Nel “Museo delle Spartenze”, tra Arte, Musica e Storia

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E’ stato recentemente inaugurato a Villafrati. Una interessante realtà che si pone come “strumento di conoscenza e valorizzazione della memoria storica delle migrazioni”. Ce la racconta il Direttore scientifico del Museo Santo Lombino.

Emigranti in partenza per la “Merica”

Nel nuovo museo ci sono bauli e lettere di chi si era stabilito nel New Jersey, le insegne dei social club formati dagli emigrati siciliani nelle città nordamericane a inizio Novecento, i manifesti delle Compagnie di navigazione che propagandavano il “sogno americano” per vendere biglietti di viaggio. E ci sono anche i giubbotti di salvataggio dei giorni nostri, le foto dei cadaveri allineati a Lampedusa nel tragico naufragio del 3 ottobre 2013, le bussole portate sui gommoni che attraversano carichi di disperati il Canale di Sicilia

Tutto questo ed altro ancora si può da oggi vedere in cinque sale che compongono il neonato “Museo delle spartenze“, voluto dalla giunta municipale guidata da Franco Agnello e dal Consiglio comunale per documentare e valorizzare l’esperienza migratoria degli abitanti di tredici paesi dell’entroterra  palermitano: Corleone, Prizzi, Ventimiglia di Sicilia, Vicari, Baucina, Bolognetta, Campofelice di Fitalia, Cefalà Diana, Ciminna, Godrano, Marineo, Mezzojuso, oltre, naturalmente, a Villafrati.

I fratelli Montesana, ferrovieri a Dallas

Da questi comuni sin dall’ultimo ventennio dell’Ottocento sono partiti singoli e famiglie con  sacchi e valige su bastimenti mai visti prima verso gli Stati Uniti, il Brasile, l’Argentina, il Venezuela, o la Tunisia a poche ore di viaggio. Un esodo ripreso dopo la seconda guerra mondiale con destinazione Italia settentrionale, Francia, Germania, o Svizzera, paese dove i villafratesi hanno costruito una colonia in quel di Losanna. Molte ragazze e ragazzi di Villafrati sono cresciuti con i loro nonni, in Sicilia, o sono dovuti diventare “invisibili”, nascondendosi periferie delle città della civilissima Confederazione elvetica.

Istallazione Giammanco

La mostra permanente, realizzata anche grazie al concorso di donazioni da parte di cittadini, si avvale delle installazioni artistiche di Domenico Giammanco e di Salvo La Barbera. Un consiglio di gestione e un comitato scientifico fisseranno gli indirizzi generali per le prossime attività.

Questa istituzione non è solo luogo dove trovare informazioni e immagini, ma anche contenitore di domande, risposte, problemi. Si ispira alla pratica della “Public History“, la storia fatta con il pubblico e per il pubblico, fuori dalle accademie, intrecciando storia e memoria collettiva. Vuole essere strumento di conoscenza e valorizzazione della memoria storica delle migrazioni, sede di laboratori didattici e centro propulsore di ricerche e di raccolta di documenti, per favorire la riflessione anche sulle cause e le conseguenze delle attuali partenze dei giovani verso il Nord e i Paesi europei e stimolare nello stesso tempo il confronto con le migrazioni contemporanee, che vedono arrivare in Sicilia persone che rischiano la vita fuggendo da carestie, guerre e persecuzioni.

Compagnia di Canto Popolare Favarese

Le note della Compagnia di Canto popolare favarese- composta da Mimmo Pontillo, Nino Nobile, Mario Vasile, Paolo Alongi, Peppe Calabrese, Maurizio Piscopo- hanno coinvolto l’intera platea del Teatro del Baglio di Villafrati, in occasione dell’inaugurazione del Museo, uno spettacolo seguito con grande attenzione da parte del numerosissimo pubblico presente, tra il quale vi erano cittadini e amministratori di tredici comuni dell’area geografico-culturale circostante Rocca Busambra.

Con questo concerto, intitolato “Merica, Merica!”, come il libro e il cd curato da Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo per Salvatore Sciascia editore, la Compagnia di Canto Popolare favarese ha dato inizio alle celebrazioni del suo cinquantesimo anno di attività artistica e culturale che li porterà in giro per l’Italia.

 

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