Pipa: i racalmutesi hanno perso la parola

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Il preoccupante silenzio delle persone perbene nel paese della ragione

altVisto l’approssimarsi delle elezioni amministrative mi è venuto in mente di proporre al novello Sindaco di cambiare la frase dello stemma del Comune: “Ubmutui et silui cor meum enituit” (“Stetti muto e silenzioso, il mio cuore cominciò a brillare”). Più che un motto o un fregio questa frase oggi appare come una facile e maledetta profezia che detto alla nostrana un vero malu ‘nunziu (malo annucio). Chi ha voluto questa frase nell’emblema municipale evidentemente conosceva visceralmente la natura dei racalmutesi o addirittura quella dei siciliani affetti da quel male endemico e strutturale della rassegnazione silente. Ormai molti politici giudizialmente interdetti ed altri auto interdettisi si sono rifugiati nel sottobosco sociale, dove continuano a lavorare instancabilmente alla ricerca di consensi usando i loro soliti mezzi (promesse e impegni), strisciano e scavano senza mai emergere alla luce del sole. (Nella foto di Alessansdro Giudice Jyoti cittadini racalmutesi conversano accanto la statua di Sciascia)

Sino a qui nulla da criticare ognuno e libero di strisciare nell’humus a lui più congeniale, d’altronde sono sempre riusciti a raccogliere frutti nel sottobosco per loro e per i loro cari.
Quello che invece mi fa rabbia e il silenzio delle persone perbene di questo paese, che per fortuna sono la maggior parte. Sciascia diceva che i siciliani non credono nelle idee e che le idee fanno girare il mondo anzi i siciliani non hanno idee. E sino a qui ci possiamo anche stare ma che i racalmutesi abbiano perso pure la parola diventa preoccupante. Per la verità Sciascia diceva pure che: “La costituzione italiana non esiste più è solo un pezzo di carta”, carta costituzionale si intende ma sempre carta è.
I due fatti sembrano essere connessi. Sempre Sciascia dice: “La Costituzione non c’è più nel momento in cui non esiste più dentro i comuni, dentro le provincie , dentro le regioni, dentro il Parlamento, in sostanza sembra essere ritornati ai tempi antecedenti Montesquieu quando i partiti facevano le leggi e i partiti le applicavano e le giudicavano.

Ed allora dico: lo Stato che interviene nel nostro paesello in forza alla legge per ripristinare la democrazia e la legalità sciogliendo il comune per infiltrazione mafiosa si chiede perché in questo paese non si parla più? Si chiede quali sono le ragioni di questo silenzio, se è paura o omertà? E se è paura di che cosa? E se fosse ancora paura per la presenza della Mafia che c’è ma non si vede? Ed allora, forse 24 mesi di commissariamento non sono stati sufficienti e visto che il periodo commissariale sta andando a scadere forse è il caso di prolungarlo adottando nuovi provvedimenti e possibilmente qualche cambiamento qualora fosse necessario. Rimbombano ancora nella mia mente le frasi pronunciate dai commissari governativi appena insediati : “La mafia aspetta che noi ce ne andiamo per ritornare”; “l’avversità atavica dei meridionali verso le istituzioni”. Frasi che oscurarono le mie speranze e il mio animo di cittadino italiano, chissà se io fossi rimasto a vivere a Bardonecchia, Comune sciolto per infiltrazione della ‘Ndrangheta e possibilmente diretto da un Vice Prefetto proveniente da Aosta o da Bolzano avrei potuto sentire affermazioni del genere, qualora fossero state pronunciate, ed avrei provato le stesse sensazioni.
Certo, se non sono state ripristinate le condizioni per la democrazia e per l’affermazione di uno statoNebbia in paese (Foto A. Jyoti) di diritto la Mafia ritornerà più agevolmente e possibilmente sotto mentite spoglie. Ed allora tutti i cittadini racalmutesi che si sentono moralmente a posto e non moralisti, tutti coloro che credono nella dialettica politica come forma di emancipazione sociale e democratica (art. 21 della Costituzione, che ricordarla ogni tanto non guasta specialmente per chi con i codici ci vive), tutti coloro che credono nella legalità effettiva- e non quella parlata- come condizione essenziale per la giustizia sociale e per lo sviluppo economico, tutte le mamme e padri di famiglia che vogliono far crescere i loro figli in un paese più sicuro, tutte le anziane ed anziani che vogliono assistenza e sicurezza nelle loro case, tutti coloro che credono nelle risorse umane – culturali – ambientali di questo paese per riconoscere il diritto al futuro ai figli di questa comunità, tutti coloro che vorremmo essere uguali difronte alla legge e non lo avremmo voluto dire, tutti dico tutti dobbiamo attivarci con il massimo delle nostre forze, tramite gli organi di stampa, tramite i nostri rappresentanti parlamentari, tramite il ministro On. Alfano, tramite il Presidente Crocetta affinchè lo stato rimanga a Racalmuto, ed i Commissari possano completare il loro proficuo lavoro che hanno condotto quotidianamente a fianco della gente con grande spirito di abnegazione. Dal nostro silenzio si deve sollevare un urlo che possa superare le mura del paese, per poterci far sentire e poterci sentire anche noi italiani comi gli amici di Bardonecchia.
A proposito degli amici di Bardonecchia penso che mai nessuno ha detto loro “Pipa”, anche perché non avrebbero capito. Ma se qualcuno glielo avesse spiegato loro avrebbero capito e avrebbero capito subito e non avrebbero dimenticato mai, a differenza di noi che capiamo subito e dimentichiamo subito dopo:
Leonardo: Pipa?
Gioacchino: tabacco se preferite.
Leonardo: E che volete dire?
Giacchino: Minicu spiegaglielo tu.
Minicu: Don Leonardo, mentre uno tira la pipa, mentre ha la bocca piena di fumo, che fa?
Leonardo: No, non parla.
Minicu: E dunque pipa vuol dire silenzio e così tabacco.

Ignazio Scimè

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