Palermo. L’antimafia ha il colore della cultura

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L’associazione “Contrariamente” presenta Le memorie del male agli studenti dell’Universitá. Le riflessioni della studentessa Martina Sardo

di matteo convegno

Un momento dell’incontro di Di Matteo con gli studenti

Nei suoi primi dieci anni di attività, l’associazione studentesca “Contrariamente” ha più volte dimostrato l’interesse per la tematiche dell’antimafia attraverso l’organizzazione di seminari ed altri eventi ai quali sono intervenuti magistrati, giornalisti, docenti che hanno fatto di questo fenomeno una vera e propria ragione di vita.

Parlare di antimafia all’interno dell’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza, del “tempio della giustizia” che ha forgiato l’animo dei giudici che hanno fatto storia della nostra terra, è un emozione difficile da descrivere soprattutto per gli studenti che di Falcone, Borsellino, Saetta e Livatino e tanti altri, condivodono sogni e aspettative. Ieri pomeriggio gli studenti di Giurisprudenza hanno avuto il piacere di confrontarsi con autoritá impegnate nella lotta alla criminalitá organizzata quali Giovanni Chinnici, avvocato, e il pm Antonino Di Matteo i quali si sono prestati ad un commento approfondito in merito al tema fondamentale dell’opuscolo dal titolo “Le memorie del male“, curato  dai ragazzi di “Contrariamente“: i collaboratori di giustizia. Quella dell’antimafia, ha detto Di Matteo, “è una rivoluzione che parte dal basso, il magistrato non è un “magi-star” alla ricerca della notorietà ma del cambiamento. E’ questo il cambiamento che la gente comune desidera e pretende”.

foto giurisprudenza palermo

I ragazzi con il Pm Di Matteo ieri a Giurisprudenza

Ne è convinta anche Nelly Scilabra, assessore regionale alla Formazione e fondatrice dell’associazione “Contrariamente – L’antimafia ha il colore della cultura, non quello della politica”: “La politica  – ha detto Scilabra – deve accompagnare, sostenere la magistratura nella sua lotta per la giustizia perchè oggi, per ricordare le parole di Antonino Caponnetto, bisogna dire basta alla cultura della quiescenza e aderire a quella della ribellione, della consapevolezza, della partecipazione della solidarietá, della resistenza. lnon un azione eroica ma una serie di piccole azioni che rendono eroica la comunità”.

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