Morire a 29 anni per due panini e un fritto. La tragica morte a Pisa di un un pony express.

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La tragica morte a Pisa di un un pony express. “Bisogna smadonnare con questo sistema di lavoro che mette a rischio la vita di ragazzi che cercano di raggranellare qualche soldo”.

Maurizio Cammillini (foto da Il Tirreno)

Morire a 29 anni per due panini e un fritto. Maurizio Cammillini è finito contro un palo a Pisa mentre con la moto presumibilmente si scapicollava a portare i panini e il fritto per arrivare in tempo con il cibo caldo. Due panini e un fritto. Una vita vale due panini e un fritto. In precedenza aveva confidato agli amici di avere ricevuto tre euro in meno di paga perché era arrivato tardi. Se per qualche motivo un pony express arriva in ritardo sono cavoli suoi. Quante volte mi sono divertito a vedere i film americani ambientati a New York o a Los Angeles dove, in mezzo a un traffico apocalittico, sfrecciano gli intrepidi corridori della pizza calda. Quante volte ho smadonnato con i pony express che sfrecciavano tra le auto tagliandoti la strada mentre si districavano nel traffico. Non lo farò più.

Bisogna smadonnare con questo sistema di lavoro che mette a rischio la vita di ragazzi che cercano di raggranellare qualche soldo. Bisogna soprattutto lottare per impedire che si possa morire per due panini e un fritto. C’è, a quanto pare, la competizione tra i potenziali pony express per essere assunti. Una volta si sarebbe detto una lotta tra poveri. E oggi? Dovremmo dire: il bello della competizione? Il grande filosofo Adam Smith, il padre dell’economia politica, usò la famosa metafora della mano invisibile per spiegare e giustificare la concorrenza nel mercato capitalistico. Semplifico un po’, ma a un dipresso, Adam Smith sosteneva che ciascuno agisce per il proprio interesse egoistico, ma così facendo, operando cioè per se stessi, si fa il bene sociale, perché una mano invisibile regola le relazioni economiche e sociali e anche se, nella lotta di mercato, uno perde e l’altro vince, l’uno affonda e l’altro emerge, il risultato complessivo è sempre un avanzamento nella produzione e nella circolazione dei beni. Non è la benevolenza, né l’altruismo che spingono in avanti la società, ma l’egoismo. Questa visione comparve nel XVIII secolo, ma mostra la realtà dei giorni nostri.

Il lavoro precario, che spesso è anche lavoro nero, è il prodotto più avvelenato di una mano invisibile che tanto invisibile non è. La vediamo operare ovunque vi sia disoccupazione e bisogno di lavoro. Getta nell’ansia e nell’insicurezza migliaia di persone, in buona parte giovani, i quali, illudendosi di avere tempo futuro, accettano la condizione precaria del lavoro come temporanea e non vincolante. E così dovrebbe essere se non fosse che l’insicurezza del lavoro dura invece tutta una vita e costringe donne, uomini, ragazze, ragazzi a farsi concorrenza fra loro e a investire nell’alcol, nella droga e nel vivere senza dormire le proprie insicurezze e paure.

Oggi è così, domani si vedrà. Invece domani non si vedrà niente. In una società in cui non vi è sicurezza del lavoro in generale, il lavoro precario ha la funzione perversa di dare un senso sbagliato di libertà perché diventa un rinvio senza fine. Non si ha mai il tempo di diventare adulti. Si è ormai già schiavi degli altri e di se stessi. Questo è il lato horror del mantra: “essere imprenditori di se stessi”, utile per scaricare sul lavoratore precario colpe e responsabilità. Questa è la parte oscura della nostra società dove l’interesse e l’egoismo sono la condizione normale di vita, salvo poi lavarci la coscienza pregando in una chiesa, in una moschea, in una sinagoga, meditando in un tempio, discettando in una sala conferenze, tutti luoghi dove, solo in apparenza, siamo tutti eguali.  Se una vita vale due panini e un fritto e spesso anche meno di questo, non è il colore della pelle o il paese d’origine che fa la differenza, ma la condizione di diseguaglianza e la guerra concorrenziale tra chi è più diseguale di un altro. Per vedersi dentro oggi è necessario uscire dalle chiese, dai templi, dalle sale e guardare fuori dove si muore per due panini e un fritto.

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