Morti che cadono dall’alto

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Morti che fanno notizia un giorno e poi scompaiono. Eppure sono tante e non sono certo il frutto del caso o del destino.

Venerdì scorso a Carrara è toccato a Luciano Pampana, cavatore di 58 anni. Nei primi cento giorni del 2018 i caduti sul lavoro ammontano a 176. Se la tendenza è questa ci si avvia per quest’anno a cifre da record. Le chiamano morti bianche. A quanto pare il bianco indica il fatto che queste morti non hanno direttamente un responsabile. Insomma nessuno ha sparato o infilato un coltello in pancia. Sono le morti sul lavoro. Uomini e donne che bruciano o cadono o vengono schiacciati da massi, pietre, camion.

Poi ci sono le morti verdi. Sono quelle che accadono nell’agricoltura e, in particolare, quando un trattore si rovescia e schiaccia il conducente. Morti quasi anonime. Numeri nelle statistiche. Morti che fanno notizia un giorno e poi scompaiono. Eppure sono tante e non sono certo il frutto del caso o del destino. C’è un sito, l’Osservatorio indipendente morti sul lavoro, aperto e portato avanti da Carlo Soricelli, che funziona da dieci anni, da quando, molti lo ricorderanno (o forse no), sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morirono bruciati vivi, che registra e segnala le morti bianche, andando oltre le statistiche ufficiali. Infatti, identificare le morti come bianche o verdi non solo questione di statistica, ma anche di interpretazione del tipo di incidente e di morte che poi dovrà essere classificato. Riporto dal sito ciò che scrive Carlo Soricelli sui morti del 2017:  “Dall’inizio dell’anno al 31 dicembre sono morti sui luoghi di lavoro 634 lavoratori: con i morti sulle strade e in itinere con il mezzo di trasporto, si superano i 1400 morti complessivi. Gli agricoltori schiacciati dal trattore sono come tutti gli anni il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L’agricoltura, come tutti gli anni, supera abbondantemente il 30% di tutti i morti sul lavoro. Il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro hanno più di 60 anni. Gli edili superano il 20% di tutti i morti sul lavoro.

La maggioranza di queste vittime cadono dall’alto; dai tetti e dalle impalcature. Nelle aziende dove è presente il sindacato le morti sono quasi inesistenti: le poche vittime nelle fabbriche che superano i 15 dipendenti sono per la stragrande maggioranza lavoratori che lavorano in aziende appaltatrici nell’azienda stessa: spesso manutentori degli impianti. La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni. Anche il Jobs Act per la possibilità di essere licenziati, senza appello, ma solo con un po’ di denaro, rende i lavoratori licenziabili se si oppongono a svolgere un lavoro pericoloso. Gli stranieri morti per infortunio, sono oltre il 10% dall’inizio dell’anno, è così tutti gli anni. Il 30% dei morti sul lavoro spariscono ogni anno dalle statistiche. Tra l’altro e in ogni caso i morti sui luoghi di lavoro monitorati dall’Osservatorio sono sempre molti di più di quelli monitorati dell’INAIL”. Per non parlare poi dei feriti o di coloro che restano menomati o invalidi.

Nel Candido di Voltaire, il protagonista e il suo amico Pangloss incontrano un nero semisvestito senza la gamba sinistra e senza la mano destra: “è il signor Vanderdenthur che ti ha ridotto così?, chiese Candido. Sissignore, rispose il nero, è l’uso. Come abito ci viene dato un paio di pantaloni di tela due volte l’anno. Quando lavoriamo negli zuccherifici, se la macina ci prende un dito ci tagliano la mano, e se ci viene voglia di scappare ci tagliano una gamba: mi sono capitate entrambe le cose. E’a questo prezzo che voi altri in Europa mangiate zucchero”.

Abbiamo veramente superato questo tempo? Certo, le gambe e le mani, a quanto si sa, non vengono più tagliate, tuttavia, il prezzo è ancora più alto. E’ la vita di chi lavora.

Foto da internet

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