Ora lo piangono, ma pochi mesi fa lo avevano costretto ad andare via da Agrigento. L’ultima intervista di Enzo Lauretta, carica di amarezza

|




L’ultima intervista. Pochi mesi fa, il 22 novembre del 2013 il professor Enzo Lauretta rispondeva alle domande di Anna Maria Scicolone. E spiegava con amarezza: “Ecco perchè ho dovuto spostare a Terrasini, dopo 50 anni, il Convegno di Studi Pirandelliani. Ritornare ad Agrigento? Intanto vediamo se ce lo chiedono, poi ne riparliamo. Già pronto comunque il Convegno del prossimo anno. Anche se non so dove lo farò”

Adesso sono in molti a piangere per la scomparsa di Enzo Lauretta, scrittore e intellettuale che ha dedicato alla sua vita agli studi pirandelliani. Ma molti dimenticano che meno di un anno fa, il professor Lauretta era stato costretto a organizzare per la prima volta, dopo cinquant’anni, il suo Convegno di studi pirandelliani a Terrasini, perchè ad Agrigento non aveva trovato il sostegno del Comune per la sua iniziativa. Ad Anna Maria Scicolone, al termine di una conferenza stampa, Lauretta aveva confessato la sua amarezza. Riproponiamo quel colloquio, che racconta non solo la delusione del professore, morto la scorsa notte, ma anche la sua tenacia nel voler realizzare le cose.

Enzo Lauretta

Enzo Lauretta (Foto da Grandangolo)

Una vergogna per Agrigento passata quasi sotto silenzio. Il Convegno di Studi Pirandelliani si sposta a Città del Mare, a Terrasini: 800 persone per quattro giorni, dal 4 al 7 dicembre, porteranno beneficio a Palermo e alla sua immagine, saranno accolti dal sindaco Leoluca Orlando, che ha concesso loro per il momento conclusivo il Teatro Biondo, e torneranno a casa con il ricordo di un evento di altissimo valore culturale, dedicato a Luigi Pirandello, ma celebrato lontanissimo dalla sua Casa Natale.

È uno di quei paradossi di Sicilia, che evidenzia soprattutto la grave cecità di amministratori che, a tutti i livelli, non hanno saputo difendere una tradizione, dagli indubbi benefici economici e culturali. Abbiamo incontrato lo scrittore Enzo Lauretta, presidente del Centro Nazionale di Studi Pirandelliani, al termine di una conferenza stampa, che si è tenuta oggi al Teatro della Posta Vecchia, per spiegare le ragioni sottese alla scelta dolorosa di far “emigrare” il Convegno, giunto ormai alla sua cinquantesima edizione. Il motivo: il Comune non è riuscito a trovare i fondi necessari all’adeguamento del ‘certificato prevenzione incendi’ per far riaprire il Palacongressi; dunque la città non ha una struttura idonea ad ospitare un così gran numero di convegnisti.

Professor Lauretta, come sono stati trovati quest’anno i fondi per il Convegno?

Enzo Lauretta (foto Grandangolo)

Enzo Lauretta (foto Grandangolo)

“Siamo stati costretti ad operare tagli drastici: non avevamo più a disposizione i fondi del Turismo e dei Beni Culturali, circa 100 mila euro. Alla Regione Siciliana, la “tabella H” è stata annullata e siamo ancora in attesa di conoscere l’esito del bando, al quale abbiamo partecipato, che dovrà distribuire le poche risorse disponibili: il nostro Convegno esiste da prima della “tabella H”, pertanto nutriamo la speranza di non essere tagliati fuori. Non godiamo ad oggi di un solo euro di contributo da parte di alcuno: il Comune di Agrigento, soprattutto, non ci ha dato nulla: ci concedeva ogni anno 15-20 mila euro; nel 2011 tale somma era scesa a 11 mila euro”.

 E’ vero che questi fondi venivano spesi interamente per il Palacongressi?

“Certamente. Al Palacongressi si spendevano circa 6 mila euro per i Vigili del Fuoco, 3 mila per le spese di pulizia e di custodia, e se si aggiungono i costi per l’amplificazione e per le guide turistiche è chiaro che arrivavamo a sostenere la somma di circa 20 mila euro. Andando a Città del Mare queste spese non dovremo più sostenerle. Tanto più che le guide ci vengono fornite dall’Istituto per il Turismo di Erice, che accompagnerà i ragazzi anche a Segesta, e dall’Istituto Marco Polo di Palermo che farà da cicerone nel capoluogo siciliano. Città del Mare ci ha offerto un contributo di circa 15 mila euro. Inoltre gli studenti che partecipano al convegno acquistano un tesserino, che consente loro l’iscrizione, la partecipazione alle gite e tutti i transfer necessari. In totale arriveremo a circa 30 mila euro. Per il Convegno ne abbiamo bisogno altri 30 mila per i quali attendiamo la decisione da parte della Regione Siciliana. Ma noi non potevamo rinunciare al Convegno. Eravamo disposti a realizzarlo comunque, anche assumendoci l’onere, qualora ce ne fosse stato bisogno, tra i soci del Centro studi Pirandelliani”.

Il Giubileo del Convegno viene celebrato lontano da Agrigento: un evento

Enzo Lauretta (foto Agrigento Oggi. it)

Enzo Lauretta (foto Agrigento Oggi. it)

doloroso, di lutto per la città. Il primo intoppo c’era stato già l’anno scorso con la chiusura del Palacongressi. Allora, si optò per la soluzione del PalaMoncada … Ma quest’anno, che cosa è successo?

“L’anno scorso abbiamo potuto trovare una soluzione perché dovevamo attivare tre laboratori, con delle attività distinte, e li abbiamo spalmati in quattro alberghi. Ci siamo ritrovati tutti insieme nella fase conclusiva, solo un pomeriggio, al PalaMoncada di Porto Empedocle. Quest’anno non era possibile. Il Convegno prevede quattro giorni di lavori per 734 studenti e non c’è un luogo ad Agrigento capace di accogliere un così gran numero di persone. Anzi, abbiamo dovuto scoraggiare la partecipazione, perché quest’anno avrebbero voluto partecipare in 850 ed avremmo avuto problemi ad accoglierli anche a Città del Mare”.

Qual è stata la reazione da parte della città di Agrigento alla decisione di spostare dopo 50 anni il Convegno?

“Abbiamo ricevuto una serie di e-mail, il cui contenuto ho reso noto in conferenza stampa. Tutto questo ci conforta. Non è vero che la città è indifferente. Sono tutte le istituzioni ad essere indifferenti”.

Si può parlare di miopia degli attuali amministratori? Oltre 700 presenze per 4 giorni, in un periodo dell’anno che è di bassa stagione hanno un valore economico rilevante …

“Non so come spiegare questo fatto. Oggi ho attraversato via Atenea. Era deserta. Questo è il termometro della città: un deserto in cui c’è l’indifferenza più assoluta nei confronti dei problemi. Non è soltanto una questione che attiene il Palacongressi o il Convegno di Studi Pirandelliani, ma è un problema generale. E la gente questo l’ha capito finalmente!”.

Il Centro nazionale di studi pirandelliani è stato fondato nel 1967 e avrebbe potuto avere sede a Roma; lei lo ha voluto sempre ad Agrigento. È una pietra miliare della cultura agrigentina, crede che sia percepito come tale dagli agrigentini?

“Il Centro è indirizzato all’Italia e al mondo. Arrivano giovani, soprattutto, per consultazioni, ricerche, tesi di laurea. Noi organizziamo le Giornate Pirandelliane nelle scuole e proprio il 28 di questo mese terremo un incontro al Caos su “I vecchi e i giovani”. C’è un’attività continua del Centro”.

Enzo Lauretta

Enzo Lauretta

 Ormai il Convegno di Studi pirandelliani è conosciuto in tutta Italia, come è stata accolta dalle scuole la notizia del trasferimento a Città del Mare?

“Sono dispiaciuti di non poter venire ad Agrigento, di non poter visitare la Casa natale di Pirandello e la Valle dei Templi. Ci hanno anche chiesto di organizzare almeno una gita, ma erano necessarie due ore e mezza per andare e altrettante per tornare, oltre ad almeno tre ore di visita: avevamo bisogno di una giornata intera e nell’economia del convegno questo non era possibile”.

 Che cosa può anticiparci della prossima edizione?

“Io ho già pronto il prossimo Convegno. Dove lo faremo, questo non lo so”.

Pensa che un giorno le istituzioni di Agrigento possano chiederle di ritornare sui suoi passi e decidere di far svolgere la cinquantunesima edizione nella città dei templi? Quali sono i presupposti perché ciò possa accadere?

“Intanto vediamo se ce lo chiedono e poi ne parliamo. E poi proviamo a capire se c’è un luogo in cui riunire 800 persone, perché è questo il punto. Un altro presupposto è l’interesse almeno da parte dell’amministrazione comunale, non dico della Provincia, che ormai esiste soltanto sulla carta, o della Camera di Commercio, che se n’è sempre disinteressata…”.

Possiamo affermare che i fondi che sono necessari per realizzare questo convegno, in fondo, sono pochi, rispetto al ritorno economico e di immagine?

“Lei ha toccato un punto essenziale: quello che la Regione o il Comune spende per questi 4 giorni è una goccia rispetto a quel che il Convegno di Studi Pirandelliani offre, in due modi: sul piano culturale, elevatissimo, e sul piano economico, per la presenza di ottocento persone, che consumano e acquistano, e che sono i potenziali turisti del futuro”.

Il convegno di quest’anno ha come tema l’opera di Pirandello attraverso tutti i convegni che si sono svolti ad Agrigento. Da che cosa è stata determinata l’anno scorso questa scelta? Quale l’impegno che è stato chiesto agli studenti quest’anno?

Enzo Lauretta

Enzo Lauretta

“Dopo aver esplorato tutta l’opera pirandelliana, ci siamo chiesti se non fosse il caso di fare il punto sugli studi condotti: questo convegno è una sintesi di quel che si è fatto finora e la constatazione della valutazione dell’opera di Pirandello oggi nel mondo. Noi abbiamo innovato profondamente la critica pirandelliana. Un esempio: “il teatro dei miti”era stato considerato da grandi critici quali Arcangelo Leone de Castris, principe della critica pirandelliana, come un momento di flessione dell’opera pirandelliana. Noi, attraverso i Convegni, abbiamo dimostrato il contrario: “il teatro dei miti” è una trilogia diversa, ma non inferiore al Teatro precedente. Abbiamo quindi asserito, rovesciando le tesi ch’erano state sostenute fino ad allora, che “I giganti della montagna”, lungi dall’essere un’opera minore, sono il capolavoro dell’opera di Pirandello. Basta soltanto questo esempio per dimostrare il valore delle attività del Convegno. Inoltre, ogni anno, abbiamo realizzato il collegamento di Pirandello e delle sue opere con la politica, la fede, l’arte, la pittura, la musica, il cinema, le avanguardie, la cultura europea. Il Convegno è un pretesto per entrare nel mondo del Novecento e del mondo attuale: la scuola non se ne occupa. I giovani se ne sono accorti ed è per questo che seguono con interesse il nostro convegno e lo ricordano con enorme entusiasmo, anche a distanza di molti anni. I ragazzi, quest’anno, hanno svolto un’opera critica di compendio tra l’opera pirandelliana e l’argomento scelto tra i convegni di questi 50 anni, attraverso 112 tesine pervenute alla commissione”.

Possiamo concludere che non si tratta solo di un Convegno?

“Molti hanno tentato di imitarlo, ma non ci sono riusciti. Noi abbiamo impiegato tanti anni per realizzarlo così”.

Anna Maria Scicolone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *