“Paesaggi di Carta”, quando i muri delle città attraggono un artista

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Angelo Pitrone affronta in una nuova mostra, che aprirà il prossimo 18 maggio, alla Galleria A Sud ArteContemporanea di Realmonte, un campo meno tradizionale, quello della fotografia di manifesti o di cartelloni di ogni tipo, che ricopronono i muri delle nostre città. Pubblichiamo la presentazione di Jean Fracchiolla e, in anteprima, alcune foto che saranno esposte. La mostra chiuderà il 15 giugno.

01 paesaggi di carta A. Pitrone

Fotografo ben noto per aver scandagliato, con realismo e poesia, il suo territorio siculo (basta ricordare ” Migranti “, “Linea di terra. Viaggi in Sicilia per treni e stazioni”, ” Pirandello e i luoghi del caos”) e per essersi dedicato con grande maestria ed efficacia alla ritrattistica di personaggi siciliani più o meno noti, Angelo Pitrone affronta in questa mostra un campo molto meno tradizionale e prettamente contemporaneo, quello della fotografia di manifesti o cartelloni di ogni tipo, che ricoprono oramai abbondantemente i muri delle nostre città.

Mimmo Rotella e Jacques Villeglé, « ladri urbani », strappavano e laceravano i manifesti che trovavano per le strade e nei vari luoghi cittadini e li restituivano a loro modo in composizioni diverse e originali, accostando colori e forme secondo una topografia e una tavolozza di colori personali. Nello stesso gruppo di cio’ che veniva definito e chiamato  “Nuovi realisti“, Raymond Hains già fotografava, senza strapparli, i manifesti murali.  Angelo Pitrone s’inserisce quindi nella scia artistica di un Hains, riprendendo anche lui le innumerevoli e svariate testimonianze colorate della nostra civiltà, che compongono la cornice e l’ambiente della vita odierna, pubblicità di ogni tipo, che concorrono a definire una nuova sensibilità artistica e urbana.

02 paesaggi di carta A. Pitrone

Lavoro abbondante e paziente che, contrariamente a quello che si potrebbe immaginare di primo acchito, e cioè una profusa faciloneria, richiede invece una paziente, sapiente e accurata rielaborazione del materiale grezzo. Perché non si tratta semplicemente di fotografare, come chiunque oggi può farlo con qualsiasi cellulare in mano, qualcosa di cui si voglia conservare un effimero ricordo. Una prima cernita dipende dal fascino che esercita sull’obiettivo dell’artista il materiale prescelto. Intervengono poi tutti i parametri di una fotografia elaborata: la luce, prima di tutto, poiché fotografare non è altro, si sa, secondo l’etimologia della parola, che scrivere con la luce; e poi l’inquadratura, cioè il punto di vista dell’artista, perché ogni opera d’arte non è altro che il punto di vista di una realtà che si offre allo stato grezzo, e si tratta quindi di organizzare : « Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe calme et volupté » scriveva Baudelaire nell’ « Invitation au voyage », versi che costituiscono in uno scorcio straordinario, e , come lo asseriva giustamente André Gide, un vero trattato di estetica.

Quindi sussegue la rielaborazione dell’artista: conservare l’integralità del manifesto o soltanto una parte, un dettaglio? Si tratta dunque di rielaborare la foto, piegarla, orientarla nel significato o nell’aspetto che si decide di prediligere. O anche dare un’altra variazione ai colori stessi. Così’, a poco a poco, l’artista piega l’opera prima ai propri gusti ed alla propria personalità, riuscendo ad estrarre dal manifesto iniziale un aspetto ed un significato consoni alla propria sensibilità artistica.04 paesaggi di carta A. Pitrone

Operazione delicata, perché è forse più facile creare ex nihilo che creare rielaborando un’opera già esistente. I risultati ai quali attinge Angelo Pitrone sono incredibilmente affascinanti e formalmente diversi da quelli a cui ci aveva abituati. Mentre l’estetica di Pitrone è sempre stata sottesa da un certo realismo essenziale, a volte quasi scarno, ma profondamente poetico, che paragonerei nel campo della letteratura alla prosa di un Vittorini, qui si trasforma, ma sempre in modo controllato (altra caratteristica dell’arte di Pitrone), in un festoso ed inebriante scatenamento di colori.Come se, ad un tratto,la sua visione del mondo diventasse più gioiosa ed allegra. E quindi si rivela un nuovo Pitrone, colorista raffinato, nell’accostamento e nell’esplosione di colori inconsueti nelle sue fotografie. E’ pur vero che il mondo in cui ci muoviamo, sempre più complicato ed angoscioso, invita ad esaltare tali seduzioni colorate.

Uno scoppio di ottimismo, anche se soltanto di superficie, un piacere immediato e tutto sommato molto umano, quello di lasciarsi prendere dal fascino coloristico. Molti pittori, e non dei meno importanti, hanno giocato con tali seduzioni : Van Gogh, Gauguin, Picasso, Ensor…per citarne soltanto alcuni.

1paesaggi di carta A. Pitrone

Che altro ha potuto incuriosire e motivare Angelo Pitrone nel fotografare manifesti? Forse anche questa nuova visione del mondo di cui oggi tutti siamo succubi. E cioè una frantumazione che tende a demoltiplicare, a fare esplodere la realtà, per offrirci l’immagine di un mondo spezzettato, attraverso accostamenti inattesi e strani, come, ad esempio, un cielo ceruleo accostato ad un quadro azzurro nell’angolo destro, in cui spicca un enigmatico ed ironico « perché »? Oppure due bei volti maschili in cui vengono evidenziate soprattutto le labbra sensuali, riuniti poi da un unico collo avvolto da una vistosa collana femminile. Oppure ancora un occhio o più visi immersi in frammenti cartacei, che scrutano ed interrogano ironicamente lo spettatore, rovesciando in tal modo il ruolo attivo o passivo del guardare. O un tempio greco dorato, in cui si riconosce quello della Concordia di Agrigento (già presente in altre mostre di Pitrone), dietro eleganti lacerazioni azzurre, grigie e gialle. O, ultimo esempio, un orologio che segna eternamente le ore 10.35 e scandisce un tempo immobile e ahimè impossibile, in mezzo a segni di cifre e lettere persi nello spazio della foto. Altri pezzi della mostra ci offrono invece magnifiche composizioni astratte, come ad esempio quella di una splendida bicromia viola e nera, con frammenti grigi.

Angelo Pitrone

Angelo Pitrone

I messaggi, lanciati disperatamente o ironicamente nei riquadri dei manifesti, si moltiplicano, si accavallano, come succede nell’estetica cubista lanciata da Apollinaire nella litania del suo lirico poema programmatico « Zone », estetica poi ripresa sistematicamente dai pittori cubisti (Braque, Picasso e tanti altri…) con l’intento di captare la realtà nella sua globalità e non soltanto in un suo aspetto o una una sua particolare angolatura. E nelle fotografie di Pitrone questi messaggi sprigionano ora una maliziosa e beffarda ironia, ora una fugace malinconia e finalmente una strana ma reale poesia, quella di un mondo perso o che si va cancellando e si modifica nelle successive stratificazioni, e ci tende lo specchio di lente ed angosciose modifiche organiche. Insomma, come tutte le mostre di Angelo Pitrone, questa è una mostra originale e significativa ed è un invito, non più ad illustrare visi e luoghi essenzialmente di Sicilia ed a lui cari, ma a scandagliare realtà contemporanee, mediate da quello che rappresenta oggi il vorticoso mondo delle immagini che divertono o assillano e tormentano, e ci offrono, attraverso l’obiettivo dell’artista, le innumerevoli metamorfosi della cancellazione e della ri-creazione, di cui ogni autentico artista rimane il demiurgo.

 

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