“Perchè a Porto Empedocle il nome di Grassonelli fa ancora paura?”

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Lettera aperta di Nuccia Grassonelli al sindaco Lillo Firetto. La sorella dell’ex capo della Stidda chiede come mai il libro Malerba, scritto da suo fratello Giuseppe con Carmelo Sardo, non sia stato presentato a Porto Empedocle, la città dove si sono svolti i fatti. E chiede perchè Firetto non abbia mai commentato la lettera di perdono agli empedoclini, firmata da Giuseppe Grassonelli e pubblicata da Malgrado tutto

Nuccia Grassonelli, sorella dell’ergastolano Giuseppe, si rivolge al sindaco di Porto Empedocle. Si chiede come mai il sindaco Firetto non abbia mai voluto presenziare a una delle presentazioni  del libro Malerba, perchè non abbia inserito la presentazone del libro in uno degli eventi dell’estate empedoclina e, soprattutto, perchè non abbia mai replicato alla lettera di Grassonelli – pubblicata da Malgrado tutto – nella quale l’ex stiddaro chiede perdono alla sua città. Riportiamo integralmente il testo della lettera.

Nuccia Grassonelli

Nuccia Grassonelli

Egregio signor sindaco di Porto Empedocle, in qualità di amministratore di questa città ritengo sia doveroso da parte sua non soltanto impegnarsi nel decoro urbano, ma anche farsi portavoce dell’accorato appello di perdono lanciato dal detenuto Giuseppe Grassonelli nei confronti dei suoi concittadini, nella lettera aperta che le ha indirizzato, pubblicata da Malgrado tutto.

Non voglio entrare nel merito della posizione giuridica di Grassonelli in quanto il mio giudizio potrà apparire parziale, ma credo sia giusto che lei in quanto rappresentante di un ordine costituito porti a conoscenza  il grido di perdono di un uomo che dopo ventitré anni di duro carcere chiede la fiducia alle istituzioni. Non voglio che lei parteggi per lui o per qualcun altro, ma credo sia suo dovere rendere pubblico un evento emozionale di tale portata.

Giuseppe Grassonelli

Giuseppe Grassonelli

Del resto chi, se non voi istituzioni, potete garantire e dare la possibilità ai tanti Giuseppe che hanno sbagliato di integrarsi ed interagire con la società o la comunita d’appartenenza? E’ vero, chiedere scusa è una forma di restituzione imperfetta: “non si può restituire ciò che si è tolto”, ha scritto mio fratello. La restituzione è sempre imperfetta in ogni sua forma in ogni suo genere ma la bellezza consiste nel coglierne l’essenza.

La comunità è la primordiale forma di appartenenza  e di integrazione di un individuo ed il sindaco ne è il suo faro, ragion per cui ritengo abbia dovuto essere presente all’incontro culturale per la presentazione di Malerba a Racalmuto o negli altri luoghi in cui è stato presentato in provincia di Agrigento.

Anche Racalmuto è stata protagonista di una guerra di mafia che ha devastato la cittadina, eppure il sindaco era lì, ad omaggiare non gli autori  in quanto lo scopo non è questo,  ma a descrivere uno status, una dimensione dell’animo di un uomo che ogni giorno è costretto a fare i conti con la sua coscienza.

Nel libro si legge: “Ma mi chiedo: l’ordine che non è capace di restituire alla società quel colpevole che si è macchiato di gravi reati e si è pentito può ricoscersi veramente democratico?”.

Lillo Firetto

Lillo Firetto

Ho notato quanto si sia prodigato per l’inaugurazione della settimana culturale – La torre dei libri – e non posso che esserne orgogliosa da empedoclina. Ma mi chiedo, come si chiedono molti, come mai non abbia ritenuto di inserire nel cartellone il libro evento dell’estate siciliana, scritto peraltro da due empedoclini e in gran parte ambientato nella nostra città.

Un libro “conteso” dalle città di tutta la Sicilia le cui presentazioni sono sempre piene e registrano ampi successi. Secondo me signor sindaco, anche Malerba è una risorsa importante, un bene da distribuire agli altri per l’importanza del cambiamento umano più di quanto non lo sia a mio modesto avviso Buttanissima Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco alla cui presentazione lei sarà  certamente presente sebbene si insulti la sovranità del popolo siciliano e si sconoscano o si fraintendano gli articoli dello Statuto Siciliano di cui evidentemente molti siete digiuni.

Ordunque, caro sindaco, sì ripeto, credo sia stato suo principale dovere presiedere alla presentazione del libro ed in quell’incontro  leggere pubblicamente la missiva che una persona nuova, rinata ha inoltrato alla sua comunità. Nella vita abbiamo delle possibilità di scelta: vivere con la benda sugli occhi o con la mano sul cuore. Lei ha optato per la prima e credo ciò non le abbia reso onore. Saluti.

Nuccia Grassonelli

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