Pedala che ti fa bene

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Inno alla bicicletta:  soltanto la sua umiltà le impedisce di volare

altAndare “a tutto gas” è fuori moda, oggigiorno più che mai, bisogna andare in bici o meglio “a propulsione muscolare umana”.
Lo aveva già sentenziato Leonardo Da Vinci giusto qualche annetto fa; d’altronde, chi se non il nostro caro e vecchio Leonardo poteva rivendicare l’invenzione della bicicletta?

A voler essere più precisi, fu il tedesco Karl Drais a brevettare per primo al mondo, nel 1818, la draisina (Draisine), la mamma, anzi no, la trisavola della moderna bicicletta, una primitiva versione di bici senza pedali. Nel 1861, il meccanico francese Ernest Michaux pensa bene di montare un paio di pedali alla sua draisienne, sancendo così l’effettiva nascita del “Biciclo” o Bicicletta.

Un secolo più tardi (esattamente nel 1992) a San Francisco, prende piede il “Critical Mass”, un movimento spontaneo di giovani amanti delle due eco-ruote, che a partire da un “uso sovversivo della bicicletta” sensibilizza le metropoli urbane sui vantaggi della mobilità sostenibile. In pratica, una lobby mondiale i cui adepti gironzolano per le città a date stabilite, su percorsi improvvisati, rivendicando il diritto di percorrere il pianeta in massa in bicicletta, per rallentare il traffico e imporre un uso più umano delle città.

E ben venga! La bici, come tutti noi pigri sparsi qua e là dovremmo sapere, riduce il traffico, migliora la forma fisica, combatte l’obesità e, soprattutto, alleggerisce l’inquinamento atmosferico (anche se, diciamocelo, nessun mezzo di locomozione è più sostenibile delle nostre gambe!).

Nella giungla cittadina, poi, è facile avvistare il predatore, l'”homo vrum-vrum”, lo Schumacher de noialtri, chiuso nel suo abitacolo e imbottigliato nel traffico, beffardamente sorpassato dall'”homo ciclistas” che si fa largo, spavaldo, tra pozzanghere e pavé. In estate si muove in gruppo. Allora, potrete scorgere un gregge di placidi ciclisti chiacchierini che procedono affiancati l’uno all’altro che al primo colpo di clacson (o al secondo, dipende dai casi) si metteranno ordinatamente in fila indiana.

Qualcuno una volta disse: “la bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all’aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare”. Diciamocelo, pedalare ha un che di poetico. Fa parte delle “prime volte”, un po’ come il primo giorno all’asilo, il primo bacio, la prima sigaretta. Chi non ricorda la prima bicicletta o di quel giorno in cui mamma e papà hanno detto “è il momento di togliere le rotelle”?. La conquista dell’equilibrio per la prima volta.

Oggi, davvero, non ci resta che pedalare. E, pedala oggi, pedala domani, non solo i nostri polmoni ci ringrazieranno ma anche la nostra “carrozzeria” ne trarrà giovamento.

Claudia Alongi

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