Polemica sul Premio Racalmare. Sardo ad Agnello: “Le tue sono solo illazioni. Ma lo hai letto il libro?”

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POLEMICHE. Vigilia arroventata del premio Leonardo Sciascia-Racalmare. Il giurato Gaspare Agnello attacca Carmelo Sardo e il suo libro “Malerba“, finalista del premio. La replica di Carmelo Sardo, autore del romanzo scritto a quattro mani con Giuseppe Grassonelli. Domani venerdì 29 conferenza stampa di presentazione ai Giardini Reali di Palazzo dei Normanni a Palermo.

Ecco il botta e risposta tra Gaspare Agnello, giurato del premio Leonardo Sciascia e Carmelo Sardo. Agnello, dopo aver partecipato alla selezione della terna di finalisti (Caterina Chinnici con “E’ lieve il tuo bacio sulla fronte” pubblicato da Mondadori, Carmelo Sardo con “Malerba”, scritto con Giuseppe Grassonelli, pubblicato da Mondadori e Salvatore Falzone, autore di “Piccola Atene”, pubblicato da Barion), ha cambiato idea e si è dissociato dalla scelta del libro di Sardo con una nota polemica.  Ecco i documenti integrali.

 LA NOTA DI GASPARE AGNELLO

In questi ultimi mesi la mia vita è stata sconvolta dalla brutta malattia di mia moglie e quindi dalla sua fulminea morte per cui non sono stato in grado di dedicarmi intensamente alle mie letture e ho approvato la terna finalista al premio letterario Racalmare L. Sciascia 2014 senza avere letto i libri.

Gaspare Agnello

Gaspare Agnello

Per questo rimetto il mio mandato di componente della Giuria del premio nelle mani del Sindaco di Grotte Paolo Fantauzzo e questo lo faccio con molto dolore perché sono il decano del premio che ho contribuito a fondare con Pietro Agnello, Mario Gaziano e tutto il consiglio comunale del tempo e poi con Sciascia.

Detto questo voglio parlare di un libro della terna finalista di quest’anno e cioè di “Malerba” di Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli edito dalla casa editrice Mondadori che è stato lanciato sul mercato culturale siciliano con una pubblicità veramente assordante.

La prima cosa che voglio dire a coloro che mi leggono è che il libro non è di Carmelo Sardo ma solamente dell’ergastolano empedoclino Giuseppe Grassonelli e questo non lo affermo io ma lo stesso Grassonelli, che  a pagina 333 del suo libro, parlando del professore Giuseppe Ferraro che lo ha introdotto allo studio della filosofia  e quindi di legalità, afferma: “Sono stati tutti questi insegnamenti ad avermi spinto a scrivere la storia della mia vita. E adesso che l’ho scritto che ne faccio? La domanda restava a ballonzolare nell’incertezza. Me la trascinavo dietro per tutta la giornata, dal risveglio all’anticamera del sogno. Poi una sera sentii una voce provenire dal televisore: era il mio ‘agente segreto’!. Chiamavo così il giornalista locale che, quand’ero in Sicilia, mi informava di ciò che la polizia faceva e di come le mie azioni erano percepite all’esterno. Venticinque anni dopo il suo timbro era ancora inconfondibile. Allora in una tv locale, oggi in un tg nazionale. E’ stato più facile di quanto pensassi farlo contattare da mia sorella. Fargli arrivare il mio manoscritto e sperare che trovasse tempo e voglia di leggerlo.”

Così si combina l’incontro in carcere tra Sardo e Grassonelli che prende la sua carpetta con dentro il manoscritto, alcuni appunti, poesie, per consegnargliele e dare vita al libro che noi tutti oggi conosciamo che, a mio avviso, deve essere attribuito al solo autore che lo ha scritto e cioè a Grassonelli, magari con la scritta a margine “a cura di Carmelo Sardo.”

Se Grassonelli o la Mondadori hanno voluto un nome di “copertura” per lanciare l’operazione editoriale, avranno avuto le loro buone ragioni che il critico letterario non può assolutamente accettare.

Giuseppe Grassonelli

Giuseppe Grassonelli

Pare che anche Porto Empedocle, la patria di Grassonelli, non abbia gradito l’operazione tanto è vero che in quel centro il libro non è stato presentato e pare, ma non ne sono certo, che ci si sia trovati dinanzi a un rifiuto.

A questo punto si pone per me e per il mondo letterario in generale un problema di grande dimensione: è possibile che il libro del fondatore della “Stidda”,  come opera letteraria, partecipi a un premio intitolato a Leonardo Sciascia?

Lo stesso Grassonelli a pagina 111 cita Sciascia che dice: “L’unico modo per sconfiggere la mafia e l’humus che la tiene in vita ovvero la cultura mafiosa dell’anti-Stato è l’applicazione del diritto in quanto tale.”

In base a quanto scritto da Sciascia e sottolineato da Grassonelli l’ergastolano, in quanto tale, non avrebbe diritto di partecipare al premio Racalmare che, tra l’altro, ha avuto sempre connotazioni meridionalistiche e di antimafia come desiderava che fosse il suo fondatore Leonardo Sciascia.

Grassonelli incalza ancora scrivendo: “Con questo romanzo non intendo soddisfare soltanto la mia vanità. Non si tratta di mera serie di vicende che mescolano vendetta, paura, gioco d’azzardo, soldi, sesso e sparatorie.

C’è anche il desiderio di restituire qualcosa. D’ALTRONDE CHE COS’E’ LA LETTERATURA? NON E’ FORSE LA VOGLIA DI TRASMETTERE QUALCOSA?”

E Grassonelli si rivolge ai suoi lettori per dire “Ho ucciso uomini, mi sono macchiato di numerosi crimini e avrei continuato a commetterne se non mi avessero arrestato…”  “…Sono sempre stato, fin da ragazzino, un delinquente, ma paradossalmente non sapevo di esserlo. I carabinieri non rappresentavano per noi l’ordine costituito, ma dei nemici…”

“….Infine vorrei chiederti attento lettore: un uomo dopo vent’anni e più di detenzione può essere cambiato? Può essere una persona diversa? Non credi anche tu, come me che una persona debba essere valutata anche sul piano della variabilità del tempo interiore e non soltanto sul tempo esteriore? No, non ti sto chiedendo di perdonarmi. E’ impossibile che io possa chiedere di essere perdonato per il male che ho fatto. Nessuno potrebbe farlo. Ma mi chiedo: l’ordine sociale che non è capace di restituire alla società anche quel colpevole che si è macchiato di gravi reati e si è pentito può riconoscersi veramente democratico? So che ci vuole coraggio per accordarmi un permesso o la semilibertà. Le accuse e le condanne a mio carico sono pesanti. Lo so. Io stesso, forse, non l’avrei questo coraggio. Eppure lo Stato dovrebbe capire che io sono un altro uomo, non sono più un pericolo…se non lo sono, non è giusto che venga restituito alla collettività?…”

Giuseppe Grassonelli all'epoca del suo arresto

Giuseppe Grassonelli all’epoca del suo arresto

Rispondo subito a Grassonelli dicendo che sono perfettamente d’accordo con lui. Per una società che si dice cristiana e che accetta la resurrezione del Cristo morto, non è possibile che ci sia una pena che non consenta la rinascita, rinascita che avviene anche nel mito egizio di Iside e Osiride.

E poi l’ergastolo è contro la costituzione italiana che prevede la pena come mezzo di rieducazione.

E io sono uno di quelli che si associa al movimento contro l’ergastolo e l’ho scritto e l’ho detto in occasione della presentazione del bellissimo libro di Gaetano Savatteri “I ragazzi di Regalpetra” che rappresenta le stesse tematiche di quello di Grassonelli con un distinguo molto importante e cioè che il libro di Savatteri è stato scritto da Savatteri e che lo stiddaro Sole ha una personalità diversa del Grassonelli anche se ambedue si sono laureati in lettere e filosofia e tutti e due hanno intrapreso un processo di riabilitazione che, spero, li porti a un tipo di semilibertà che ridia loro speranza e fiducia nelle istituzioni e nell’umanità che non può e non deve essere vendicativa.

Tutto questo mi sta bene e io dichiaro espressamente che mi impegnerò con tutte le mie forze contro l’ergastolo e per la riabilitazione di tutti i detenuti anche di quelli come Grassonelli che, giuridicamente, non si è pentito,forse per non coinvolgere altri suoi amici.

Ma detto questo affermo subito che il libro di Grassonelli, anche se ha una struttura ben organizzata in cui si mescola con perizia e intelligenza crimine, baro e una dose sopportabile di sesso e che quindi può essere servito in un ristorante a quattro stelle, non può partecipare al premio Racalmare per tanti ordini di motivi.

Primo perché è scritto da un ergastolano che racconta la SUA verita’ che non può essere messa a confronto con la verità degli altri che da Grassonelli sono stati offesi e poi perché, anche se sono passati venti anni e più dai delitti di cui si parla, ci sono parti offese che ancora sentono sulle loro carni il dolore delle morti dei loro cari.

Poi perché nel libro c’è ancora un tentativo di voler giustificare il comportamento brutale e criminale del protagonista con l’esigenza di voler vendicare i propri parenti assassinati e di voler salvare la propria pelle da una morte sicura per mano dei mafiosi a lui contrapposti.

Nel libro non è spiegato il motivo per il quale la famiglia dell’autore-protagonista sia stata oggetto di una ferocia criminale così spietata, né tanto meno vengono illustrate le figure del caro e mitico nonno, del padre, maestro di carambola, degli zii.

Ci sorprende quanto scrive Carmelo Sardo nelle sue due paginette del libro: “Aveva solo vent’anni Giuseppe Grassonelli quando la vita lo consegnò a un irrimediabile e mostruoso destino. Vent’anni e vedersi sterminare l’ADORATO nonno, l’AMATO zio, un cugino cui era LEGATISSIMO e scoprire che vogliono morto anche lui. E non sapere chi sia il tuo nemico, né il perché di tutto quello.”

Troppo ingenuo ci sembra Carmelo Sardo a non cercare di capire cosa ci sia stato dietro quelle feroci e terribili azioni criminali che il nostro chiama molto candidamente azioni militari di una guerra di sopravvivenza e non di mafia.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, non credo che Sciascia, Consolo e Bufalino potessero essere felici di vedere accanto ai loro nomi, nell’albo dei vincitori del premio Racalmare, quello dell’ergastolano Giuseppe Grassonelli.

Per tutte queste ragioni e altre io mi dissocio dalla edizione del premio Racalmare 2014 significando che non presenzierò alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione e che non parteciperò alla serata conclusiva e quindi alle votazioni finali.

Carmelo Sardo, ove ne avesse titolo, potrebbe ritirare il libro dalla competizione che potrebbe avere una menzione della giuria per le problematiche importanti che solleva in relazione all’ergastolo, alla riabilitazione e alla redenzione.

Spero che Savatteri e Sardo vorranno comprendere le mie ragioni e non ne facciano un fatto personale. Io ho molta stima di loro, voglio tanto bene a Savatteri e ringrazio anche Sardo per la solidarietà che mi ha dato in questi giorni, ma la critica letteraria certe volte ha una brutta faccia che ti porta a dare giudizi che non vorresti esprimere e ad alienarti amicizie care e affettuose.

 

  Gaspare Agnello

 

LA REPLICA DI CARMELO SARDO

Carmelo Sardo

Carmelo Sardo

Caro Gaspare Agnello, ho letto con molta attenzione la sua “critica” a “Malerba” e la sua indignazione per il fatto che sia tra i finalisti del premio Racalmare. Mi creda, fosse stata solo una critica vera, non mi sarei mai permesso di scriverle. Se lo faccio, e in forma privata, è sol perché avverto il bisogno di provare a chiarire alcuni punti e restituire la verità ai fatti. Premesso che ognuno è libero di criticare come meglio crede un libro e io, per formazione e cultura, sono portato a dirla con Voltaire “non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirlo.”

Premesso questo, mi permetto di farle notare che un conto è criticare il contenuto di un libro, un altro è cedere a illazioni spinte probabilmente da pregiudizi che si sospettano quando lei scrive in testa del libro “lanciato sul mercato culturale siciliano con una pubblicità veramente assordante”.

Ecco, mi spieghi Agnello perché le appare assordante. Assordare (“stordire con rumore molesto”) è un verbo che anche metaforicamente indica fastidio. Pertanto deduco che lei si sia infastidito per tanta pubblicità. Ha sentito passare furgoni con altoparlanti sotto casa sua che annunciavano il libro? Le hanno citofonato a casa con insistenza venditori porta a porta a proporle il prodotto? Gli spot hanno interrotto la visione di un buon film? Mi spieghi, come ha fatto a infastidirla tanta pubblicità?

Ecco, vede, io credo che con questa valutazione iniziale una critica, per quanto rispettabile, è già fortemente indiziata di non essere serenamente imparziale. Detto questo, vengo alla questione che più mi preme. Con quale documentazione lei sostiene sic et simpliciter che “Malerba” è stato scritto solo da Giuseppe Grassonelli ? Come fa a dedurlo solo “leggendo” tra le righe? Ha forse letto il manoscritto originale di Grassonelli?

Vede Agnello, sarebbe bastato che me lo chiedesse e gliel’avrei spiegato come e perché il libro è firmato da me e da Grassonelli: semplicemente perché, le piaccia o no, è stato scritto a quattro mani. E non sto qui a dettagliarle il procedimento. Non perdo tempo a raccontarle che i manoscritti erano due- uno suo e uno mio scritto dopo i nostri colloqui in carcere- e che Mondadori ha preferito miscelarli e affidarmene la riscrittura. Che le dico a fare?! Pertanto, questa sua non è critica letteraria: si chiama illazione. E l’illazione può anche innescare meccanismi di tutela legale laddove si ravvisassero estremi di diffamazione. Tanto più che lei attribuisce a questo presunto motivo la mancata presentazione del libro a Porto Empedocle sconoscendo le vere ragioni che avrei potuto spiegarle -insisto- se me l’avesse chiesto.

Giuseppe Grassonelli con Carmelo Sardo ospiti di un convegno in carcere

Giuseppe Grassonelli con Carmelo Sardo ospiti di un convegno in carcere

Sulla sua indignazione per il fatto che un libro scritto da un ergastolano approdi in finale in un premio intitolato a Sciascia non mi pronuncio. Per fortuna, e ribadisco per fortuna non mia o di Grassonelli, ma della libera cultura di questo paese, altri non la pensano come lei. Moltissimi altri. Le voglio chiarire ancora una cosa. Se lei avesse letto bene “Malerba” non avrebbe scritto che “non è spiegato il motivo di tanta ferocia….”.

E’ spiegato fin troppo bene caro Agnello! Tanto che alla presentazione del libro al tempio di Giunone davanti a oltre 200 persone, il questore di Messina, Giuseppe Cucchiara, all’epoca capo della squadra mobile di Agrigento, profondo conoscitore di quei fatti, ha detto che leggendo “Malerba” ha capito molte più cose sulla guerra di mafia di quegli anni, rispetto a quelle riferite da fior di pentiti. Sorvolo infine sull’accostamento che lei fa tra Alfredo Sole e Giuseppe Grassonelli per “rimarcarne la differenza di personalità”(crede sia anche questa critica letteraria??) suggeritale da non meglio chiariti elementi di cui evidentemente dovrà essere in possesso.

Il suo ragionamento finale – scusi la spietata schiettezza- mi appare confuso e contraddittorio laddove da un lato si esprime nettamente a favore dell’abolizione dell’ergastolo e del recupero di chi ha sbagliato, dall’altro condanna senza appelli chi si fosse redento e scrivendo un libro venisse indicato tra i finalisti di un premio, bandendone la partecipazione e pertanto continuando a catalogare quell’uomo recuperato come il criminale che ha sbagliato e che di conseguenza merita di restare relegato nell’oblio.

Ma ha capito il messaggio finale di questo libro? Ma ha letto bene cosa dice Grassonelli alla fine? Lo vada a rileggere, ammesso che l’abbia fatto. Alla luce di queste considerazioni, se lei si è dissociato dal premio Racalmare e ha rimesso il suo mandato, rispetto la sua scelta, così come mi auguro lei rispetterà la mia di dissociarmi dalle sue “critiche” e dalle sue valutazioni.

Carmelo Sardo

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One Response to Polemica sul Premio Racalmare. Sardo ad Agnello: “Le tue sono solo illazioni. Ma lo hai letto il libro?”

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    29 agosto 2014 a 10:47

    Non ho il piacere di conoscere Gaspare Agnello, e Carmelo Sardo l’ho incontrato una sola volta a Licata in occasione della manifestazione LicataAutori a cui io stesso ho partecipato come autore; quindi penso di essere nelle condizioni migliori per tentare di essere obiettivo. Anch’io avevo rilevato, nella nota di Gaspare Agnello, quel “lanciato con una pubblicità veramente assordante” che denota un fastidio che non va d’accordo con una critica serena, ma avevo cercato di non farci caso; poi, proseguendo nella lettura, la sensazione che il giudizio fosse in qualche modo influenzato da preconcetti (certamente involontari) si è rafforzato. Gaspare Agnello indica il libro come parto esclusivo di Grassonelli, salvo poi a menzionare le “due paginette” di Carmelo Sardo (che non mi sembra, di nuovo, un modo sereno di riferirsi a uno scritto). Come e da chi sia stato scritto il libro, Sardo ce lo ha spiegato adesso nella sua risposta, e d’altra parte penso siamo tutti d’accordo che una laurea in Lettere, come quella conquistata da Grassonelli, non è condizione sufficiente per saper scrivere un bel libro. Circa il messaggio che manda Sardo, basta leggere Malerba: è un libro che nel trattare temi scottanti e porre interrogativi e problematiche – come quella dell’ergastolo ostativo, che ritengo essere una condanna a morte camuffata da pena detentiva – lo fa con il taglio di un bravo giornalista; ma non mi pare proprio che sia tenero con la mafia. Se ricordo bene è la storia di un ragazzo emigrato in Germania per lavorarci, che torna al suo paese e si trova in mezzo a una azione di mafia in cui gli uccidono parenti vicinissimi; apprende poi che vogliono uccidere anche lui e reagisce come chi in quell’humus, in cui in certe situazioni “non si va dai carabinieri”, è cresciuto: dando battaglia a sua volta. Lui, è vero, non si pente in ossequio al “codice d’onore” e lo Stato gli commina l’ergastolo ostativo: dovrà uscire dal carcere nella bara. Punto. Niente riabilitazione, niente permessi per alcun motivo. Da una parte un criminale per cui non si chiede certo simpatia, ma la cui deviazione ha forti origini ambientali; dall’altra uno Stato che nel non consentire neanche un permesso in occasione della morte di un congiunto forse si comporta in modo disumano. A me sembra un tema molto interessante, e il libro – che mi pare proprio di Carmelo Sardo e non dell’ergastolano Grassonelli – merita di essere valutato e, se è migliore degli altri, premiato. Un’ultima cosa: Gaspare Agnello dichiara che intende impegnarsi con tutte le sue forze contro l’ergastolo. Mi pare Carmelo Sardo lo faccia già. Su questo terreno potrebbero “incontrarsi”. Cordiali saluti.

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