Modì e la famosa beffa dell’estate 1984

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Le tre leggendarie teste falsamente attribuite a Modigliani. L’importante lezione che i tre ragazzi di allora, autori dello scherzo, e il giovane artista ci hanno dato.

Modigliani tv

A Livorno sono esposte, alla Fortezza Vecchia, le tre leggendarie teste falsamente attribuite a Modì. Sulla famosa beffa dell’estate 1984 si è detto di tutto, a cominciare dal fatto che solo a dei livornesi poteva venire in mente di fabbricare delle false teste e di buttarle nel canale. C’è però un particolare, se si vuole un dettaglio, che a mio parere, come spesso accade con i dettagli, rivela un mondo intero. Quando i tre ragazzi gettarono nel fosso la loro testa, un signore li vide e andò a denunciare la cosa in Comune. Nessuno gli credette. Questo particolare ci dice molte cose sul rapporto tra sistema culturale dell’arte (ma non solo: si potrebbe coinvolgere facilmente quello della scienza e le sue non poche bufale), potere dell’autorità riconosciuta come tale e dunque depositaria della verità e psicologia dello sguardo che vede soltanto ciò che gli si dice di vedere. Ma anche molte cose sul senso critico labronico che, molto livornesemente e molto toscanamente, ha assunto la dimensione di una beffa.

Aristotele, a proposito del teatro e della verosimiglianza delle tragedie che vi si rappresentavano, suggerisce che”si deve preferire l’impossibile verisimile al possibile incredibile”. Egli sapeva bene che per coinvolgere lo spettatore è necessario che le storie abbiano i tratti familiari della verisimiglianza. Una cosa falsa, per essere accettata come se fosse vera, deve essere credibile. E come poteva non essere credibile il ritrovamento delle teste dopo che si era creato tutto un clima teatrale di attese e di aspettative accresciuto dal desiderio dello scoop nel contesto già dominante dei mass media.

La notizia del ritrovamento fece infatti il giro del mondo e insigni studiosi come Giulio Carlo Argan o Carlo Ludovico Ragghianti (che, sia ben chiaro, nonostante l’errore clamoroso, rimangono tali) ci cascarono e anzi con la loro autorevolezza resero ancora più credibile la verità del ‘fatto’. Le teste erano autentiche. D’altra parte, quando nella nostra vita quotidiana ci convinciamo di qualcosa che acquista la forma della certezza, la nostra tendenza molto spesso è di voler piegare i fatti che la contraddicono a quella certezza, piuttosto che metterla in dubbio. A chi non è capitato di scoprire tardi (a volte troppo tardi) delle verità su qualcuno dei nostri cari di cui non sospettavamo minimamente l’esistenza e che non volevamo accettare. Più siamo dentro alle cose, più ci viene difficile guardarle con altri occhi. Per questo ci volle un bel po’ che si arrivasse alla verità dei fatti e quei tre ragazzi, lo ricordo bene, dovettero scolpire una testa di Modì con il Black & Decker (grande vincitore di questa storia) in diretta alla TV per dimostrare di essere loro gli autori.

falsi modigliani

A Livorno molti sembrano quasi vergognarsi di questa storia o quanto meno provano imbarazzo, e lo stesso accento posto sulla beffa e sulla livornesità a volte pare nascondere quasi uno stereotipo del livornese compiaciuto di un’identità che si caratterizza per lo scherzo, la beffa, l’irrisione. E’ un errore, perché in questo modo il tutto rischia di diventare folklore o notizia balneare. Si perde così un’importante lezione che i tre ragazzi di allora e il giovane artista ci hanno dato, quella per cui la cultura non è riducibile al potere dei mass media, allo spettacolo, al suo farsi merce, all’ansia del successo. Quando vi è questo appiattimento, il falso si mette la maschera del verosimile e si presenta, a notra insaputa, come vero. Quando questo avviene, e oggi sta avvenendo, il sapere perde il suo sale, che è il senso della critica, comunque questa si esprima, con una beffa oppure con una presa di distanza. Il senso della critica: quella che ci aiuta a guardare con altri occhi ciò che noi troppo spesso guardiamo senza vedere.

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One Response to Modì e la famosa beffa dell’estate 1984

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    10 agosto 2014 a 16:15

    Essendomi piaciuto il tuo ultimo articolo sul confine fra Etica e Non Etica, che ho appena commentato, sono andato a guardarmi gli altri precedenti e mi sono imbattuto in questo che aveva preceduto il mio “L’idraulico e van Gogh” in cui pure io richiamo, guarda caso, l’episodio delle teste di Modigliani che ricordo molto bene – fino alla famosa “prova in diretta” a colpi di Black & Deker.
    Anche in questo caso, complimenti.

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