Piera Aiello ad Agrigento: vi racconto la mia storia di libertà

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La testimone di giustizia incontra gli studenti del “Leonardo” e presenta il libro “Maledetta Mafia” scritto con Umberto Lucentini. La sua storia e quella di Rita Atria per trasmettere speranza e fiducia ai giovani siciliani. Ecco cosa ci ha detto…

La copertina del libroLa sua è una storia tutta siciliana, la storia di una donna dentro un sistema apparentemente maschile. E’ la storia di Piera Aiello che giovanissima sposa Nicolò Atria. Nove giorni dopo il matrimonio il suocero, Vito Atria, un mafioso locale di Partanna, viene assassinato. Nel 1991 la stessa sorte tocca a Nicolò, sotto gli occhi impotenti di Piera. Dopo quell’omicidio, per la giovane Piera – che resta sola con una bimba di tre anni – inizia il percorso di svolta, di cambiamento. Un percorso legato ad un giudice che tanto ha dato alla terra di Sicilia: Paolo Borsellino. Lei lo ha sempre chiamato “zio Paolo”.

Piera Aiello è anche la cognata di Rita Atria che a soli 17 anni decide di ribellarsi al sistema mafioso, ma dopo la strage di Via D’Amelio non riesce a reggere al dolore e si toglie la vita. Nonostante tutto Piera continua ad andare avanti. Ieri è stata ad Agrigento dove ha incontrato i ragazzi del liceo scientifico “Leonardo” e per presentare, al Palazzo dei Filippini, il libro “Maledetta Mafia“, scritto a quattro mani con il giornalista Umberto Lucentini, biografo del giudice Borsellino. Aiello non mostra il suo volto, non può, ma racconta: “La mia è una storia di donne, una storia semplice. Ho deciso di portarla principalmente tra i ragazzi. Le nostre vicende sono tristi, di sofferenza. Due donne bambine, io e Rita, che hanno avuto una giovinezza molto travagliata. Tuttavia vado avanti, ho cambiato identità ma più tempo passa più torno ad essere Piera Aiello perché ho denunciato e sono una donna libera“.
E’ un libro pensato per i giovani – aggiunge Lucentini – che trasmette certezze e speranze perché vengono raccontate storie di vita e di libertà“.

Salvatore Picone

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