“Otto donne per l’otto marzo”. Gina Mare

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Fu la prima donna comunista eletta all’Assemblea Regionale Siciliana. Prima dell’attività politica aveva lavorato come inserviente in un Istituto di Palermo dove venivano ricoverati i bambini ammalati di tubercolosi. E di quella sua esperienza fatta di fatica e di dolore fece sempre tesoro.

Chi l’ha conosciuta così la descrive: “piccola di statura, un bellissimo viso, straordinari occhi celesti”.

Gina Mare era nata a Messina nel 1912 e nel 1947, a soli 34 anni, fu eletta all’Assemblea Regionale Siciliana, diventando così la prima donna comunista a farne parte.

Prima dell’attività politica aveva lavorato come inserviente in un Istituto di Palermo dove venivano ricoverati i bambini ammalati di tubercolosi. E di quella sua esperienza fatta di fatica e di dolore fece sempre tesoro. Nata in una famiglia povera, aveva potuto frequentare solo le scuole elementari ma studiò in seguito da autodidatta. Quando entrò nel PCI iniziò a girare per i quartieri palermitani, parlando con grande abilità oratoria di antifascismo.”Predicava il rifiuto alla rassegnazione, illustrava alle donne i diritti da rivendicare”.

Come scrive Simona Mafai nel profilo che la ritrae “non si limitava a parlare: si interessava dei bambini e della loro salute, dava una mano per portarli in ospedale, guidava le donne in Municipio a chiedere la riparazione delle strade, l’apertura di asili e colonie estive”. I compagni di partito le dicevano che sembrava più una dama di San Vincenzo che una comunista.

Durante la sua carriera politica entrò in contatto con migliaia di lavoratrici siciliane: con le gelsominaie di Milazzo, con le vedove di minatori di Caltanissetta, con le incartatrici agrumarie di Lentini: la voce di queste donne entrava, tramite lei, direttamente all’ARS.

In un verbale dell’Assemblea Regionale del 20 novembre 1950 si legge un suo intervento in merito all’occupazione delle terre”…le nostre donne sono uscite dai casolari e si sono messe alla testa del movimento…donne di tutti i colori politici sono uscite dalle loro case. Spinte da cosa? Spinte dai bambini che chiedevano pane, spinte dalla fame e dalla miseria, spinte anche, lo dico con orgoglio di donna siciliana, dalla volontà di difendere concretamente, sul piano della lotta, l’autonomia siciliana”.

Ma questo suo carattere indomito e forte, come era successo e come succederà in seguito a tante altre, non era tollerato all’interno del suo partito: il PCI, dopo due legislature, decise di non candidarla più all’ARS e le propose un incarico nell’organizzazione sindacale.

Gina rifiutò sdegnosamente e abbandonò il partito. Fortemente delusa non si interessò più di politica, riprese il suo lavoro di assistente sanitaria conseguendo varie specializzazioni e si dedicò alla cura ed al sostegno di persone anziane e bisognose.

Morì nell’ombra in cui era stata relegata nell’agosto del 2000.

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Il collage di foto in alto ci ricorda sei delle otto donne che Ester Rizzo ci ha raccontato nell’approsimarsi della giornata della donna.

Da sinistra, in alto: Livia De Stefani, Anna De Maria; al centro: Macalda di Scaletta, Sofonisba Anguissoli; in basso: Pia Nalli, Maria Montuoro.

Mancano le foto di Giovanna Cirillo Rampolla e di Gina Mare, nonostante le nostre accurate ricerche non siamo riusciti a trovarle.

Il profilo di Gina Mare chiude la serie di articoli “Otto donne per l’otto marzo”, curati da Ester Rizzo. Una iniziativa nella quale Ester ha molto creduto e che ha trovato consenso tra i nostri lettori, con un altissimo numero di visualizzazioni. 

OTTO DONNE PER L’OTTO MARZO

Rileggi tutti gli articoli, di seguito i link.

“Otto donne per l’otto marzo”. Pia Nalli

“Otto donne per l’otto marzo”. Macalda di Scaletta

“Otto donne per l’otto marzo”. Anna De Maria

“Otto donne per l’otto marzo”. Livia De Stefani

“Otto donne per l’otto marzo”. Maria Montuoro

“Otto donne per l’otto marzo”. Giovanna Cirillo Rampolla

“Otto donne per l’otto marzo”. Sofonisba Anguissola

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