Pasqua senza Governo: l’orlo del baratro

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I giochi pericolosi della politica italiana

Pasqua senza GovernoTrenta giorni inutilmente trascinati inseguendo improbabili accordi di maggioranza, l’esito amaro delle consultazioni impossibili ed infine, poche ore fa, l’ultimo atto della tragedia politica italiana, la presa d’atto di uno stallo. Questa Pasqua festa e triste la passeremo senza un Governo. 35 giorni dopo il voto uno stallo paradossale e pericolosamente grave. Il Presidente Napolitano che ricorre ad una mossa inedita, la scelta olandese, come l’abbiamo già etichettata noi dei media, due commissioni di saggi per cercare una soluzione dalla gravissima crisi di governabilità nazionale.

Due gruppi di esperti separati e paralleli per riuscire in ciò che non è riuscito né a Bersani né ai partiti, trovare un accordo tra le tre forze inconciliabili premiate con tre pacchetti di voti praticamente uguali e che si auto annullano. E così passeremo la Pasqua senza un Governo, con gli alberghi vuoti di crisi, le tavole tristi ed i sorrisi spenti, nello sfilacciamento istituzionale, con lo spread in risalita, le casse asciutte e le preoccupazioni elevate. I vecchi partiti immobili nella paralisi della loro vecchiezza, Grillo antipatico nel suo urlare insulti a tutti quelli che non stanno con lui. Fa molto effetto la rabbia distruttiva di molti Cinque Stelle, il rancore da vendetta che rischia di lacerare definitivamente i tessuti già strappati di questa nazione senza centro, né regole, né solidarietà. E fa un brutto effetto aggirarsi come ha fatto chi scrive ieri e l’altro ieri per il transatlantico di Montecitorio e trovarlo vuoto di Parlamentari. In questa drammatica situazione ci saremmo aspettati che i Parlamentari italiani, compresi i nuovi moraleggianti Cinque Stelle, si autoconvocassero a presidio delle istituzioni in balia dei marosi rimanessero lì ad attendere/pretendere la soluzione della crisi, testimoni baluardo di una necessità di presenza nazionale ed istituzionali. E invece tutti a casa, tutti in vacanza come nella prima, nella seconda, nell’eterna Repubblica italiana.

Un’Italia logora e pesta, calpesta e derisa come nell’inno, spenta e senza idee. Con imprenditori in ginocchio o in fuga, bar e ristoranti vuoti, il segno della crisi funesta e lo spettro di Grecia e Cipro. E la paralisi manifesta nella scelta del Presidente, l’ottantenne Napolitano a cui tutti si aggrappano come l’ultimo baluardo di lucidità di un paese dove lo scontro generazionale tra quei vecchi e quei giovani sbandierato da Grillo somiglia più che ad una rivoluzione necessaria e tragica, ad una recita spenta di vigliacchi pronti a scrivere cose durissime sui blog, ad urlare violentissimi da internet, ma lontani e nascosti dalla necessità di sporcarsi le mani nella dura fatica di ricostruire l’edificio crollato sotto i colpi di piccone. La patria dissoluta. Buona Pasqua a tutti comunque.

Luigi Galluzzo

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