Morte intrauterina, Maresi: “Prevenzione, imperativo categorico”

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Concluso ad Agrigento il corso di aggiornamento. Bennici: “Necessario conoscere i fattori di rischio”.

donna in cinta

Come informare una paziente che il che il cuore del bambino che porta in grembo non batte più? Quali toni utilizzare per dare una notizia tanto delicata?

Sono questi alcuni dei quesiti a cui gli operatori sanitari devono saper rispondere, volenti o nolenti, “Se la morte arriva prima della vita”.

È pur vero che “Quando si parla di ostetricia – spiega Salvatore Bennici, Capo Dipartimento Materno Infantile ASP di Agrigento – si pensa soltanto ai meravigliosi aspetti della Professione, dimenticando che nella realtà quotidiana del nostro lavoro possono essere presenti momenti terribilmente tristi”.

Tuttavia, la morte inattesa del feto e del neonato si presenta molto più spesso di quanto si possa immaginare: un caso al mese solo in provincia di Agrigento.

Ma perché non se ne parla? Perché le famiglie colpite da questi lutti tendono a celare il loro dolore?

Forse perché la morte intrauterina e perinatale, per molti, è ancora un tabù. Da qui, sottolinea la dott.ssa Giovanna Bestetti, psicopedagogista, la necessità di un adeguato supporto psicologico alla coppia che deve elaborare il lutto, supportata ed accompagnata in un processo di cambiamento da operatori qualificati: medici, infermieri, ostetriche e psicologhe. Si tratta di un processo nel quale concorrono professionalità diverse, ma che seguono e perseguono tutte un unico obiettivo: ripristinare il benessere psico fisico della coppia.

Questo benessere deve porre le sue basi su risposte concrete che soddisfino i perché dei mancati genitori. E quantunque dal 25% al 60% delle MIF rimanga “sine causa”, oggi per dare risposte certe alle famiglie e soprattutto per prevenire malformazioni neurologiche postnatali, in alcuni casi, è necessario eseguire non solo l’esame autopitico, ma anche l’esame della placenta, spiega il Professor Emiliano Maresi. Prevenire, anche in questo caso, diventa l’imperativo categorico.

Quelli appena accennati sono solo alcuni dei temi affrontati durante il corso di aggiornamento sulla prevenzione della morte endouterina fetale, tenutosi ad Agrigento lo scorso 13 giugno.

Salvatore Bennici conclude dicendo: “Conoscere i fattori di rischio, omogeneizzare, con profonda umanità, le cure preconcepimento e prenatali, condividere percorsi diagnostici appropriati, migliorare il counseling e le competenze affettivo relazionali, risulta necessario, non solo per rispondere concretamente alle domande dei professionisti ginecologi, ostetriche, clinici, pediatri, ma anche a quelli dei genitori e delle famiglie, e talvolta anche a quelle dei magistrati”.

 

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