“Otto donne per l’otto marzo”. Sofonisba Anguissola

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La pittrice che influenzò Caravaggio e Rubens. Solo dopo un bel po’  di secoli dalla sua morte i critici d’arte concordano che Sofonisba fu un caposaldo dell’arte rinascimentale.

Sofonisba Anguissola

Anche se non era nata in Sicilia ma a Cremona, intorno al 1527, possiamo considerarla una siciliana d’adozione avendo vissuto ed operato a lungo a Paternò e a Palermo.  Le sue spoglie mortali riposano nel capoluogo regionale nell’antica Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, ove una lapide a tarsie policrome la ricorda.

Nacque da Bianca Ponzone e dal nobile Amilcare che incoraggiò la vocazione pittorica di Sofonisba ma anche delle altre cinque sorelle: Elena, Lucia, Minerva, Europa e Anna Maria.

Sofonisfa fu un’eccellente pittrice e Van Dyck scrisse di aver imparato da lei” a dare le luci dall’alto che a darle dal basso si vedono le rughe”.

Nel 1559 lasciò Cremona e dopo quattordici lunghissimi giorni, raggiunse Madrid alla Corte di Filippo II e Isabella II di Valois. Lì resterà per ben quattordici anni ad eseguire i ritratti dei componenti della Casa Reale e ad insegnare l’arte della pittura .

A quarant’anni, il re acconsentì ad esaudire il suo desiderio di ritornare in patria ma prima volle sposarla per procura al ricco Fabrizio Moncada dei Principi di Paternò,non dopo aver posto come condizione che doveva essere lasciata libera di dipingere e di coltivare la sua arte. Così intraprese il viaggio di ritorno con una dote di tremila ducati, un vitalizio e un abito risplendente di gemme preziose, ma soprattutto con il suo cavalletto, i suoi pennelli e le sue tele.

Al porto di Palermo l’attendeva il marito, e la buona sorte volle che i due, pur non essendosi mai visti e frequentati, si innamorassero.

Il matrimonio durò cinque anni in perfetta armonia e Sofonisba, godendo della luce e del clima della Sicilia continuò a dipingere senza che mai Fabrizio venisse meno alla promessa data. Ma la malasorte si accanì su questo amore e la morte colse il marito durante un naufragio.

La pittrice soffrì dolorosamente questa perdita, ma la sua voglia di vivere e la sua sete artistica la sostennero. Dopo quasi due anni un nuovo amore entrò nella sua vita: Orazio Lomellino, un nobile genovese molto più giovane di lei. I due convolarono a nozze nonostante allusioni e pettegolezzi dettati dalla notevole differenza d’età. E proprio con Orazio si trasferì definitivamente a Palermo, dove visse fino al 1625 quasi centenaria ma sempre lucida ed attiva.

Innumerevoli i suoi dipinti ed ancora oggi gli studiosi ne vanno scoprendo altri attribuiti erroneamente ad altri grandi pittori. Alcune sue tele si trovano in Florida ed a Budapest mentre in Italia sono presenti a Palazzo Butera a Palermo, alla Galleria Sabauda di Torino, al Museo Civico di Saluzzo ed al Castello di Racconigi.

Finalmente, dopo un bel po’ di secoli, i critici d’arte concordano che Sofonisba fu un caposaldo dell’arte rinascimentale, ed influenzò Maestri come Rubens e Caravaggio.

La città di Palermo, dove ella visse e dipinse per tantissimo tempo, le ha intitolato una via per onorarne la memoria.

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3 Responses to “Otto donne per l’otto marzo”. Sofonisba Anguissola

  1. Anna Maria de Majo Rispondi

    05/03/2018 a 8:22

    Ottima scelta!
    Ne sono particolarmente contenta perché era un’antenata della scrittrice piacentina Giana Anguissola ( Piacenza 1906 – Milano 1966) scrittrice per adulti ( vinse il premio Viareggio per esordienti nel 1931 con il suo primo romanzo “Il romanzo di molta gente”) e soprattutto per ragazzi ( vinse il Bancarellino nel 1964 con “Violetta la timida”) Giornalista, collaboratrice del Corriere dei Piccoli, sceneggiatrice di radio e televisione, autrice di testi teatrali ed anche cinematografici, inviata speciale ed opinionista, scrisse anche di moda con lo pseudonimo di Gianola e scrisse di cucina su invito di Orio Vergani ( Buona tavola e belle lettere su ricette della cucina piacentina e lombarda)

    • Ester rizzo Rispondi

      05/03/2018 a 22:16

      Grazie per queste informazioni

  2. Annie Rispondi

    06/03/2018 a 22:43

    Ma come Jonuzza smetterai di amare Hopper … proprio ora ??? Ora che, usando le parole anzichè i colori, stai diventando una eccellente Pittrice di paesaggi e di memorie ??? Nooo … amica mia, NON smettere di amare Hopper, di amarne la tristezza ( che nel grande Pittore americano non è mai fine a se stessa ) e le malinconie urbane, e continua a scrivere i tuoi splendidi, ed affascinanti, post !

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