Psyco-maturità. “Beh, sì, no, non so. Bene, passiamo a un’altra materia?”

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GLI ESAMI NON FINISCONO MAI. Angela Mancuso, insegnante e scrittrice, ci propone alcuni brevi dialoghi degli esami di maturità. Scene dai colloqui tra candidati e commissari. Un bestiario di straordinario umorismo.

Un'immagine del film "La notte prima degli esami"

Un’immagine del film “La notte prima degli esami”

Le avventure del Commissario agli Esami di Stato iniziano una calda mattina di Giugno.

Il primo giorno è quello dell’insediamento della Commissione,  nel senso che dopo le strette di mano, i sorrisi e un primo scambio di informazioni personali la Commissione si siede per esaminare fascicoli, tabelloni, programmi,  Documenti del 15 Maggio, firmare dichiarazioni, annotare, verbalizzare, calendarizzare.

I componenti della Commissione sono belli e simpatici. I Commissari interni giovanissimi e ancora alle prese coi corsi, i concorsi, i ricorsi,  i soccorsi e  tutto ciò che potrà servir loro per ottenere un giorno la tanto agognata immissione in ruolo.

Il Commissario è allegro e fiducioso e si prepara a vivere con serenità e buoni propositi la sua ennesima esperienza di questo tipo.

Due giorni dopo si entra nel vivo con la somministrazione della PRIMA PROVA. Si usa proprio questo verbo, somministrare, perché la scuola è una clinica ospedaliera, i ragazzi pazienti da guarire e riabilitare, i professori medici specialisti che somministrano compiti come compresse o supposte in attesa di valutare la reazione didattica e stabilire diagnosi e prognosi.

E poi arrivano loro, i candidati, i maturandi, cioè  coloro che stanno per maturarsi. Almeno sulla carta. E arrivano divisi un due gruppi. Da una parte quelli sfatti, distrutti, pallidi e con vistose occhiaie. Quelli della “notte prima degli esami notte di polizia certo qualcuno te lo sei portato via”. Sospirano, tremano,  guardano con occhioni da cerbiatto smarrito e il Commissario sorride bonariamente e paternamente cercando di far capire loro ch’egli è una persona buona e comprensiva e che comunque  non potrà ricorrere né alle pene corporali né a quelle capitali perché purtroppo  la legge non glielo permette.

Poi c’è il gruppo di quelli allegri e disinvolti, aria strafottente e sorriso stampato in faccia. L’acqua li bagna e il vento li asciuga. Comunque vada, sarà un successo.

Il Commissario sorride bonariamente e paternamente perché ritiene che essi abbiano capito tutto della vita.

Prima di distribuire le fotocopie con il testo della prova ministeriale (otto pagine di tracce e documenti che solo per leggerle ci vogliono due ore) si procede al “sequestro” dei telefonini. Ufficialmente viene definita “consegna spontanea da parte dei candidati di apparecchi telefonici e strumenti tecnologici di cui siano in possesso in quel momento”.

Il Commissario passa tra i banchi con uno scatolone in mano nel quale finiscono cellulari di terzultima generazione, cioè quelli di mamme, nonne e bisnonne.

I potentissimi smartphone dalle funzionalità  futuristiche e avveniristiche  sono stati opportunamente cuciti e trapuntati sulla pelle.

Il Commissario sorride bonariamente e paternamente, facendo capire loro ch’egli sa, che è uomo di mondo, e che saprà scoprire e doverosamente punire.

La Prova viene distribuita, letta, illustrata, spiegata e i candidati hanno a disposizione sei ore.

Durante queste sei ore il Commissario viene chiamato due milioni e settecentomila volte, consultato ogni tre secondi, seviziato e torturato nei modi più brutali, richiesto delle spiegazioni più assurde  e sconvolgenti, costretto ad uno slalom continuo tra banchi e teste chine.

Si suda, si sospira, si scrive, si cancella, si riscrive, si consegna. La Prima prova è andata. Il Commissario si siede e sospira.

Il giorno dopo si riposa. Perché il mio Commissario è un Commissario di Italiano e Latino e la seconda prova è la prova di matematica e lui di matematica non ci capisce assolutamente nulla e si fa ancora i conti con le dita. Altri Commissari si occuperanno dei candidati, alleviando paternamente e bonariamente le loro pene.

L’ultima è la Terza Prova, una sorta di quizzone pluridisciplinare dove, data una domanda, occorre mettere una crocetta su quella che si ritiene la risposta giusta tra quattro proposte.

I colli si allungano, gli occhi sorvolano l’aula per posarsi sul compito di quello bravo, le bocche sussurrano numeri e lettere dell’alfabeto. Anche questa è andata.

I Commissari adesso sono soli. Inizia la battaglia più ardua, la correzione degli elaborati.

Il mio Commissario guarda gli elaborati di Italiano pregno di speranza e di buona volontà, e affiancato da altri due Commissari inizia a leggere ad alta voce il primo compito.

Ahi, quanto a dir qual’ era è cosa dura!

Una selva selvaggia di frasi contorte e sconnesse, un guazzabuglio di pensieri rotti e disarticolati, un brodo primordiale di “a” senz’acca ed “e” senz’accento.

Il Commissario termina la lettura e rimane così, fermo, immobile, sospeso. Il viso si sbianca, le labbra si scolorano. Le funzioni vitali smettono per un attimo di vitalizzarlo. Gli altri Commissari lo soccorrono. Chi porta un bicchiere d’acqua, chi lo sventaglia , chi gli regge il polso. Egli a poco a poco riprende colore e ritrova l’uso della parola. “Il voto mettetelo voi”, dice agli altri. E passa agli elaborati successivi.

A un certo punto della giornata da un’altra aula dove si correggono gli elaborati di matematica, sentono il Commissario ridere.

Sì, egli ride, proprio come il signor Anselmo. Quello di Pirandello. Quello che ogni notte  rideva nel sonno e la moglie, poverina, doveva scuoterlo con una strappata rabbiosa al braccio.

Ride, il mio Commissario, e la risata è liberatoria, catartica, purificatrice. E gli altri si precipitano incuriositi e vagamente preoccupati. Si interrogano forse sulla sanità  mentale del Commissario. Ma egli sta bene, sta bene, è sano e i pazzi sono gli altri.

Iniziano i colloqui ed è una sfilata di ragazzi agitati, smunti, imbarazzati, sudati, preparati, impreparati,  svegli, addormentati.

E in alcuni casi le loro risposte sono apoteosi di tale genialità comica che neanche quel Pirandello tanto amato dal mio Commissario avrebbe potuto mai scrivere.

Commissario: “Cos’è il D-Day?”

Candidato: “Il giorno dello sbarco in Normandia”

Commissario: “Benissimo. Sai dove si trova la Normandia?”

Candidato: “Ehm……LASSOPRA!”

Commissario: “Parliamo del pessimismo leopardiano”.

Candidato: “Sì. Dunque. Vediamo che Leopardi aveva molto pessimismo perché lo tenevano chiuso in una stanza e non poteva uscire e vedere nessuno e aveva solo una finestra per guardare fuori ed era molto giù di morale e pessimista”.

Commissario: “Puoi passare a un’altra materia”.

Commissario: “Parliamo dei Promessi sposi. Perché possiamo definirlo un romanzo  storico?”

Candidato: “Sì. Dunque. E’ un romanzo storico perché  parla di storia e racconta la storia di Renzo e Lucia che sono due ragazzi che vogliono sposarsi e c’è un prete che deve sposarli ma non li sposa perché i bravi di Don Rodrigo gli dicono di non sposarli però poi Don Rodrigo si converte e muore”.

Commissario: “Puoi passare a un’altra materia”.

Commissario (a candidato in ambasce): “Parlami di un argomento di Letteratura italiana a tua scelta”.

Candidato: “…………..”

Commissario: “Un autore qualsiasi fra quelli studiati quest’anno”.

Candidato: “Ehmmmm….veramente ho un ricordo VAGO”.

Commissario (illuminandosi tutto):”Perfetto! Parliamo della poetica del vago e dell’indefinito di Leopardi!”

Candidato (spegnendosi tutto):”Ehmmmm….non me la ricordo.”

Commissario:“Puoi passare a un’altra materia”.

Commissario:”Ricordi qualcosa della poetica diUgo Foscolo?”

Candidato: ‘Nzù!”

Commissario: “Di Giacomo Leopardi?”

Candidato: “‘Nzù!”

Commissario: “Qualcosa di Manzoni? Verga? Pascoli? Pirandello? Vasco Rossi? La fotosintesiclorofilliana????”

Candidato: “‘Nzu! “

Commissario: “E di cosa vuoi parlare?”

Candidato: “Posso passare a un’altra materia?”

Commissario: “Ricordi qualcosa su Alessandro Manzoni?”

Candidato: “Bene o male….”

Commissario: “Bene….o male???”

Candidato “Così così”.

Commissario: “Prego”

Candidato: “Allora, vediamo che Manzoni aveva una vera e propria ossessione per le sue opere, infatti l’opera più famosa che è I Promessi sposi ci mise venti anni per scriverla e lui dice che era andato a sciacquare i panni ad Arno ed è una metafora perché appunto vuole sciacquare i Promessi sposi…..”

Commissario: ” Hai studiato qualche altro argomento?”

Candidato: “Sì, Il Piacere di D’Annunzio”.

Commissario: “Prego”.

Candidato: “In quest’opera di D’annunzio vediamo che il protagonista è un uomo lussuoso che si lancia alla conquista di molte avventure….”

Commissario: “Passiamo al Latino”

Candidato:” Di Latino porto il Satyricon di Petronio”.

Commissario: “Prego”.

Candidato:” Il Satyricon è un’opera che rappresenta la lussurietà della classi pregiate dove ci sono due giovani che…”.

Commissario:”Puoi passare a un’altra materia”.

Candidato: “Geografia astronomica. I Terremoti. Dunque vediamo che quando i terremoti eruttano….”

Presidente:” Passiamo alla visione dei compiti”.

Sempre il Presidente: “I tuoi progetti dopo questo esame?”

Candidato: “Vorrei tentare Medicina”.

Angela Mancuso

Poi, in un giorno di Luglio caldo e assolato, il mio Commissario conclude finalmente  le sue avventure e le sue peregrinazioni fra le terre deserte, le lande desolate, i meandri inesplorati dello scibile pseudo-umano. Compiuti i doverosi e necessari adempimenti burocratici quali verbalizzazioni, compilazioni, annotazioni, benedizioni, elucubrazioni, demoralizzazioni, consultazioni, certificazioni, attribuzioni, ceralacchizzazioni e pubblicazioni, egli si congeda.

Prima di lasciarci, tuttavia, mi  prega di divulgare un elenco di gustosi neologismi tratti dagli elaborati dei candidati. Neologismi che si propongono all’attenzione dell’Accademia della Crusca perché li inserisca nella prossima edizione del Vocabolario.

Eccoli:-minoramente,-celebrissimo,-raffreddazione,-tifosatori,-tranquibilmente, sgombrazione,-contemplamento,

-lussurietà.

Letto, approvato e sottoscrtto, la seduta è tolta. Buone vacanze, Commissario mio!

 

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