennaio, si scontra, infatti, con la realtà di un clima festaiolo e folkloristico smodato e irrefrenabile, proprio come la gramigna nel campo o come una gag nel bel mezzo di uno spettacolo teatrale. La situazione pare sfuggita di mano agli organizzatori ed è così partita la Sagra parallela, quella clandestina e simultanea, che reclama un suo diritto ad esistere per colpa di inviti ufficiali partiti in tempo utile, per rettifiche di data giunte invece in ritardo, per biglietti già acquistati a carico dei gruppi e non rimborsabili, per ferie non retribuite già programmate, per tante di quelle ragioni da vendere che motiverebbero più di un incidente diplomatico. Come non sorridere quando un gruppo di piccoli giapponesi con rispettivi accompagnatori presume di esibirsi al Festival dei Bambini del Mondo (ora programmato dal 6 marzo) e si ritrova da solo, nell’incerto di un non programma, dirottato nelle scuole della provincia? O quando il gruppo della Lettonia, dopo una sfilata solitaria per le vie del centro, porta i suoi saluti al sindaco Marco Zambuto e improvvisa una performance davanti al Palazzo di Città? Come non suscitare l’ilarità del pubblico di facebook, all’annuncio del prossimo arrivo ad Agrigento dei gruppi del Kosovo e della Bulgaria? O quando gli organizzatori si affrettano a rettificare che si tratta di “altri” gruppi, invitati da persone “altre”? E quando il sindaco si dice pronto a denunciare chi ha commesso l’abuso di utilizzare la carta intestata del Comune per invitare tali gruppi, mentre si è pronti a giurare che in presenza di testimoni sia stato proprio lui a dare il via libera? Agrigento in pieno febbraio accoglie visitatori negli alberghi e gruppi folkloristici per la Sagra che non c’è. Il Movimento 5 Stelle con l’imprenditore Fabrizio La Gaipa accoglie la Lettonia per “riparare alla magra figura” e gli altri gruppi? La Bulgaria chiede lumi all’ambasciata, i giapponesini continuano a girare a vuoto, e intanto sta per arrivare il Kosovo: insomma in fondo la Sagra c’è, ma non si vede. O si vede, ma di fatto non c’è. Così, nella città che ogni volta scomoda Pirandello per definire la propria insulsaggine come “pirandelliana”, la fantasia dei social network ha dato vita alla “Campagna nazionale contro l’abbandono dei gruppi folkloristici” con un suo preciso slogan: “Adotta un gruppo folkloristico abbandonato”. Tra i commenti i “trunzi di mala figura”, “cu pija un turcu è so”, “sagra affidata a nuddu”, un Michele Misseri da Avetrana che annuncia “ho stato io a invitare i gruppi”, nonché l’inevitabile “sinnannaghirituttiacasa” e un post color su “La città A-vocazione turistica colpisce ancora”. E come se non bastasse tutto questo, la pioggia giunge inesorabile, quasi che anche il cielo volesse ridere con le lacrime, ridere per non piangere davvero: un classico di tutti gli anni, che ci rammenta come sulla Sagra del Mandorlo in fiore si abbattono sempre valanghe di polemiche su errori, pressappochismo, ritardi, palesi incapacità organizzative, assenza di strategia di marketing e di comunicazione. La Sagra del Gattopardo cambia tutto per non cambiare nulla, non modifica la sua sostanza e manca puntualmente i suoi obiettivi.

Anna Maria Scicolone

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