Nasce il Crocetta-bis. Fuori Nicolò Marino e Mariella Lo Bello. Tensioni nel Pd

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RIMPASTO. Nato nella notte il nuovo governo. Nella giunta entrano Agnello (Economia), Calleri (Energia), Fiumefreddo, Torrisi, Bruno e Reale. Confermati gli uscenti Borsellino, Vancheri, Scilabra, Stancheris, Sgarlata, Valenti. Spaccatura nel Pd: il governatore e Faraone scaricano il segretario Raciti. Tensioni anche nell’Udc.

Lo strappo c’è stato. Forte, fortissimo. Solo fra qualche ora si capirà quante possibilità ci siano di ricucirlo. Ma la frattura tra il governatore e il segretario regionale Pd ha generato il “Crocetta-bis”. Il secondo governo di questa legislatura. Mutato per metà del proprio identikit. Ai posti-chiave dell’Economia e dell’Energia vanno rispettivamente il professionista palermitano Roberto Agnello e il leader del Megafono in Toscana e presidente dell’associazione Caponnetto, Salvatore Calleri.

Rosario Crocetta

Rosario Crocetta

In quota Pd (area Renzi) ecco Giuseppe Bruno. I Drs di Totò Cardinale invece lanciano l’ex Soprintendente del Bellini di Catania, Antonio Fiumefreddo, mentre Articolo 4 dovrebbe alla fine proporre Paolo Ezechia Reale. Tra i nomi nuovi, ecco anche uno dei due assessori Udc: si tratta del presidente di Federalberghi Nico Torrisi, che si aggiunge a Patrizia Valenti, uno degli assessori confermati insieme a Michela Stancheris, Linda Vancheri, Lucia Borsellino, Nelli Scilabra e, un po’ a sorpresa, Mariarita Sgarlata, in quota Pd, che all’ultimo minuto l’ha spuntata su Mariella Lo Bello.

Mariella Lo Bello perde la poltrona di assessore

Mariella Lo Bello perde la poltrona di assessore

Ma proprio su quest’ultima nomina non è ancora detta l’ultima parola. Una parola che verrà scritta invece nelle prossime ore, durante una direzione regionale del Pd che si prospetta infuocata. Proprio nei minuti nei i quali filtravano le indicazioni dei nuovi assessori, il segretario regionale Raciti, con una nota, precisava che “i nomi del Pd verranno resi noti solo in occasione della direzione regionale”. Una precisazione necessaria, in una giornata nella quale il presidente Crocetta faceva sapere di aver ricevuto il “via libera” dal Pd nazionale per la formazione della giunta. Un “sì” che sarebbe giunto direttamente dal componente della segreteria nazionale Davide Faraone, con la benedizione siciliana del senatore Lumia che aveva incontrato il presidente della Regione – insieme a Totò Cardinale – prima dell’accelerazione finale.

Nelly Scilabra nell'atrio della scuola Roncalli

Nelli Scilabra resta in giunta

Ma il sì di Faraone e Lumia non sarebbe stato per nulla gradito al leader regionale del partito. Un malumore che deve essere arrivato a Roma, da dove sono partiti, nel breve giro di pochi minuti, due dichiarazioni un po’ contorte. La prima, del vicesegretario nazionale del Pd Guerini attribuiva agli organi politici regionali il compito di scegliere gli assessori. Un’altra, sempre proveniente dal Nazareno, specificava come a occuparsi del rimpasto in Sicilia fosse Faraone per la direzione nazionale, e Raciti per la direzione regionale. Insomma, l’imbarazzo appariva evidente. Mentre le trattative andavano avanti e si scioglievano i nodi più stretti. Ma restavano le tensioni e le macerie. Le divisioni evidenti di un partito che vedeva schierati da un lato i “renziani” e i “crocettiani” dall’altra l’area Cuperlo e AreaDem, rimaste a bocca asciutta a vantaggio della coppia pigliatutto Crocetta-Faraone.

E le divisioni alla fine sono emerse in maniera evidente anche nell’Udc, dove buona parte del gruppo parlamentare non avrebbe gradito la scelta del leader D’Alia di indicare i nomi a Crocetta in controtendenza con quanto deciso propri nel corso di una riunione tra i leader del partito e i parlamentari regionali. Non è piaciuta soprattutto la scelta di confermare Patrizia Valenti, visto che i deputati chiedevano un vero e proprio azzeramento della vecchia delegazione di “tecnici”, per fare spazio a personalità con una maggiore caratterizzazione politica.

“Il vero motivo – spiega qualche scontento del gruppo – per cui abbiamo deciso di partecipare alla partita del rimpasto”. Intanto, i Drs di Totò Cardinale e Beppe Picciolo “incassano” l’ingresso nel nuovo governo, rappresentato da Antonio Fiumefreddo, auspicato nei giorni scorsi da Marco Forzese che a caldo commenta: “Sono felicissimo di questa scelta, che ho voluto fortemente”. Nel nuovo governo, poi, ecco anche Articolo 4, che ha dovuto accettare le condizioni del governatore: uno e non due assessori in giunta per gli uomini di Leanza e Sammartino. Non a caso, proprio Leanza esprime, pochi minuti dopo l’ufficializzazione del nuovo esecutivo, “forti perplessità su questa giunta”. Il nome scelto da Articolo 4 è quello di Paolo Ezechia Reale, candidato tra le fila del centrodestra nelle ultime elezioni amministrative di Siracusa, proprio contro un uomo di Renzi, Giancarlo Garozzo.

Nicolò Marino fuori dal governo

Nicolò Marino fuori dal governo

 

Insomma, la giunta è praticamente fatta. Ma restano le macerie. Crocetta ha spiegato nel comunicato che annunciava la nuova giunta di avere agito “con l’obiettivo di chiudere velocemente la questione che ormai si prolungava da troppo tempo”, sottolineando l’impulso dato da Faraone e le richieste pressanti giunte fino a oggi pomeriggio dalle parti sociali (la Confindustria, ma anche Cisl e Uil). Tra poche ore la direzione regionale del Pd dovrà dare ufficializzare l’appoggio del partito siciliano al “Crocetta-bis”. O prenderne le distanze. O, come ultima e non così lontana ipotesi, prendere atto della lacerazione stessa di un partito che ha vissuto la notte del rimpasto tra imbarazzi, smentite, passi indietro e contraddizioni.

 

Fonte: www.livesicilia.it

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