Piccole storie di Racalmuto

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Cronache “minime” di un paese che rimandano a un tempo ormai perduto, a una memoria che non c’è più. Il nuovo libro di Giovanni Di Falco. Pubblichiamo la prefazione di Giancarlo Macaluso.

Racalmuto. Il paese visto dal Serrone

“I terreni a valle del paese, nella contrada santa Maria, appartenevano, alla fine del millecinquecento, a donna Aldonza del Carretto, figlia del conte Girolamo I, signore di Racalmuto. La nobile dimorava nel monastero di Santa Caterina del Cassaro, a Palermo, di cui era priora la zia, suor Maria del Carretto, figlia di Giovanni III, eletta nel 1566 ultima priora perpetua. Dopo la sua morte, infatti, avvenuta nel 1598, tale ufficio sarà sempre triennale…”.

A parte la  suggestione del nome, Aldonza, raffinato, e spagnoleggiante, il racconto della sua vita contiene tali e minuziose informazioni in relazione a Racalmuto, che da solo meriterebbe di essere stampato. Figurarsi se messo assieme ad altre sette storie che rimandano ad un paese ormai perduto, a una memoria che non c’è più. Ed è un bene che ci abbia pensato Giovanni Di Falco a restituirci-col puntiglio del topo da biblioteca-queste cronache ”minime” che ci consegnano l’atmosfera e l’allegra sensazione della scoperta. La scoperta di una vicenda, di un nome, di un episodio, di un personaggio, di un volto che si ignoravano. Senza il lavoro di Di Falco (non nuovo a queste operazioni di riscoperta) tutto ciò sarebbe rimasto sconosciuto, seppellito, ucciso dal silenzio. E per ciò stesso inesistente.

Sbucano da queste pagine date e possedimenti, onze e monasteri, antiche carte, rogiti notarili…quasi che si apra una finestra sul trapassato remoto racalmutese. Si dice che donna Aldonza “invita rimase sempre legata al luogo della signoria della famiglia” (Racalmuto, cioè). “In vita non tralascerà di beneficiare il paese, e questo induce a pensare che lo conoscesse e lo amasse”. Ah, per inciso, la nobile religiosa morì nel 1605 e per sua volontà volle essere tumulata nella chiesa del convento di Santa Maria nel cui giardino nacque poi il primo nucleo del camposanto “ a partire dal 1867 e lo fece realizzare Carlo Lupi, assessore allo Stato civile”. Nella medesima chiesa, per altro, è probabile siano conservate le spoglie di Pietro D’Asaro, pittore di una certa rinomanza sia a suo tempo che anche nei secoli avvenire. Non proprio uno stinco di santo, orbo di un occhio (forse in seguito ad una rissa), famiglio dell’inquisizione spagnola-cioè confidente di quella spaventosa macchina dell’orrore religioso-nelle cui spire finì “l’uomo di tenace concetto “ per eccellenza, fra’ Diego La Matina. Questa tiritera per dirvi che il Monoculus era comunque talmente innamorato del suo paese che nonostante le committenze di tutta la Sicilia ma anche da fuori, scelse di tornare sempre, di risiedervi. E anzi di morirvi. E’ Di Falco, infatti, che ci informa di un documento degli inizi del Seicento che testimonia il fatto che l’artista “dietro il pagamento di dieci onze” ottenne la concessione della cappella funeraria. E lo sappiamo con la precisione che può dare, oggi, un localizzatore satellitare. Meno tecnologi, certo, ma altrettanta efficace. Sentite qua: “ la cappella di D’Asaro si trova in dicta venerabili ecclesia Sancte Maria … a sinistris ingrediendo ecclesiam in fronte spizio fontis magni”. A sinistra, di fronte al fonte  battesimale. Lo sapevate? No, appunto.

Ecco perché leggere, rileggere e spulciare questo volume sarà – soprattutto – come passeggiare in un giardino di delizie dove liberamente si possono cogliere qua e là frutti succosi e saporiti. Incontrando Don Illuminato, una ostetrica ante litteram chiamata Genoveffa e un popoloso e leggendario circolo chiamato Virtus.

Il libro di Giovanni Di Falco sarà presentato, nella prima decade di dicembre, al Circolo Unione di Racalmuto da Giancarlo Macaluso nell’ambito della rassegna “Conversazioni al Circolo”, organizzata dal nostro giornale in collaborazione con il Comune di Racalmuto-Assessorato alla Cultura.

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