Pupi di zucchero contro zucche vuote. Chi vince?

|




HALLOWEEN O NO? Scontro di civiltà in Sicilia. Carlo Barbieri racconta le feste di ieri e di oggi

Premessa per i non Siciliani: la sicilianissima “Festa dei Morti” coincide con il 2 Novembre. È, o forse è meglio dire “era”, una ricorrenza durante la quale quando ero piccolo in tutte le case la mattina si scatenava la caccia, da parte dei bambini appena alzati, eccitati e felici, ai tradizionali pupi di zucchero e ai giocattoli “portati dai morti”.

Pupi di zucchero

Pupi di zucchero

I regali, accompagnati da affettuosi bigliettini da parte dei nonni, bisnonni e zii che non c’erano più, erano stati nascosti sotto i mobili dai genitori e dagli eventuali nonni ancora in vita durante la notte, mentre i bambini erano a letto a sognare l’indomani. La giornata del 2 trascorreva poi fra “Chi ti purtaru a tia i morti?” e “Che t’hanno portato i morti?”  urlati in tutti i quartieri per strada, per le scale e da un balcone all’altro, mentre nelle case i grandi, rintronati dai botti di revolver maneggiati da piccoli Pecos Bill, cercavano disperatamente di evitare macchinette e trenini che correvano dappertutto.

Halloween invece non ha bisogno di spiegazioni, la conosciamo tutti: un pizzico di horror a base di zucche sghignazzanti e streghe,  “dolcetto scherzetto” eccetera.

Le due feste hanno perciò in comune il periodo, i soldi spesi in regali e l’allegria dei bambini. Nient’altro.

E anche quest’anno, come ogni anno da qualche tempo, emergono in Sicilia due schieramenti che si fronteggiano: quello dei Pupidizuccheristi e quello degli Zucchisti. Il primo, sempre meno numeroso e piuttosto biancocapelluto, anche se rinforzato da uno sparuto gruppetto di giovani, fa il tifo per la tradizionale, nostrana Festa dei Morti; l’altro per l’importata Halloween. Io ho tentato di tirare le somme nel modo più obiettivo possibile, anche se il mio cuore è per il primo.

Tutte le opinioni che ho sentito – variegate, spesso decise e qualche volta fondamentaliste – sono interessanti e costituiscono materiale su cui riflettere. Solo alcune argomentazioni mi sono rimaste del tutto inaccettabili, come quella secondo la quale chi come me difende una propria tradizione sarebbe automaticamente “allergico ad altre culture ed etnie”. Bum.

Zucca di Halloween

Zucca di Halloween

Non mi pare proprio che il proteggere le proprie tradizioni equivalga a rifiutare o, peggio, disprezzare quelle degli altri; chi lo fa è affetto da una patologia estranea alla mentalità siciliana, che in questo è decisamente più aperta di altre. Apertura di cui Lampedusa è, nel suo grande, prova; come lo sono io stesso nel mio piccolissimo. Durante i miei complessivi otto anni vissuti in paesi islamici ho scambiato infatti inviti con amici musulmani per le rispettive feste tradizionali, e sono stato per loro un ospite gradito e pieno di domande come lo sono stati loro in casa mia. Altro che allergia.

Tornando alle tante opinioni di cui ho letto, mi è piaciuta molto, in particolare, la frase di un amico, Lorenzo Rocca: “La cultura non é un fossile, é un albero che si radica nel passato per dare i frutti nel futuro”. E’ una frase molto bella che stimola riflessioni… arboree. La nostra cultura è un albero che si sviluppa attingendo nutrimento dalle proprie radici, o un albero dalle radici tagliate? Un albero che accoglie nuovi innesti o i cui rami vengono brutalmente tagliati via per essere sostituiti da altri totalmente estranei?

E comunque, se “dai frutti si giudica l’albero”… beh allora forse potremmo avere ragione tutti, Zucchisti e Pupidizuccheristi: dipende da ciò che ciascuno di noi ritiene “frutto di valore”. Per quelli per i quali il valore è il divertimento dei bambini, la festa tradizionale e quella importata si equivalgono. Per quelli invece che ritengono che il mantenere un gioioso ponte ideale con chi ci ha preceduto su questa terra sia un valore, la sostituzione è una perdita secca.

E comunque sono solo chiacchiere, “discursi di cafè”: la vera guerra fra Pupidizuccheristi e Zucchisti, amici miei, è finita. Lo vedete da voi, sopravvive solo qualche battaglia isolata: anche i tradizionalisti più convinti hanno capito ormai che Halloween non poteva non prevalere, per una semplice questione di cultura dominante che mette in campo agguerritissime e meravigliosamente condotte operazioni di marketing, particolarmente efficaci perché veicolate attraverso il Punto Debole Nazionale, i bambini. Albero di Natale contro Presepe, Coca Cola e Sprite contro Gazzosa, Topolino contro il Corriere dei Piccoli, di esempi ne possiamo trovare tanti.

Agli ultimi, meravigliosamente eroici Pupidizuccheristi mi sento di dire di lasciar perdere, non si fermano le valanghe con il proprio corpo.

Agli Zucchisti dico invece che hanno stravinto. Certo, hanno stravinto… sempre che fra venti o trent’anni non cominci a dispiacergli l’idea che i pronipoti siano destinati a non sapere nulla di loro, neanche il nome. In compenso gli sarà risparmiata, agli Zucchisti, l’onta della fotografia ingiallita confusa fra mille altre al mercato delle pulci: sarà stata cancellata dall’hard disk di qualche computer già da tempo.

 

Altri articoli della stessa

3 Responses to Pupi di zucchero contro zucche vuote. Chi vince?

  1. Roberto Salvo Rispondi

    30 ottobre 2014 a 9:44

    Credo sia impossibile cancellare i ricordi, belli o brutti che siano, imbarazzanti o indesiderati; inesorabilmente riempiono la nostra vita. Penso che ci voglia più energia per sforzarsi di mantenere in vita il passato, piuttosto che accettare la sua fine e inoltrarsi nell’ebbrezza del nuovo.

    Ma oggi voglio essere ottimista con tutte le mie forze e dedicare agli “zucchisti” questa bellisima poesia di Brown.

    Ti auguro la felicità di dimenticare il passato
    e di trovare nuovi inizi.
    Ti auguro la felicità delle idee,
    l’eccitamento della ragione,
    il trionfo della conoscenza,
    lo schiarirsi della vista,
    l’acuirsi dell’udito,
    il protendersi verso nuove scoperte,
    il trarre piacere dal passato così come dal presente.
    Ti auguro la gioia della creatività.
    Ti auguro felicità…
    ma non la felicità che si ottiene chiudendo fuori il mondo.
    Nemmeno quella di rinnegare il tuo sogno per amor di agiatezza.
    Ti auguro la felicità di fare quello che fai nel migliore dei modi.
    Di correre il rischio di tentare, di correre il rischio di
    dare, di correre il rischio d’amare.
    Tratta la felicità con gentilezza:
    è un prestito.
    ~Ti auguro – Pam Brown

  2. Carlo Barbieri Rispondi

    30 ottobre 2014 a 12:35

    Caro Roberto, grazie per il tuo intervento. Ho apprezzato molto la poesia, con cui sono d’accordo per tre quarti. I tre che mi piacciono sono quelli di mezzo.
    Il… quarto con cui non concordo è compreso nei due punti che sostiene: il primo, che la felicità consista nel “dimenticare un passato e trovare nuovi inizi”. Io sono per trovare nuovi inizi senza dimenticare il passato; sono convinto che la “costruzione del tempo” somigli a quella di un fabbricato in cui, quando si aggiungono piani, non è una bella idea eliminare quelli di sotto :).
    Il concetto è ripreso dalla poesia quando augura la felicità… “ma non quella di chiudere fuori il mondo”. Certo che non va chiuso fuori il mondo, scherziamo. Ma detto così sembra, ancora una volta, che lui veda un dualismo inconciliabile: o con il passato, o con il futuro.
    Non è così: Io – perdonami se cito me stesso come esempio, ma sono la persona con cui convivo da una vita – sono un pupodizuccherista, ma sono sempre stato e rimango un curioso insaziabile. Esploro sempre cose nuove, ma poi non le accetto tutte solo “in quanto nuove”.
    Voglio rimanere in tema di auguri, e ne condivido con te uno particolarmente interessante:
    “Non ti auguro di ottenere tutto ciò che riesci a desiderare, ma di riuscire ad apprezzare veramente tutto quello che hai già”. Un augurio bellissimo, ma che – lo dico subito – qualcuno potrebbe interpretare come un invito a voltare le spalle alle novità. Non vuole esserlo, eeh? Un caro saluto.

    • Roberto Salvo Rispondi

      30 ottobre 2014 a 17:16

      E’ inutile dirti che sono pienamente d’accordo. Carissimi saluti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *