“Nella biografia di Pino Bennici c’è qualche lacuna”

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E’ quanto sostiene Gigi Restivo, pur dichiarandosi piacevolmente sorpreso dagli articoli dedicati all’illustre personaggio d Grotte.

Gigi Restivo

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dagli articoli dedicati alla figura di Pino Bennici e, dopo aver svolto anch’io alcune ricerche – che aggiungono qualche piccolo tassello biografico a quanto già pubblicato – provo a riassumere gli spunti della vita straordinaria di Pino Bennici.

Pino Bennici, figlio di Alfonso ed Ersilia Curto Failla – detta Lilla -, nasce a Grotte il 12 febbraio del 1908: padre grottese di cui si sconosce l’attività e madre racalmutese conosciuta da Alfonso durante la Festa del Monte.

Certamente i Bennici non dovevano passarsela tanto bene nella Grotte dei primi del ‘900, piccolo paese che allora viveva, miseramente, del salario dei minatori dello zolfo alla fine di un’epopea magistralmente raccontata da Matteo Collura nel suo “Baltico”.

E forse la famiglia Bennici, seguendo l’illusione di Baltico, emigrò ben presto negli Stati Uniti dove il padre trovò lavoro presso le fabbriche automobilistiche di Henry Ford.

Non si hanno notizie delle inclinazione dell’adolescente Pino, ma di certo, sin da piccolo, frequentò la scuola di Joe Von Battle, leggendario produttore blues & gospel di Detroit, primo produttore peraltro di Aretha Frankilin.

E grazie alla sua bravura il giovane Pino, nel periodo immediatamente antecedente alla seconda guerra mondiale, entrò nella straordinaria band di Ray Charles, quale trombettista. E proprio in quegli anni dedicati alla musica, intrattiene rapporti con il cugino Harry Volpe, anche lui grottese, musicista e produttore discografico.

Ma il suo poliedrico talento lo portava a sperimentare sempre nuove forme di comunicazione e, accanto alla passione per la musica sviluppa quella per la fotografia. Si trasferisce quindi a New York dove conosce Robert Capa, fuggito dall’Europa a seguito delle persecuzioni antiebraiche.

Tra Bennici ed il più giovane Capa nasce un intenso rapporto di amicizia, con un Capa stregato dalla molteplicità degli interessi e dalle competenze del grottese, diviso tra musica, fotografia e prime esperienze nel mondo del teatro.

Ma Bennici ha sviluppato altresì, lontano dalla madrepatria, una grande avversione per il nazismo ed il fascicmo e così, quando Capa, incaricato dalla rivista Life viene inviato in Sicilia nel 1943 per documentare lo sbarco degli alleati, Bennici lo segue.

E sarà proprio Bennici, paracadutato insieme a Capa nelle acque del canale di Sicilia, a recuperare la borsa di Capa in acqua, con dentro macchine fotografiche e rullini dai quali sarebbero uscite fuori le straordinarie immagini poi pubblicate nel libro di Capa, “Slightly out off focus (Leggermente fuori fuoco)”.

La campagna in Sicilia alimenta i sentimenti di libertà e giustizia di Bennici che, poco dopo la liberazione della Sicilia lascia l’isola e dopo l’08 settembre 1943 si unisce ai partigiani ed entra nella brigata garibaldina “Pinin strada” con il nome di battaglia di “Agricolo”, brigata che aveva strenuamente combattuto, liberando diversi centri montani e partecipando entusiasticamente alla liberazione di Alba.

Pino Bennici condivise le privazioni, i disagi ed i pericoli dei compagni durante la guerra, ma, alla fine della guerra, improvvisamente dopo la parata nel giorno della Liberazione di Torino, in cui sfilò insieme al liberatore della città sabauda, Pompeo Colajanni, il famoso compagno “Barbato”, scomparve misteriosamente, così come era comparso su quelle gloriose montagne, subito dopo l’armistizio.

E non sono pochi coloro che ritengono che i personaggi scolpiti da Italo Calvino nel suo libro “Il sentiero dei nidi di ragno” avessero proprio tanto del carattere e della personalità di Pino Bennici.

Alla fine della guerra e dopo la cruenta guerra civile che caratterizzò quegli anni, nonostante una spiccata personalità ed ineguagliabili capacità nel mondo artistico e della comunicazione, si perdono le tracce di Bennici che, come nell’Affaire Kubinsy si ritrova senza lavoro, senza soldi ed in preda alla miseria.

Nel nostro fotomontaggio Salvatore Bellavia, Giovanni Volpe, Mimmo Butera e Venerando Bellomo, autori della ricerca su Pino Bennici, che sarà data alle stampe nel gennaio del 2019

E nell’eterno conflitto tra fantasia e razionalità, tra spirito di iniziativa e ricerca di sicurezza nelle abitudini quotidiane, ma anche una critica divertita al vuoto che spesso è sotteso alle grandi procedure burocratiche del sistema, Pino conclude la sua vita a Milano, gestore e clown di un circo.

“Pino Bennici incarnò, gioie e dolori, l’essenza stessa del ‘900. Una biografia, la sua, assai contraddittoria e sfuggente, intrisa di espedienti e in un certo qual modo di eroismo, ma mai urlata  o sbattuta in prima pagina sebbene intensamente vissuta”.

Questo ne spiega gli anni che l’hanno avvolta in quell’oblio che oggi merita di essere diradato per far luce su una personalità di certo poliedrica, ma di gran valore storico e profetico.

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