Il presidente Musumeci tifava Agrigento. Perchè non continuare a farlo?

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AGRIGENTO. Entrata nella top ten delle dieci città finaliste, Agrigento è stata sorpassata da Parma come Capitale Italiana della Cultura nel 2020. Il presidente della Regione dice: “Agrigento meritava”. Ma Musumeci ha tre anni per far diventare Agrigento capitale siciliana della cultura. Basta volerlo

Ora si dicono tutti rammaricati, o quasi. Perfino chi prendeva in giro la candidatura di Agrigento postando su facebook i cumuli di immondizia (reali), il caos del traffico (reale), le strade sconnesse (reali) di una città per spiegare che mai e poi mai si poteva aspirare a diventare una Capitale culturale, adesso si dicono dispiaciuti per il sogno sfumato.

Tra quelli dispiaciuti c’è anche il presidente della Regione Nello Musumeci. “E’ una decisione che rispettiamo, ma non condividiamo – ha detto il governatore della Sicilia –  perché Agrigento è una città che rimane, per la Sicilia, fra i poli di attrazione turistica più importanti”.

Eppure il presidente Musumeci avrebbe la forza, il potere e le competenze per realizzare quel sogno che è durato lo spazio di alcuni mesi, cioè quello di diventare veramente una Capitale della cultura. Se non italiana, almeno siciliana.

Per farlo ci vorrebbero alcune cose sotto gli occhi di tutti: una lotta seria all’abusivismo edilizio, un piano dei trasporti affinchè Agrigento diventi raggiungibile e collegata a Palermo e Catania per strada e col treno, un intervento sulle annose questioni dei rifiuti e dell’acqua, una bonifica di alcuni tratti di costa, investimenti seri per il recupero e il restauro di alcuni monumenti, a partire da quella Cattedrale che è sempre lì lì sul punto di frenare a valle, chiusa e inagibile, un intervento che unisca risorse pubbliche e private per salvare il centro storico. Il resto, poi, verrà da sè.

E’ vero, sarebbe comunque troppo tardi per diventare Capitale Italiana della Cultura. Ma Agrigento potrebbe diventare una città vivibile, uscendo dall’abisso dell’essere capoluogo dell’ultima o la penultima provincia italiana (e in parte europea) per reddito e vivibilità. A quel punto magari sarebbe più facile ricandidarsi per qualche prossimo appuntamento, non solo per la bellezza della città dei morti (quella della Valla dei Templi), ma anche per la funzionalità della città dei vivi. E anche se questo non accadesse, anche se Agrigento non diventasse mai una Capitale, che male c’è a tentare di avere una città migliore?

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