Pasqua a Favara tra “firriate”, riti sacri e peccati di gola

|




Dal Giovedì Santo al giorno di Pasquetta tutto nel più rigoroso rispetto della tradizione

Favara-il Calvario

Favara-il Calvario

“Andiamo a “firriari” le Chiese?” E’ la frase più gettonata dai favaresi nel giorno del Giovedì Santo, sera che apre di fatto i giorni principali della Settimana Santa. Tutti a “firriari” le Chiese, famiglie intere, giovani coppie, anziani con nipoti al seguito. Molti di questi non entrano in Chiesa magari dal giovedì Santo dell’anno precedente, fatta eccezione per qualche partecipazione ad un funerale o a una cresima o comunione. Non c’è termine migliore del “firriare” per legare come un filo le varie generazioni. “Firriare” in una traduzione vuol significare “girare”; nella fattispecie vuole rendere chiaro il concetto di visitare i numerosi  luoghi sacri presenti nel territorio, soprattutto nel centro storico. E qui la “firriata” osserva anche una consuetudine che vale più di una regola scritta: il numero delle Chiese da visitare deve essere dispari. Nelle varie chiese si celebrano le funzioni legate alla vigilia della crocifissione: tra tutte la lavanda dei piedi. Ma ai favaresi va bene la sola “firriata”, che di fatto ti fa sentire in piena Settimana Santa. Per chi crede e chi è un po’ profano ma timbra il cartellino delle presenze, la “firriata” è quasi il visto per partecipare alle funzioni del Venerdì.

Quel giorno il cuore della città si ferma e da spazio ai riti della Via crucis. Migliaia le persone che a “ tappo” riempiono la piazza dove si alza maestuoso il Calvario. In silenzio e con devozione la città segue tutte le stazioni che portano alla Croce il Cristo condannato a morte. E con lo stesso silenzio, dopo il tramonto, accompagnano l’urna del Cristo Morto nel sepolcro. Silenzio rotto solo dai canti “Ah si versate lacrime” e “Santa Madre” che fanno spuntare i  brividi sulla pelle anche a chi partecipa per la prima volta al rito. E’ in quel momento che Favara vive un’altra tradizione, a spartenza, con le note triste della banda musicale che fa da sfondo al tentativo dell’Addolorata di non perdere il corpo del Figlio. Soprattutto nel giorno di Venerdì gran parte della popolazione si astiene dal consumare carne o cibi e dolci tra un pasto e l’altro.

Il dolce tipico della Pasqua a Favara

Il dolce tipico della Pasqua a Favara

Dal sabato in poi, in attesa della Resurrezione, si pensa ad organizzare il pranzo della Domenica di Pasqua ma, soprattutto” la scampagnata del Lunedì. Presi d’assalto macellerie, pescherie, rivendite di frutta e verdure e pasticcerie. In questi ultimi siti si assiste ad una vera e propria processione per non farsi mancare il dolce tipico che rende Favara famosa in Italia e fuori: l’agnello pasquale. Chi ha problemi con la linea o con valori asteriscati venuti fuori da analisi cliniche, per questi giorni vale ogni deroga. Chi rinuncia ad una buona fetta di pasta di mandorla farcita di pistacchio? Chi è disposto ad aspettare un altro anno lontano da tentazioni? Ed allora, dopo aver confessato i nostri peccati all’interno del Tempio, vale la pena farci prendere per la gola. Per un dolce peccato.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *