Il ricordo del giudice Saetta e del figlio Stefano

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Fu il primo magistrato giudicante ucciso in Sicilia. L’efferato delitto di mano mafiosa fu consumato il 25 settembre 1988 lungo la stessa strada dove, due anni dopo, fu ucciso Rosario Livatino.

Una visita alla tomba al cimitero di Canicattì, la messa nella chiesa di San Diego e poi l’omaggio alla Stele lungo la SS 640 che ricorda il sacrificio del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, barbaramente uccisi il 25 settembre di trent’anni fa.

Due corone di fiori, uno della Città di Canicattì e l’altra della Presidenza della Regione Siciliana, sono stati posti al monumento della vecchia statale “Agrigento – Caltanissetta” alla presenza del prefetto di Caltanissetta Maria Teresa Cucinotta e del prefetto di Agrigento Dario Caputo, dei familiari di Saetta, del sindaco di Canicattì Ettore Di Ventura, di dirigenti Anas e di altre numerose autorità civili e militari del territorio.

Presente tra gli altri Felice Cavallaro, presidente dell’associazione “Strada degli scrittori” che in una nota ha dichiarato: “Trent’anni fa – ha affermato Cavallaro – fu assassinato, assieme al figlio Stefano, Antonino Saetta, primo magistrato giudicante ucciso, in Sicilia e in Italia. L’efferato delitto di mano mafiosa fu consumato il 25 settembre 1988 lungo la stessa strada dove, due anni dopo, fu ucciso Rosario Livatino, che con identica commozione abbiamo ricordato appena quattro giorni addietro. Questi luoghi della legalità e della memoria – ha aggiunto – rendono indelebile nel tempo il ricordo di chi ha compiuto il proprio dovere sempre e fino in fondo, senza chiedere scorte, con la consapevolezza e l’accettazione del pericolo, e con una fede profonda nei principi fondanti del nostro ordinamento e della società civile“.

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