Morbo di Parkinson, fondamentale guadagnare tempo

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I nuovi farmaci utilizzati sono in grado di rallentare la progressione della malattia, ma è importante diagnosticarlo appena si presentano i primi sintomi.

Diagnosticare e riferire al paziente che è affetto dal morbo di Parkinson non è emotivamente semplice per un medico. Di contro, da parte del paziente c’è sempre la speranza di fronte ad inequivocabili sintomi specifici e riferibili che possa trattarsi solo di acciacchi dell’età che avanza.

Il paziente, spesso, è restio a recarsi dallo specialista nel momento in cui ne percepisce i sintomi, che il più delle volte sono specificii e riconducibili alla malattia. Infatti, i primi sintomi identificabili nel tremito possono rappresentare il campanello d’allarme precoce per potere iniziare subito la terapia che, purtroppo, non ne arresta la progressione, ma ne produce sicuramente beneficio, cosa che spesso non avviene completamente se il  trattamento non è effettuato tempestivamente.

Nel morbo di Parkinson è indispensabile guadagnare tempo, perchè i nuovi farmaci utilizzati sono davvero in grado di rallentare la progressione  della malattia.

Ci sono dei piccoli segnali clinici che possono orientare il paziente nel sospetto possa trattarsi del morbo di Parkinson e questi  sono dei sintomi che dovrebbero indurre l’individuo colpito dalla patologia ad un controllo neurologico.

I SINTOMI

I disturbi del sonno, che si manifestano con formicoli alle gambe, meglio conosciuti come “la sindrome delle gambe senza riposo”; il paziente, inoltre, sente la necessità di doverle muovere di continuo e ne  consegue un forte disagio ed uno scarso riposo durante il sonno della notte. Altro disturbo del sonno è l’apnea notturna, cioè l’improvviso arresto momentaneo della respirazione. Sicuramente non tutti i pazienti che soffrono di apnea o della sindrome delle gambe senza riposo avranno il Parkinson, ma una buona percentuale del 40% circa, potrebbe avere la patologia. Pertanto è bene non sottovalutare mai nessun cambiamento nella nostra vita di sempre perchè questi segnali potrebbero essere veri e propri  “avvertimenti”, dunque da non sottovalutare mai.

Perdita del senso dell’olfatto, sintomo purtroppo riconosciuto troppo tardi. Tra i racconti dei pazienti: la perdita del sapore di cibi che hanno sempre gradito e preferito. Nel morbo di Parkinson le cellule nervose addette alla produzione di dopamina non funzionano più  perché muoiono; la dopamina è quel neurotrasmettitore che trasporta, a mo’ di messaggero, i segnali tra cervello, muscoli e i nervi di tutto il corpo. Quando manca la dopamina si arrestano tali comunicazioni e si ha la perdita dell’olfatto;

Dolore persistente al collo, segnale clinico più comune alle donne. Questo è il terzo segnale premonitore più importante dopo il tremore e la rigidità. E’ un dolore diverso da quello comune, si presenta infatti come un formicolio o  un intorpidimento che non va via come avviene in una normale contrazione muscolare, anzi si estende alla spalla e al braccio.

La scrittura lenta e stretta, perché scrivere per il paziente diviene molto faticoso. Anche abbottonarsi i vestiti diviene lento e faticoso. Mancanza di espressione facciale, perché la dopamina non interviene più sui muscoli facciali che di conseguenza diventano rigidi. Tale contrattura facciale è conosciuta in medicina come “maschera di Parkinson” o faccia. di pietra.

Stitichezza e gas nell’intestino. Questi sono tra i sintomi precoci molto sottovalutati, perché si ritrovano frequentemente in tante altre situazioni cliniche, come per esempio può succedere dopo un pasto copioso, solo che nel Parkinson il senso di pienezza gastro-intestinale, e il disagio che ne consegue, lo si avverte anche dopo un pasto leggero e poco abbondante. Cambiamenti del tono della voce. Anche le parole vengono pronunciate male a causa dell’irrigidimento dei muscoli facciali. Cambiamenti della personalità causati da ansia e depressione.

Eccessiva sudorazione non giustificata, per esempio nelle donne, dalla menopausa o da stati d’ ansia e di paura; ciò succede  perché anche qui, come per l’intestino, vi è una netta compromissione della regolazione da parte del sistema nervoso autonomo, coinvolto nel processo morboso e degenerativo.

Braccia che oscillano, cioè il braccio, non andrà dove il cervello gli dice di andare; seguirà una sempre più marcata rigidità muscolare per aumento del tono muscolare. Si noterà, mentre questi pazienti camminano, che un braccio oscillerà meno dell’altro.

Il Parkinson è davvero una delle tantissime malattie difficili da accettare, ma osservare ogni minimo cambiamento del nostro corpo può in qualche modo difenderci, fin dove si può, da malattie ingravescenti ed invalidanti. Gli scienziati, da qualche anno, stanno studiando gli effetti benefici sul morbo di Parkinson da parte dei farmaci utilizzati per la terapia contro il diabete di tipo II. Sono studi sperimentali da valutare in termini di efficacia nel tempo, ma speriamo che molto presto si possa attenuare con l’impiego di questi farmaci, già conosciuti nella pratica medica, una delle patologie più inquietanti che purtroppo a tutt’oggi colpisce molte persone senza possibilità di guarigione.

Foto da Internet

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