Padre Puma, cinque anni dopo

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Il ricordo di un protagonista della storia di Racalmuto scomparso il 2 gennaio del 2008

Don Alfonso Puma con Leonardo Sciascia alla Matrice di Racalmuto, 1984E’ incredibile come, anche nella piazza di un piccolo paese come Racalmuto (o Regalpetra che sia), le cose cambino nel giro di pochi anni. Specialmente quando, giorno dopo giorno, ti rendi conto che mancano quei personaggi che rendono certi luoghi unici e straordinari. Uno di questi era Padre Puma, l’arciprete Alfonso Puma. Lo avevamo scritto cinque anni fa, poco dopo la sua scomparsa. Era il 2 gennaio del 2008. Parlammo di lui senza costruire santini post-mortem, ma restituendo il profilo di un personaggio che è stato centrale nella vita delle parrocchie regalpetresi. E così lo ricordiamo oggi, parlando dell’uomo che viveva in piazza, in prima fila negli avvenimenti sociali e culturali. Pronto a discutere con tutti, di tutto.

Cinque anni fa se ne è andato un pezzo della memoria di Racalmuto. Si potevano dire tante cose di Padre Puma e tante se ne sono dette. A volte ironiche, a volte benevole, altre volte con malevolenza. Don Alfonso lo sapeva bene che si parlava spesso di lui, nelle case, nei bar, nei circoli, nelle sagrestie e nelle chiese. Lo sapeva perché era consapevole di essere un protagonista del suo tempo – un tempo lungo, complesso e difficile. Alle chiacchiere replicava con un sorriso, con una battuta, lasciando intuire che conosceva molte più cose della terra e del suo paese e dei suoi paesani di quanto si potesseUna simpatica foto di Padre Puma nella piazza di Racalmuto immaginare. Aveva lo sguardo furbo Padre Puma, la presunzione di saper leggere nel fondo dell’anima degli uomini. “Sono parrino“, ripeteva spesso. E lo declinava in modi diversi: con autoironia, con orgoglio, come giustificazione o premessa. Vi aggiungeva un’occhiata complice, una stretta sul braccio. “Nipù“, diceva a tutti, giovani e anziani. Tutti nipoti. Perché un po’ si sentiva “lo zio” di un intero paese, perché tanti ne aveva battezzato, cresimato, sposato e moltissimi altri aveva accompagnato laggiù, all’ultimo indirizzo.

Cinque anni dopo, ci piace ricordarlo così, nella sua piazza di Regalpetra o dentro la Matrice a fissare lo sguardo su una tela di Pietro D’Asaro (perché Padre Puma era anche pittore e poeta) o ad attendere l’amico fraterno Leonardo Sciascia per una chiacchierata o un caffè.
Di Racalmuto, l’arciprete Puma conosceva il segreto della musica antica, per dirla con Villiers De L’Isle-Adam, grazie alle tante letture e ricerche negli archivi, ma soprattutto per la sua vicinanza alla gente, sin da quando era giovane assistente del suo predecessore, l’arciprete Casuccio. Era, insomma, un personaggio che era parte del nostro piccolo o grande mondo, sia quello reale che quello letterario. Ed è in effetti strano non incontrarlo più per le strade di Racalmuto.

Salvatore Picone

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