“Nessuno è nato schiavo…né per vivere in miseria”

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Si celebra oggi, 18 luglio, il Nelson Mandela Day, giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite e dedicata all’uomo che, in Sud Africa, liberò il suo popolo dalla segregazione razziale.

Nelson Mandela

Qual era la realtà di vita della popolazione nera in Sud Africa al tempo dell’Apartheid? Semplicemente non c’era vita! Già dal 1910 i neri sudafricani erano tenuti in stato di forte restrizione dai bianchi, sopportando ogni sorta di abusi e soprusi.E’, però, dal 1948 in avanti, con  la vittoria del National Party nelle elezioni riservate ai soli bianchi, che la segregazione razziale (Apartheid)  viene imposta dal governo e prende definitivamente forma negando, su base razzista, per più di 40 anni sino al 1991 i diritti civili, politici e sociali, ai neri sudafricani, che rappresentavano  l’80% della popolazione.

L’apartheid fu attuata con leggi severissime che prevedevano:

1)- il trasferimento dei neri in appositi ghetti ( bantustan), dove  la popolazione solo nominalmente era indipendente, perché di fatto sottoposta al controllo del governo sudafricano;

2)- la separazione dei bianchi dai neri in tutte le zone dei centri abitati;

3)-  la proibizione  di entrare in alcune aree urbane, esclusivamente frequentate dai bianchi, e l’uso delle  stesse strutture pubbliche (ristoranti, fontane, sale d’attesa, marciapiedi, servizi igienici e  mezzi pubblici).

I neri potevano frequentare i quartieri dei bianchi solo dietro rilascio di speciali passaporti, pena l’arresto.  La legge inoltre vietava  il matrimonio e i  rapporti sessuali  tra persone  di razza diversa. Imponeva altresì  la registrazione dei cittadini in base alle loro caratteristiche razziali..La legge prevedeva ancora  provvedimenti tesi a rendere difficoltoso e separato ai neri l’accesso all’istruzione e sanciva la discriminazione razziale in ambito lavorativo e ospedaliero.

I neri dei bantustan erano privati della cittadinanza sudafricana, di ogni diritto politico e civile connesso e potevano frequentare solo l’istituzione di scuole agricole e commerciali speciali. Nei negozi vigeva la regola che i clienti bianchi dovevano essere serviti prima dei neri. Ogni opposizione veniva poi etichettata dal governo come comunista e messa al bando.

Una realtà amara, la segregazione razziale nel XX secolo, presente e diffusa  non solamente in Sud Africa ma anche in vari altri Paesi europei, americani, africani, asiatici, dove succedeva lo stesso e anche di peggio.

In Europa il razzismo, prese il volto della SHOAH, con Hitler in Germania e Mussolini in Italia. Le leggi razziali e la persecuzione nazifascista colpirono, dal 1933 al 1945, non solo ebrei ma anche etnie Rom, popolazioni slave, minoranze religiose, omosessuali, prigionieri di guerra, avversari politici, disabili fisici e mentali. La Repubblica popolare di Bulgaria, nel periodo 1946/1990, fu teatro di comportamenti razziali anche cruenti da parte dei comunisti contro le popolazioni turche, musulmane e arabe.

Negli Stati Uniti, seppure abolita la schiavitù, l’intemperanza razziale fu praticata in modo cruento dagli attivisti del movimento KuKlusKlan. Lo scontro razziale tra bianchi e neri terminò come pratica ufficiale il 19 giugno 1964, quando il Senato degli Stati Uniti approvò il Civil Rights Act, che abrogò la discriminazione razziale in America, cancellando per sempre l’odioso principio “uguali ma separati”, che prevedeva  la segregazione dei neri nei trasporti, nei servizi pubblici, nelle scuole, ciò grazie all’impegno degli attivisti per i diritti civili ed in particolare delle figure carismatiche di Martin Luther King, di Clarence Mitchell e Ros Parks, che  si batterono per l’uguaglianza tra bianchi e neri.

La Rodhesia, in Africa, dal 1965 al 1980, fu soggetta al governo della minoranza bianca. La segregazione razziale cessò dopo che le sanzioni internazionali obbligarono il leader del governo di minoranza, Lan Smith, a indire elezioni multirazziali.

L’India della prima metà del novecento, soggetta ai soprusi del dominio dei colonizzatori britannici, si liberò dal giogo del  Colonialismo il 15 agosto 1947, conquistando finalmente l’indipendenza, grazie alla guida carismatica del Mahatma Gandhi ed alla pratica della sua dottrina della resistenza passiva e della non violenza che, nella sua condizione dinamica, significa cosciente sofferenza, non mite sottomissione alla volontà dei malvagi, ma impegno di tutta l’anima ad opporsi alla volontà del tiranno. “ Voglio”, sosteneva Gandhi, “ che l’India si renda conto di avere un’anima che non può perire, ma che è capace di elevarsi trionfalmente al di sopra di ogni debolezza fisica e di sfidare il mondo intero”. Sfida che significava principalmente la realizzazione della fratellanza  tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi ed ebrei.

In Sud Africa contro l’apartheid, a partire dal 1948, la lotta fu dura e combattuta per decenni seppur sempre brutalmente soffocata dalle forze di sicurezza governative con migliaia di morti tra la popolazione nera. L’anima di questa lotta fu il leader pacifista e non violento Nelson Mandela, un uomo che in tutta la sua vita non venne mai  meno al suo impegno per la democrazia, l’uguaglianza e l’educazione che sosteneva essere “l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”. Nonostante le provocazioni subite e  più volte imprigionato, condannato al carcere a vita e minacciato di morte per le sue idee e per la sua attività per l’affrancamento dei neri, Mandela non rispose mai al razzismo con il razzismo. Lottò per garantire la libertà al suo popolo, sorretto dall’ideale di una società democratica e libera nella quale tutti potessero vivere insieme in armonia e con eguali opportunità. Un ideale per il quale visse l’intera vita, pronto a morire, ma che alla fine lo vide trionfare, liberare il suo popolo dal potere del razzismo bianco e divenire il primo Presidente democraticamente eletto del Sudafrica.

L’Apartheid fu abolita in Sud Africa nel 1991, non solo per il  boicottaggio economico internazionale contro il Governo del Paese, ma anche e soprattutto in seguito al rapido mutamento circa la segregazione razziale della opinione pubblica, educata alla democrazia ed alla libertà dalle idee del leader Mandela che aveva inculcato nell’animo e nella mente dei suoi fratelli neri a resistere passivamente con pazienza, amore e  tolleranza e in modo non violento ad opporsi alla oppressione ed alla repressione per arrivare un giorno al  riconoscimento dei loro diritti .

Ricordiamo oggi, 18 luglio, nel giorno a lui dedicato, la figura ed il pensiero carismatico di Nelson Mandela, che nel mondo di oggi, tormentato dai conflitti, dalle guerre, e con molte realtà di segregazione razziale, dai mille volti e sfaccettature, ancora si colloca quale Icona di Pace con la sua dottrina ispirata alla non violenza e il suo insegnamento volto alla Pace. Le sue parole si levano ancora forti e solenni a ispirare quanti sono  oppressi e privati dei loro diritti, nel senso che “Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli”.

Foto da Internet

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