Nel deserto della politica italiana

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Parlamento senza leader di partito, una legge elettorale bocciata, e i piccoli vizi di un Paese dove regna sovrana l’incertezza del diritto

altE così da lunedi inaugureremo una stagione nuova. Nessuno dei principali leader di partito, ad eccezione di Alfano, sarà in Parlamento. Non ci saranno oltre a Berlusconi, impedito da cause di forza maggiore, anche Renzi, Grillo e Salvini. Un nuovo modo di fare politica si potrebbe dire, fuori dai Palazzi e per questo più vicini alla gente? Mah, certo assistiamo ad uno sgretolamento continuo dei vecchi parametri, la fine di un’epoca forse, l’accesso ad un imbuto di idee e di regole, un tempo al tramonto e generazioni che si perdono nel nulla di un presente vuoto. Eppure nel deserto della politica si levano voci giovani che fanno riflettere.

Sabato ho avuto ospite in studio a Tgcom la scrittrice Silvia Avallone, l’autrice fortunata di “Acciaio” libro scritto a 25 anni e tradotto in tante lingue. Per la scrittrice Avallone i giovani italiani sono molto più motivati e positivi di quanto vengano descritti dai giornali, hanno voglia di restare nel nostro paese e non di fuggire all’estero, riscoprono la provincia e vecchi mestieri, nel suo nuovo romanzo, ad esempio, il protagonista si inventa allevatore transumante. Beh, sarà invenzione, ma non è male come idea, come proposta, quantomeno si tentano strade non auto affliggenti. Chi si auto affligge è la politica italiana. I suoi protagonisti, sommersi da una legge elettorale bocciata dalla Corte Costituzionale e ferma in un vociare confuso e litigioso oltre ogni ragionevole certezza. Quella stessa Corte oltre tutto che vede i suoi Presidenti succedersi con rotazione annuale per potere, in questo modo, raggiungere tutti la pensione con il massimo grado, ergo con il massimo dell’indennità. Piccoli vizi italiani, burocrazie lente e strapagate, giustizia al collasso, scuola a pezzi. A proposito, ha senso parlare di Indulto mentre al Senato giace da giugno una proposta che svuoterebbe le carceri in maniera più permanente. E’ ferma in commissione perché il Presidente di quella commissione non la mette in calendario. Succede così a quasi tutte le leggi di questo paese, qualunque cosa normino ci sarà sempre un un direttore di dipartimento che troverà un’interpretazione autentica di quella legge contraria allo spirito per cui era stata fatta e ci sarà sempre una decisione del Tar del Lazio che contraddica quanto stabilito da altri tribunali. L’incertezza del diritto regna sovrana nel paese delle indulgenze plenarie.

Luigi Galluzzo

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