Nella Valle dei Templi, “Pensando altri mondi”

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“L’abisso non è soltanto nei miliardi di stelle di cui è fatto il firmamento, l’abisso è anche nella nostra testa, nei nostri pensieri, in ciò che oscuramente avvolge la coscienza…”. Una riflessione del filosofo Alfonso Maurizio Iacono, ospite, al Tempio di Giunone di Agrigento, del Festival delle Scienze concusosi il 13 agosto.

Nella Valle di Templi, con quel caldo che sa di tufo arenario, della cui materia sono fatte qui in Sicilia le antichità greche, ho partecipato al Festival delle scienze, organizzato mirabilmente da Tommaso Parrinello dell’Agenzia Spaziale Europea e presentato brillantemente da Egidio Terrana.

Si è parlato di cielo, di spazio, di astronauti, delle stelle e dei pianeti. Gli astronomi  hanno riferito sullo stato delle cose per quel che riguarda le domande classiche: esistono altri pianeti abitabili? Vi sono altre forme di vita fuori dalla terra. Sotto il tempio di Era Lacinia (di Giunone), il più bello di tutti  per posizione e per costruzione, ho affrontato l’argomento “pensare altri mondi”. Non soltanto le altre stelle o gli altri pianeti, ma anche i mondi che stanno nella nostra mente.

L’abisso infatti non è soltanto nei miliardi di stelle di cui è fatto il firmamento, l’abisso è anche nella nostra testa, nei nostri pensieri, in ciò che oscuramente avvolge la coscienza. Nel campo dell’universo come in quello della mente la scienza ha fatto grandi passi in avanti. Ma ad ogni passo che essa compie, la strada si allunga e si perde nella bruma di ciò che non sappiamo o non sappiamo ancora. Ad ogni risposta, sorgono nuove domande e gli scienziati cercano nuove strade. Ma mentre la ricerca di altri mondi spinge a viaggiare tra le stelle, quella della mente porta a navigare verso ciò che è inconscio, ma anche alieno in noi. Un po’ come quando un uomo o una donna si guarda allo specchio e vede di sé qualcosa di diverso, gli occhi differenti l’uno dall’altro, il naso storto come capitò a Vitangelo Moscarda, il protagonista di Uno, nessuno, centomila. Eppure, vedere in noi qualcosa di estraneo è, per quanto doloroso, il passo fondamentale per conoscere veramente noi stessi. È così difficile che abbiamo quasi sempre bisogno di un altro per conoscere e guardare con altri occhi ciò che sta dentro Spesso per paura o per pregiudizio proiettiamo i nostri demoni su qualcun altro. L’estraneo che è in noi e che non vogliamo riconoscere come nostro, diventa cattivo, mostruoso, negro, ebreo, migrante, come un alieno che viene da Marte. E i buoni, come i medici senza frontiere, diventano cattivi. Come si può concepire che nel nostro mondo fatto di affari e di egoismi, vi siano persone di un altro mondo che agiscono al solo scopo di salvare vite senza un interesse? Saremmo costretti a pensare che esistono altri mondi diversi dal nostro e anche migliori.

Con la mente noi siamo anche capaci di pensare altri mondi fantasticando o progettando, inventando storie o costruendo ponti, perché qualunque cosa facciamo si trova già nella nostra mente. Forse quella cosa la realizzeremo diversamente da come l’avevamo pensata, ma in ogni caso era già nella nostra testa. Possiamo pensare a un mondo diverso da quello in cui viviamo, senza diseguaglianze e con vere libertà, perché molti elementi di questo mondo ci sono già e sono quelli che danno speranza e senso alla vita di chi è ai margini o all’inutilità. Ma siamo ancora capaci di pensare altri mondi che non siano il frutto di una fantasia di fuga o di un progetto molto locale e circoscritto? In politica è tutto un fare le cosiddette cose concrete, un agire in modo realistico.  Ci si illude così che di far bene le cose, ma non è vero. Ci si dimentica che noi abbiamo nella mente prima ciò che intendiamo fare. Senza un progetto in grande, l’ingegneria a spizzico finisce sempre con il costruire qualcosa mentre ne distrugge un’altra. Si fanno case sui fiumi e palazzi sul vuoto. Che vi sia una mano invisibile che poi aggiusta tutto, questa sì che è una favola. Se non si pensano e non si c’erano altri mondi, ci convinceremo che questo in cui viviamo è il centro di tutto, unico ed eterno. Nel mondo politico e sociale di oggi, Copernico non fa notizia e Galileo ha da poco abiurato

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One Response to Nella Valle dei Templi, “Pensando altri mondi”

  1. Pasquale Hamel Rispondi

    16 agosto 2017 a 12:08

    Il mio grande amico Maurizio

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