Pensieri all’orizzonte

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Pensieri all’orizzonte
di
Lorena Sferrazza Papa

altUna mattina d’agosto mi trovai in riva al mare per godere del suo salino respiro; ad un tratto vari pensieri affastellarono la mia mente, turbandomi profondamente. Pensai alla mia vita, trascorsa rincorrendo un sogno costato enormi sacrifici ai miei cari, sacrificando tutto e tutti, ma nel momento in cui avrei dovuto immergermi in progetti concreti, mi sentii spenta e disillusa, incapace di prendere le redini dell’esistenza per aggirare l’ostacolo.

Da piccoli il mondo sembra così grande e lontano, un immenso accumulo di case e strade, viste ma ignorate perché la fantasia dipinge il tutto con colori pastello, variopinti e sconfinati. Prevale, perciò, il sogno di una realtà magica che rende i piccoli problemi quotidiani superabili: la speranza in un futuro roseo domina difatti il vissuto. Raggiunta l’età tanto agognata, invece, ci si rende conto che la realtà è del tutto diversa da quella sognata.
In riva a quel mare color del cielo ammirai l’orizzonte e l’immensa distesa di acqua mi riportò bambina, nel momento in cui avrei dovuto essere grande, un puntino tra il mare sconfinato e la sabbia dorata della mia isola. Mi trovavo ad Agrigento, una città ricca di resti storici, che rivelano una passata grandezza, dove i Greci decisero di erigere i loro templi colossali, ancor oggi poco scalfiti dal passare dei secoli. Ma Agrigento non è più quella di un tempo, adesso è dominata dalla disperazione di famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, dove la crisi, ormai mondiale, tormenta i suoi abitanti, dove alcuni, sopraffatti dai debiti, decidono di farla finita. Anche alcune strade del centro storico vivono una decadenza alquanto visibile. Un giorno passeggiavo tra gente indistinta presso la via Atenea, fino a pochi anni addietro colma di gente sorridente in giro per negozi, e mi accorsi che di quei negozi pochi sono rimasti aperti, molti, dopo aver cambiato diverse gestioni, giacciono chiusi e impolverati. Nonostante la decadenza della città, il mare agrigentino riesce ancora a infondere serenità a chi d’estate vuole sfuggire dai problemi quotidiani, per concedersi giorni di meritato relax. Mentre guardavo l’orizzonte, gli sghignazzi infantili destarono la mia attenzione svuotando la mente da amari pensieri, facendomi volare con la fantasia tra i loro discorsi pieni di allegria; li guardai incantata mentre gioiosi creavano castelli da un viscido cumulo di sabbia, facendo rivivere epoche lontane, lasciando così un labile ricordo del loro passaggio, un ricordo che le onde cancelleranno in un breve lasso di tempo; ad un tratto le onde del mare con nervosi schizzi d’acqua mi bagnarono portandomi alla realtà.
altIl mare è sempre stato un’importante rotta di scambio tra diversi continenti, in particolare il mare agrigentino appare in simbiosi con quello africano, vivono, infatti, un rapporto di amore e odio: uniti ma pur lontani nel modo di vivere. L’attraversata dei “barconi della speranza” negli ultimi tempi si è intensificata; gente disperata attratta dalle ricchezze del mondo cosiddetto “ricco”, sfidano il mare tempestoso per assicurarsi un futuro migliore, ma in realtà quelli che escono vincitori dalle fauci insanguinate delle acque, vengono impiegati in lavori che nessuno vuole fare. Le onde sbattono feroci sulla costa portando con sé vari detriti, ma anche i corpi lacerati di quelli che hanno perso la sfida tempestosa, che bagnanti inorriditi si trovano accanto mentre allegri tagliano con braccia possenti le acque cruenti. In riva a quel mare insanguinato di speranze negate ad alcuni, ma avverate ad altri, pensai alla mia condizione di giovane laureata ma disoccupata. Noi giovani viviamo la crisi con malinconica tristezza, lamentandoci della situazione presente e intravediamo un futuro di fallimenti; colpevolizziamo di ciò la politica e le precedenti generazioni che ci hanno lasciato un cumulo di macerie, dove non esisterà più il posto fisso ma un perenne precariato. Il mio paese si trova a meno di trenta chilometri da Agrigento, in questi giorni anziani indignati, prima all’interno dei loro circoli e poi per le vie del paese, protestano a testa alta contro il rincaro eccessivo della spazzatura. Anziani decisi, forti delle loro idee. Li guardo e invidio il loro orgoglio nel combattere contro le ingiustizie. Noi giovani, al contrario, ci lasciamo trascinare dall’inerzia, divorati dal nero tocco della rassegnazione, evitiamo di scendere in prima linea ad affrontare i problemi e ci nascondiamo dietro lo schermo di un computer. La situazione attuale ribolle senza sosta e potrebbe portare al caos. Un giorno tra i banchi dell’Università, una Professoressa di pedagogia ci rimproverò aspramente, perché noi giovani ci limitiamo a logorroici discorsi invece di agire scendendo in piazza con proteste più credibili. La Professoressa ci raccontò degli anni in cui frequentava l’Università, lei era un’orgogliosa giovane sessantottina.

Il Sessantotto è stato l’anno della fervente contestazione studentesca, periodo in cui i giovani presero coscienza dei loro diritti, lottarono per ottenerli e riuscirono a ereditare le loro vittorie ai posteri. Le proteste attuali, invece, non vengono ascoltate, perché chi comanda sa che dureranno alcuni giorni e poi si accetteranno le loro imposizioni. Noi studenti ascoltavamo quelle parole, colme di nostalgia di un’orgogliosa giovinezza ormai andata via; e discutendo tra di noi pensammo a mille modi di protestare, poi ognuno tornò a casa sua e quei propositi rimasero tali e non si concretizzarono in reali intensioni.
altPensai a tutto questo in riva a quel mare tanto amato, in un’estate assolata. Ad un tratto mi si avvicinò il mio nipotino, che in quei giorni muoveva i suoi primi passi, mi guardò con un ingenuo sorriso e mi porse la sua tenera manina. Questo gesto spazzò via gli oscuri pensieri di rassegnazione e accese in me la scintilla della speranza. Repente il tramonto all’orizzonte tinse le acque di un virgineo rossore, gli voltai le spalle, ormai era ora di andare, consapevole però che le acque mi avevano purificato. Adesso basta lasciarsi vivere, credendo che saranno gli altri a risolvere i nostri problemi, siamo noi giovani che dobbiamo prendere le redini della nostra vita per crearci un futuro diverso dal nero abisso che pensiamo verrà. Ci sono tante cose da scoprire, tanti nuovi lavori da inventare, e perché no anche lavori antichi da rivalutare. Basta credere in quello che si vuole fare e cercare in tutti i modi di realizzarlo; perché il mare non è sempre tempestoso, sa anche essere un porto sicuro per chi cerca pace.

Lorena Sferrazza Papa

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