Per non dimenticare Marco

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Ad un anno dalla morte, Valeria Iannuzzo ricorda il Dott. Marco Attard, “medico e persona straordinaria”. Purtroppo l’ambulatorio dei tumori tiroidei dove l’endocrinologo empedoclino ha per tanti anni lavorato, con grande passione e umanità, rischia di chiudere. “Se questo ambulatorio muore-dice Maria Lucia Siragusa, volontaria ATTA– Marco muore una seconda volta”.

Marco Attard

È trascorso un anno, un lungo anno, dalla morte di  Marco Attard. E molti, a quanto pare, si stanno dimenticando gli impegni presi. Si stanno dimenticando di Marco.

Dopo la sua morte, avevano pensato di intitolargli l’Ambulatorio dei Tumori Tiroidei dell’Ospedale Cervello, dove il dott. Attard, endocrinologo, ha lavorato per tantissimi anni. Nulla di più appropriato. Perché lui, Marco, Marco Attard, in questo progetto ci aveva messo anche l’anima. L’intitolazione è avvenuta il 23 maggio del 2017 nel corso di una giornata commemorativa, all’Ospedale Cervello, a lui dedicata. Grandi discorsi, grandi presenze, grandi promesse.

Ma “l’ambulatorio sta sopravvivendo – ci dice Maria Lucia Siragusa, volontaria ATTA – siamo quasi agli sgoccioli. Tanto è vero che le colleghe vorrebbero cambiare, andare via dall’ospedale Cervello. Solo che non abbiamo un’altra struttura dove poter prestare la nostra opera, perché il Thyrogen, il farmaco utilizzato per individuare eventuali cellule della tiroide non asportate chirurgicamente, ce l’ha in concessione solo l’ospedale Cervello, come ospedale pubblico. Ma onestamente abbiamo pensato di andare via”.

Stando così le cose viene spontaneo chiedersi: è bastato un anno, anzi molto meno, per dimenticare, cancellare, archiviare ogni promessa fatta, ogni impegno preso? Per “affossare” il progetto di una vita di un uomo?

Maria Lucia Siragusa

“Non c’è più lo sprint di una volta-aggiunge Maria Lucia Siragusa- Se prima, con Marco, riuscivamo a fare anche 30 visite in un giorno, adesso ne facciamo 13, cominciando la mattina e finendo alle tre, le quattro del pomeriggio. È  uno strazio. Questo ambulatorio non è assolutamente quello di prima. Stiamo cercando di sopravvivere, ma più che altro per la forza dei volontari. Se le cose continuano ad andare in questo modo credo che entro fine anno non esisteremo più. Mi dispiace per Marco, mi dispiace per la famiglia. Ma se questo ambulatorio muore, Marco muore una seconda volta”.

L’Ambulatorio dei Tumori Tiroidei, intitolato a Marco Attard, era, voleva essere un modo per tenere vivo il suo nome. Doveva rappresentare il proseguo di un impegno continuo e costante a favore dei tanti pazienti che negli anni aveva seguito. Lui, Attard, ci credeva. E dicevano di crederci in tanti. E adesso, invece, a distanza di pochi mesi, Maria Lucia di quel laboratorio ci racconta l’agonia.

Nonostante non ci sia più, sono certa che tutti i suoi pazienti continuano a pensare a Marco come al proprio medico. Perché non è facile dimenticare una persona tanto straordinaria. Sì, Marco era veramente al di sopra della normalità.

Qualunque cosa dicesse o facesse lasciava un’impronta unica: la sua. Non di rado mi è stato chiesto “E adesso tu come fai? Chi ti segue? Dove vai?”
In tanti, come è accaduto a me, si sono sentiti spiazzati, disorientati.
Non è facile sostituire Marco. Lo abbiamo capito. Questo non vuol dire che i medici che hanno preso il suo posto non siano degli ottimi professionisti. Ma non sono Attard. Perché non è facile essere come lui. Prendere il suo posto. Sostituirlo.

Intanto perché dei suoi pazienti non conosceva solo la storia clinica. Lui conosceva i pazienti come persone. Si ricordava dei loro tratti distintivi, delle particolarità, delle espressioni verbali e facciali.

Era uno attento ai dettagli. Non si lasciava ingannare dalle apparenze.
Pertanto ogni suo paziente era unico. Unico come lui sapeva essere.
Ecco perché nessuno dei suoi pazienti lo ha dimenticato. Anche se è trascorso un anno. Quando una persona è tanto straordinaria né il tempo né la lontananza producono effetti.

Per me è come se lo avessi incontrato ieri. Riesco solo a sorridere al suo ricordo.

E vi assicuro che si tratta di un bellissimo ricordo.

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2 Responses to Per non dimenticare Marco

  1. Mistretta Antonella Rispondi

    13 marzo 2018 a 17:20

    Confermo in pieno,una persona unica che si è sempre occupata della persona malata nella sua complessità ed integrità.
    Non lasciate che il suo impegno vada perso…continuate in suo onore.
    Marco manca a tutti…

  2. Patrizia Rispondi

    21 marzo 2018 a 19:57

    Ogni giorno lo ricordo , sono viva grazie alla sua caparbia professionalità. Ricordo sempre una sua frase:prima Dio e poi io ,questo fa capire quanto era umile.Mi ha dato tanto coraggio nel momento più buio della mia vita mi ha seguita fino a portarmi a superare la cosa, oggi sono già trascorsi quasi tre anni . Non potrei mai dimenticarlo è stato un grande professionista e amico, perché lui mi considerava amica e paziente. Anche se sei lassù sappi sempre che da qui ti gridero’ tutta la vita il mio grazie.

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