Moscatt: “Se il partito decide unitariamente una candidatura, niente primarie”

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ELEZIONI AGRIGENTO. Incontriamo il parlamentare del Pd Tonino Moscatt: “Niente alleanze frutto di fusioni a freddo… Enzo Campo potrebbe essere un candidato qualora si decidesse di fare delle primarie di coalizione… Masone? In questo momento tutti sono candidabili…”

Tonino Moscatt

Tonino Moscatt

Le elezioni amministrative ad Agrigento si celebreranno in primavera e non in autunno, come si sperava, ma il dibattito politico non si è sedato ed è anzi animato da ulteriori stimoli. Nella città commissariata, continua a salire il numero degli agrigentini che si propongono come candidati a sindaco: a Giuseppe Di Rosa ed  Enzo Campo, si sono aggiunti Andrea Cirino, Papa Madoke Diop e Michele Nantele, mentre si attende ancora che Lillo Firetto sciolga i dubbi sulla sua eventuale candidatura.

Per sentire gli umori all’interno del Pd abbiamo incontrato, alla festa dell’Unità di Sciacca, Tonino Moscatt, deputato nazionale del Pd, con un passato nella segreteria provinciale e regionale della Federazione della Sinistra giovanile e un’esperienza di assessore al Comune di Favara.

Un giudizio sulla precedente amministrazione.

“È un’amministrazione che, come tutti sappiamo, si è interrotta in maniera brusca. Dopo il passaggio di Marco Zambuto al Partito Democratico, si stava provando a rilanciare un nuovo percorso politico con nuovi assessori e con una nuova agenda programmatica. Quell’interruzione ha determinato la fine di un’esperienza e adesso ci prepariamo a quello che verrà”.

Cinque candidati, ad oggi, e siamo ancora a settembre. Alcuni forse spariranno dalla scena, da adesso alla primavera prossima, o altri se ne aggiungeranno. In questo momento la posizione del Pd è di attesa o avete già le idee chiare su un candidato?

“Abbiamo avviato  una discussione e non intendiamo partire dal nome: è sbagliato immaginare che, prima, si presenti la persona, e, poi, si cominci a pensare alle prospettive della città. Abbiamo fatto più di un incontro a livello provinciale per creare quella cabina unica di regia che consenta di individuare degli obiettivi condivisi in tutti i Comuni che andranno al voto. I Comuni della provincia di Agrigento non sono isole, ma devono avere comuni obiettivi per creare sinergie. Sulla città di Agrigento, che è il capoluogo, si avvierà sicuramente un cantiere di discussione che coinvolga quella parte di società che vuole avanzare delle proposte. Noi vogliamo parlare di turismo, di cultura, di commercio, di impresa, e con chi parlarne se non con i diretti interessati? Immaginiamo un nuovo cantiere programmatico sul quale aggregare le forze che vogliono starci.  Dopodiché, se il partito, insieme agli altri soggetti che vogliono ragionare insieme al Pd, troverà una convergenza su un nome, ben venga tale intesa; altrimenti, c’è uno strumento straordinario, che è quello delle primarie, che mette in campo non solo diverse personalità con il loro carico di esperienza, di competenze, di visioni e di prospettive, ma realizza anche un sistema di animazione politica, che si fa a viso aperto e non nelle botteghe”.

Dunque per voi è essenziale o no che si arrivi alle primarie? C’è Enzo Campo, che è sostenuto anche da soggetti appartenenti ad aree vicine al Pd: potrebbe essere un candidato delle primarie?

“Potrebbe essere un candidato delle primarie, qualora si decidesse di fare delle primarie di coalizione. Enzo Campo è persona di grande intelligenza, stimatissima; ma è chiaro che noi viviamo all’interno di un partito che ha delle regole, una classe dirigente e persone altrettanto brave e altrettanto preparate. Noi vogliamo innanzitutto inquadrare gli obiettivi  che vogliamo raggiungere per la città. Se ci dovesse essere un ragionamento di primarie di coalizione, Enzo Campo potrebbe essere uno dei candidati”.

Mi faccia un nome: Maurizio Masone, già assessore di Marco Zambuto sarebbe disponibile a candidarsi?

“Le disponibilità possono provenire da parte di tutti. È chiaro che, chi per anni ha lavorato per Agrigento ed è classe dirigente di questo partito,  è  in questo momento candidabile per rappresentare l’intero Pd: un’area vasta di centrosinistra alla guida della città. In questo momento tanti sono candidabili. Il Pd in questi mesi farà sintesi sugli obiettivi e sulle persone”.

Vuol dire che potrete anche individuare un candidato senza proporre le primarie, trovando una convergenza all’interno del partito?

“Perché no? Se in questi mesi riusciremo a convergere su una persona e aggregare attorno a tale candidatura un insieme di soggetti che corrono per sostenere gli obiettivi che il candidato incarna, perché no? Lo strumento delle primarie si realizza quando il partito decide di animare la politica anche con uno strumento di partecipazione. A me le primarie piacciono, perché permettono di coinvolgere i cittadini, di renderli protagonisti, consentono il confronto e animano la politica. Ma se il partito decide unitariamente una candidatura… ben venga”.

Non viene neanche valutata l’ipotesi di una coalizione ibrida tra centrosinistra e centrodestra, sul modello del Governo nazionale, convergente sui programmi?

“Le coalizioni si costruiscono sulle idee, sui programmi e gli obiettivi. Personalmente non mi piace immaginare che ci siano delle botteghe in cui i parlamentari o i rappresentanti dei partiti si riuniscono per decidere come fare delle alleanze, stringendosi la mano. A me piace l’idea che ci si confronti con il popolo, con chi rappresenta le parti sociali, le categorie, i sistemi produttivi, le aggregazioni culturali, economiche. Questo è lo spirito per costruire programmi. Dopodiché ci sono i tavoli della politica. Ma non penso sia possibile immaginare delle alleanze che nascano come “fusioni a freddo”, a prescindere dall’idea di coinvolgimento generale di chi vive la città. Le alleanze vanno costruite in un sistema serio, soprattutto tenendo conto degli obiettivi e dei programmi”.

Il problema del pericolo dissesto, al Comune di Agrigento, non rischia di vanificare qualsiasi programma? O ci sono le soluzioni?

“Il problema del Comune di Agrigento è il problema fotocopia di tantissimi comuni siciliani e italiani. Chi avrà l’ardire di candidarsi a sindaco e chi avrà la responsabilità di guidare la città di Agrigento saprà che uno dei primi obiettivi che deve raggiungere è  immaginare un bilancio che sia di garanzia per la stabilità dell’ente. Da questo punto di vista l’Anci che può fornire un autorevole sostegno: ci sono le fondazioni dell’Anci che si occupano di aiutare i Comuni per la riorganizzazione del sistema finanziario. Deve esserci, inoltre, la capacità, da parte di chi avrà la responsabilità di governare l’ente, di trovare le soluzioni: non con l’aumento delle tasse ma attraverso la riorganizzazione del sistema di ingresso delle tasse che già esistono. Molto spesso nelle concessioni edilizie, nelle sanatorie, così come in altri ambiti, in cui il Comune dovrebbe riscuotere, non si riesce a farlo in maniera organizzata. Chi si candida alla guida di una città, deve sapere che dovrà amministrarla come un buon padre di famiglia, prima di tutto verificando lo stato economico dell’ente e poi lavorando affinché quel bilancio sia utile a realizzare gli obiettivi, sia nelle emergenze, che negli obiettivi a medio e lungo termine. La città di Agrigento non può essere una città che si governa nell’emergenza continua. Deve essere una città a cui restituire una nuova anima, con grandi obiettivi a medio e lungo termine”.

Quali obiettivi, può farcene un esempio?

“Agrigento non può che diventare la città del Mediterraneo, cuore di un nuovo sistema. Agrigento non può andare sulle cronache dei giornali solo per le tragedie legate al fenomeno migratorio, né per l’abusivismo nella Valle dei Templi, deve cominciare ad andare sulle cronache perché diventa il laboratorio d’Europa per le politiche del Mediterraneo, dall’Università alle scuole, dal patrimonio dei beni culturali a tutti coloro che operano nel territorio”.

Una nuova amministrazione della città all’insegna della continuità o della discontinuità, rispetto alla gestione Zambuto?

“Dobbiamo dire: nuova prospettiva per la città futura. E la città futura si costruisce prendendo tutto ciò che di buono si è fatto in quegli anni e immaginando tutto ciò che di straordinario si può costruire per il futuro”.

Come giudica i candidati che si sono fatti avanti finora?

“Non giudico, ma apprezzo il coraggio di chi vuole metterci la faccia. Preferisco di gran lunga tutti coloro che hanno voglia di dire e di fare. Non importa che lo facciano per ambizione personale o per follia, o per qualunque altra ragione. È gente che lo fa a viso aperto e che è pronta a farsi giudicare dai cittadini: sono gli elettori fortunatamente a valutare e a decidere a chi dare fiducia. Mi spaventa invece il silenzio in una competizione elettorale”.

Si riferisce alla passività e all’indifferenza della città?

“No, mi riferisco soprattutto a quelli che rimangono nelle loro case, a vivere il loro quotidiano, e si servono di social network, come facebook, soltanto per criticare, per disprezzare il lavoro o l’impegno degli altri. Preferisco chi invece decide di dare il proprio contributo non solo in politica, ma anche nella società civile mettendoci la faccia”.

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