Siamo pronti per parlare ancora all’Italia attraverso gli scritti di Sciascia?

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Oggi ricorre il ventottesimo anniversario della morte dello scrittore.

Leonardo Sciascia a Siviglia nel 1984 fotografato da Ferdinando Scianna

Ventott’anni sono tanti. Sono gli anni che ci separano da quel 20 novembre del 1989. Leonardo Sciascia lasciò questo pianeta sapendo che nel tempo le sue “constatazioni e contestazioni, suoneranno sempre più di verità”. Una verità aspra tant’è che ancor oggi rende i suoi libri attuali, come le pagine dell’Onorevole, la parabola scritta per il teatro al centro dell’interesse di tanti studenti che si ritrovano, oggi e domani, a Racalmuto, a casa di Leonardo Sciascia. A casa di Sciascia, si. Alla Fondazione a lui dedicata. Una casa della memoria, da dove metaforicamente e non solo inizia quel “viaggio” dentro la Regalpetra delle Parrocchie. Dentro questo paese che al suo figlio più illustre ha dedicato, in questi ultimi ventotto anni, una strada, una statua, un teatro all’aperto e le scuole.

Tanti di questi luoghi sono oggi inseriti – da poco, in realtà, il decreto è di due anni fa – nella Carta regionale dei luoghi della Memoria e dell’Identità siciliana, e fanno parte di quel percorso turistico più ampio che lega diversi paesi e città attraverso la strada degli scrittori.

Ma questi luoghi e questi percorsi hanno bisogno maggiore attenzione. Nel corso dell’ultima campagna elettorale, in Sicilia, ho sentito parlare poco di programmi. E pochissimo di metodi e soluzioni di sviluppo dei beni culturali legati a grandi figli dell’isola.

Fondazione L. Sciascia

Fondazione Sciascia (Foto di P. Tulumello)

Per questo oggi che ricorre il ventottesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia mi piacerebbe che il nuovo presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, inizi a programmare un’attenzione maggiore non solo per tentare di salvare i conti che non tornano della Sicilia, ma per dare respiro e sollievo ai luoghi letterari di quest’isola di carta, pensando un modo per coinvolgere le comunità che conservano la memoria di grandi scrittori come Sciascia. Iniziando, magari, a mettere assieme attorno ad un tavolo le istituzioni culturali siciliane che raccolgono l’eredità di questi scrittori.

Fra due anni sarà il trentesimo anniversario della morte di Sciascia. E un altro importante appuntamento ci attende, nel 2021: il centenario dalla nascita. Siamo pronti per parlare ancora all’Italia attraverso l’attualità degli scritti di Sciascia e la riscoperta dei luoghi d’ispirazione?

Sarebbe opportuno mettersi subito a lavoro, assieme, e fare in modo che a casa Sciascia, a Racalmuto quindi, le contestazioni e le constatazioni dello scrittore facciano ancora rumore e parlino all’Italia e al mondo.

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