Mimmo Russello: “Voglio sporcarmi francescanamente le mani”

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L’ex sindaco di Favara, candidato alle regionali nella lista Italiani Liberi e Forti, spiega i motivi del suo ritorno in politica, dopo la piena assoluzione dalle pesanti accuse di responabilità per il tragico crollo della casa dove persero la vita le sorelle Chiara e Marianna Bellavia. “Allora mi sono dimesso da sindaco per il convinto rispetto che ho della legge e della magistratura. Nessun cittadino doveva pensare anche per un solo giorno di avere un sindaco indagato per la morte di due bambine”

Mimmo RusselloDomenico Russello, detto Mimmo, 50 anni tra pochi giorni, non è nuovo alla politica. Per la prima volta, però, ha preso la tessera di un partito: Italiani Liberi e Forti, fondato nel gennaio scorso. E’candidato per il rinnovo dell’Assembla Regionale siciliana, nella lista che sostiene la candidatura del pronipote di don Luigi Sturzo, il magistrato Gaspare Sturzo. Russello, avvocato, è stato sindaco di Favara dal maggio 2007 fino al marzo 2011. Dopo aver rotto con i partiti della coalizione che lo sosteneva ha istituito una giunta tecnica, ma ad indurlo alle dimissioni sono state le conseguenze giudiziarie scaturite a seguito della morte di due bambine, Marianna e Chiara Pia, nel crollo della loro casa nel centro storico di Favara. Assolto con formula piena dalle pesanti accuse di responsabilità nell’avere omesso i dovuti controlli ed aver adottato le necessarie misure preventive, ora si sente pronto ad una nuova avventura politica.

 

– La sua scelta di dimettersi per un’accusa da cui poi è stato assolto. Altri, convinti della propria innocenza, non avrebbero sacrificato la loro carriera politica …
“Per me legalità è il convinto rispetto della legge. Dopo aver fatto rispettare la legalità per quattro anni, aver fatto costituire il Comune di Favara parte civile nei processi di mafia, aver dato ingestione i beni confiscati alla mafia a cooperative di giovani, dopo tutto questo impegno, sono finito mio malgrado sotto inchiesta. Il 28 marzo 2011, ad ora di pranzo, ho ricevuto la telefonata dalla tenenza dei carabinieri. Mi comunicavano di presentarmi. Era un avviso di conclusione indagini, che non è un rinvio a giudizio; eppure, la stessa sera ho riunito la giunta e l’indomani mi sono dimesso. Non ci ho pensato due volte. L’ho fatto per coerenza nei miei valori e rispetto nella magistratura, ma soprattutto perché ho pensato che nessun cittadino debba poter pensare per un solo altgiorno di avere un sindaco indagato per la morte di due bambine. Ho ottenuto l’assoluzione, in via definitiva. La procura non ha proposto appello. Quindi non ho alcuna pendenza. Mi ero ripromesso: dopo che mi avranno assolto, riprenderò il mio percorso politico. Ed eccomi qua”.

– Sì, ma che cosa pensa di coloro che indagati si presentano da candidati al giudizio degli elettori?
“Sono scelte personali. I codici etici dei partiti spesso prevedono la non candidabilità di soggetti politici che hanno sentenza definitiva di condanna passata in giudicato. Il codice etico di Italiani Liberi e Forti non prevede solo che non si debba essere candidati quando si è condannati, ma che basterebbe anche solo una condanna provvisoria o solo un rinvio a giudizio … e noi con Sturzo abbiamo stabilito che non sono candidati anche coloro che sono indagati”.

– Vi definite una coalizione di “estremisti di centro” di ispirazione cattolica e costituzionale. Una contraddizione in termini … A che cosa si deve questa espressione?
“Per la verità è un’espressione che ho mutuato da un’affermazione dell’arcivescovo Monsignor Francesco Montenegro, proferita nel corso di un incontro privato con il candidato presidente di Italiani Liberi e Forti, Gaspare Sturzo, il segretario nazionale Giovanni Palladino, il presidente nazionale Eugenio Guccione, il segretario regionale Gigi Scalzo e una delegazione di Italiani Liberi e Forti, di cui facevo parte, guidata a livello provinciale da Enzo Di Natali, che è stato un po’ l’animatore iniziale di questa iniziativa politica in provincia assieme a Giovanni Tesè. Nel corso dell’incontro sono venuti fuori i temi che stanno particolarmente a cuore all’arcivescovo e che presentano una totale coincidenza nel nostro programma: il rispetto della legalità e la lotta contro la criminalità e la mafia; l’accoglienza e integrazione degli extracomunitari; l’attenzione ai centri storici. La cattedrale simbolo della nostra cristianità sta per crollare e la Regione ha tagliato circa 15 milioni di fondi destinati alla messa in sicurezza della zona dove sorge la cattedrale. L’arcivescovo si è lamentato con noi del fatto che, occupandosi di temi di natura sociale, che hanno sempre una refluenza di natura politica, spesso qualcuno lo aveva accusato di essere un vescovo di Sinistra. Non gli piace avere appioppato addosso un appellativo politico, che sia di sinistra o di destra: ‘io sono laddove è l’uomo, ha detto, non mi piace essere etichettato, ma, se proprio dovete, io mi definirei un estremista di centro ‘. L’estremista di centro, secondo me, è chi ha una posizione di equilibrio forte, decisa e determinata. L’arcivescovo ha criticato ampiamente quella parte di cattolici che si definiscono tali, ma che rimangono confinati dentro le mura degli oratori e delle chiese. C’è la necessità di spingerli ad un impegno concreto: li ha chiamati cattolici insipidi. C’è bisogno di cattolici che si sporchino francescanamente le mani, che mantengono pulita e integra la propria moralità e che contribuiscono a costruire un nuovo progetto per Agrigento, per la Sicilia e per l’Italia”.

– Lei ritiene che bisogna trasformare il partito dell’astensione in quello dei governanti. Il partito è sempre più quello dell’astensione, con il 32% negli ultimi sondaggi. Oltre 2 milioni di siciliani potrebbero restare a casa il 28 ottobre. Chi tra questi può essere convinto a voler andare a votare e a partecipare all’attività di governo e in che modo?
“Ho avuto la possibilità in queste settimane di incontrare tante persone e la frase che più mi sento dire è questa: io non sarei andato a votare, ma siccome ti candidi tu, andrò a votare e ti darò il mio voto. È alteffettivamente sempre più diffuso il partito dell’astensione. Il ragionamento è che il diritto di voto è un diritto costituzionalmente garantito ed è anche un dovere civico. Se non votiamo facciamo un torto ai nostri padri costituenti. Se ci fosse oggi tolto il diritto di voto saremmo un Paese di schiavi. Non si protesta stando immobili, ma esprimendo il voto in favore di quelle formazioni politiche e di quei candidati che ritengo migliori rispetto ad altri. Invito queste persone a trasformare l’astensionismo in governo attivo, perché con il voto si decide chi mandare a rappresentarci e a governare. Da soggetti passivi e immobili diventiamo soggetti attivi, partecipiamo direttamente alla vita del Paese. E’ una sfida difficile: la gente è stanca della mala politica e della corruzione, ma noi di Italiani Liberi e Forti ci stiamo impegnando per far sì che la gente vada a votare ed esprima questo malessere in modo attivo e partecipativo”.

– Voi affermate che i cattolici in politica, e sono davvero tanti, devono servire e non servirsi? A parlare con ciascuno di loro, però, sembra che abbiano chiaro il concetto di servizio …
“Il popolo dell’astensionismo nasce dalla constatazione che la stragrande maggioranza non svolge l’attività politica con spirito di servizio. Ci sono le eccezioni, è vero. Ma bisogna anche vedere con che intensità svolge questo servizio: se lo fa totalmente o se ogni tanto ci cala qualche interesse privato. Uno dei principi fondamentali della politica sturziana è questo: il cattolico che s’impegna in politica lo fa per servire gli altri e non certo per servire se stesso. Per un cattolico è un imperativo inderogabile”.
– Anche Alfano si è ispirato a Sturzo in molti suoi interventi…
“Certamente. Molti politici affermano che s’impegnano con spirito di servizio e per la gente. Poi vediamo, però, che questo non sempre accade. Se c’è questa sfiducia, se c’è un sistema di corruzione dilagante e se la politica è frutto di clientelismo e se il consenso lo si acquisisce soltanto attraverso il voto di scambio, evidentemente questi principi non vengono realizzati. In questo senso la maggiore credibilità che stiamo cercando di acquisire attraverso la nostra specifica e forte caratterizzazione di identità cristiana e cattolica, deve, o quanto meno dovrebbe, sentire su di sé più impegnativo il rispetto di questo principio”.
– Lei, prima, era con Forza Italia?
“Candidato a sindaco sono stato proposto da una lista civica locale, che però era collegata a Forza Italia, era una composita coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni in maniera netta”.
– Rispetto alle sue esperienze politiche passate, sente più forte questa novità di principi e valori in Italiani Liberi e Forti?
“Un’esperienza straordinariamente nuova. Io per la verità sono stato vicino a Forza Italia, che poi divenne Pdl, e dopo la scissione con Fini, altavevo aderito a Fli, senza tuttavia mai avere la tessera, né di Forza Italia, né del Pdl, né di Fli, perché non sono un politico ‘professionista’. Non ho mai avuto incarichi di partito. Ho semplicemente condiviso un programma. Non nego che, sia Berlusconi, che Fini, avevano lasciato intendere che avrebbero lavorato per una forza liberale, moderata di forte innovazione e di cambiamento della nostra nazione, attraverso lo svecchiamento, la sburocratizzazione, la privatizzazione di molti dei sistemi di funzionamento della macchina degli enti locali, una forte presenza dell’imprenditoria sana che potesse essere motore della piccola media e impresa e la ripresa della produzione nazionale, una giustizia moderna ed efficace, la separazione delle carriere dei magistrati. C’è stata una forte delusione per il mancato raggiungimento degli obiettivi minimi. La mia esperienza personale testimonia il fatto che io ho rotto con tutti. Dopo circa un anno dalla mia sindacatura, ho scelto di rompere radicalmente con il sistema dei partiti tradizionali, che difficilmente mi lasciavano lavorare come volevo. Ho fatto una giunta tecnica con otto professionisti. Per sedici mesi è stata un’ottima esperienza. Tutto ciò che ho fatto di buono, ed è parecchio, nell’ambito della mia attività di sindaco, è stato concepito prevalentemente in quel periodo. Poi è successo altro, che mi ha portato a prendere altre radicali decisioni”.
– La gente è arrabbiata, preoccupata per il futuro, si fida poco dei politici. Ma lei sostiene che dalle parole e dalle semplici critiche e lamentele si debba passare ai fatti, all’impegno diretto e personale. Sorgono movimenti, gruppi, comitati, ma con pochi effetti poi a livello politico. Lei ritiene che oggi i partiti abbiano ancora il ruolo di collegamento tra la società civile e le istituzioni dello Stato e che siano in grado di assolverlo?
“I partiti attualmente non hanno un ruolo, ma devono recuperarlo. Non vanno demonizzati. Anche il nostro è un partito, non è un movimento civico. Noi crediamo nei partiti e ne abbiamo costruito uno nuovo che potesse rispecchiare di più il nostro modo di concepire, non solo la politica, ma anche la vita. La politica è vita. Io credo che i partiti siano lo strumento principale per esercitare la politica. La nostra costituzione li prevede come associazioni di uomini e donne libere per concorrere con metodo democratico all’orientamento della politica nazionale. Ripete spesso Gaspare Sturzo che i partiti sono vuoti contenitori ‘leaderistici’. Vediamo spesso che manca all’interno del partito il dibattito sui temi fondamentali che riguardano i cittadini. Si discute di leader e alleanze. I leader orientano il partito e non il dibattito della base. Noi nasciamo come partito che si afferma dal basso. Ci sono, invece, grandi uomini con una potenza economica e finanziaria, che attraverso il loro sistema di potere riescono a creare grandi contenitori, che vengono definiti partiti. Ma che tali non sono, perché ne mancano le componenti essenziali e riescono a spostare considerevoli percentuali di voto non in ragione di ciò che il partito dovrebbe realizzare, ma in ragione del loro potere. Noi stiamo lavorando per costituire i comitati comunali, provinciali, regionali e nazionali. I delegati vengono espressi dai comitati comunali. Non possiamo perdere il radicamento con il territorio”.

– Come convincerà gli elettori a votare per Sturzo? Perché bisogna andare a votare secondo lei e continuare a credere nella politica?
“Durante gli incontri di Sturzo, provincia per provincia, con i cittadini e le associazioni presenti sul territorio, i comitati spontanei di simpatizzanti, si discute dei problemi della gente, dei precari, del sistema dei rifiuti, altdella moralizzazione della vita pubblica e di come reperire le risorse, nonché della lotta ai privilegi: una vergognosa situazione che va immediatamente fermata. Sturzo ha dichiarato che, se eletto, rinuncerà al 40% della sua indennità, rifiuterà ogni forma di finanziamento pubblico, ovvero al rimborso elettorale, che rimborso non è, perché si ottiene sulla base di una pezza giustificativa di spesa; invece tutti sappiamo che il rimorso avviene in base al numero dei voti che si ottengono a prescindere dalla spesa elettorale, per cui la spesa è spesso notevolmente inferiore rispetto al rimborso e … poi comprano le ville, i gioielli e gli yacht. Rinuncia ad ogni forma di finanziamento dei gruppi parlamentari. Un parlamentare regionale percepisce 11 mila euro poi altri 4 mila euro per portaborse, cene e incontri; poi altri 3.750 che ogni deputato può ottenere dal gruppo parlamentare, ogni mese, per organizzare eventi sul territorio. La spesa è documentata, non con fatture, ma con un’autocertificazione entro 4 mesi dalla spesa. Il deputato ha dunque a disposizione circa 19 mila euro, dopodiché prende il resto dei soldi dalle commissioni parlamentari, e può arrivare ad oltre 3 mila euro. Riteniamo che vanno abbattuti e ridotti questi costi. C’è poi il contributo di solidarietà che corrisponde all’80% di ogni mensilità per ogni anno che si è stati deputati. Ci sono deputati che con la loro liquidazione, qualora non eletti in questa tornata elettorale, prenderanno somme pari a circa 200 mila euro. Un fiume di denaro pubblico. Il trattamento dei deputati regionali è equiparato ai senatori. Tutto questo allontana i cittadini dalla politica. Al di là dei mancati obiettivi di sviluppo, il problema più grave è che la gente non riesce a mangiare. Un deputato oggi non riesce a rinunciare ai suoi privilegi, mentre continua a chieder sacrifici ai cittadini. Senza contare auto blu, sedi di rappresentanza, rimborsi per missioni all’estero, sedi a Roma a Bruxelles, nonostante la grave crisi economica-finanziaria. Si dice che la diminuzione di questi privilegi non risolverebbe la crisi finanziaria, ma recupererebbe il rapporto di fiducia con i cittadini!”
– Dunque Sturzo rinuncia al 40% nel caso di sua elezione. Ma al di là del nome altisonante ai più è poco noto …
“Fino a poco tempo fa era consulente giuridico presso la Presidenza del Consiglio. Si è dimesso e attualmente è magistrato in aspettativa. Non avendo, credo, altre forme di reddito dovendo pur vivere ha dichiarato di ridursela. Anche noi candidati qualora eletti seguiremo il suo esempio. La sua famiglia, originaria di Caltagirone, vive a Palermo stabilmente. Lui viveva fino a poco tempo fa a Roma, perché insegnava alla Lumsa Diritto penale del Lavoro. La moglie è anche magistrato ed è assegnata a Reggio Calabria. Riteniamo con lui che quel forte senso di identità culturale di un partito di ispirazione cristiana sia necessario. Non riesco a capire, ad esempio, come l’Udc possa fare accordi con Rosario Crocetta e il Pd, se sui temi importanti che dovranno poi affrontare ideologicamente sono così lontani. A livello nazionale, poiché Bersani ha dichiarato che si sta spostando, com’è la sua posizione ideologicamente più naturale, verso Sel e Italia dei Valori, Casini ha affermato che non farà mai nessun accordo con il Pd. E allora perché manda questo segnale ma in Sicilia scrive un’altra storia. Il leader nazionale di Sel, Nichi Vendola, dichiara che vorrà impegnarsi per i matrimoni gay, le adozioni da parte di omosessuali, coppie di fatto… Temi, quali eutanasia, tutela della vita, bioetica, matrimonio, famiglia sono culturalmente vicini a un partito di ispirazione cattolica. Come possiamo fare alleanze con chi persegue obiettivi diametralmente opposti?”
– Se eletti, quali saranno per voi le alleanze possibili?
“Sturzo è stato preciso. Noi corriamo da soli. Non ci alleiamo con nessuno. Ed è stato coerente: le uniche alleanze le abbiamo fatte con due liste civiche. Sappiamo che c’è una difficoltà a superare lo sbarramento del 5 per cento; ma nessuno di noi se ne sta facendo un problema, perché siamo convinti di sostenere un progetto politico in cui crediamo. Certo, speriamo di convincere i cittadini a votarci, di superare il 5 per cento e siamo ottimisti. Se Sturzo dovesse vincere non sarà facile alle alleanze. Sappiamo che noi avremo un presidente della Regione con il 15-20 per cento dei voti e il listino regionale porterà con sé 8 deputati su 90. Ci sarà un problema di governabilità. L’indirizzo di italiani liberi e forti è di confortarsi di volta in volta sui diversi temi”.
– Lei ovviamente crede ancora nella politica… eppure ne ha viste tante, da essere indotto a scelte in certi casi anche molto forti … e in certi casi anche ‘autolesioniste’ …
“Io ho aderito a italiani liberi e forti dalla sua costituzione, faccio parte del comitato promotore provinciale assieme a Enzo Di Natali, Giovanni Tesè, Nicola Madonia, Lillo Montaperto, Renzo Marino, Lillo Butera e tanti altri amici. Avevamo lavorato per questo progetto politico in funzione anche di queste elezioni e io, per la verità, non ero tra i candidati. Ma non si può far parte di un progetto, mettendo condizioni sulla propria candidabilità. Stavamo lavorando su alcuni nominativi che per ragioni diverse non hanno potuto accettare. Alla fine, con serenità ho altacconsentito alla mia candidatura, anche se avrei preferito aspettare. Erano circa 18 mesi che avevo chiuso quell’esperienza e ne avevo affrontato le conseguenze. Oggi ho definitivamente chiuso col passato, superandola brillantemente, così come pensavo che dovesse essere, e oggi avrei preferito seguire più politicamente il partito e non da candidato. Innamorato di questo progetto politico volevo da leader politico farlo conoscere e far innamorare anche altri”.
– La nausea della politica non le è venuta?
“No, la nausea me la faccio passare. Rimane lo sgomento per alcuni atteggiamenti, un certo modo di fare politica mi crea dei turbamenti; ma ho ormai una forza caratteriale, un’esperienza, una personalità e una cultura che mi consentono di affrontare queste situazioni e superarle”.
– Da come ne parla sembra quasi che la politica per lei sia una fede…
“Ho detto a mia moglie che faccio politica ‘per’ passione. Lei mi ha corretto: tu fai politica ‘con’ passione. Ed è vero. Posso avere delle perplessità, prima, ma una volta che ho sciolto i dubbi, vado avanti dritto per la mia strada, perché ci credo. Gaetano Salvemini affermava: ‘Vorrei rassegnarmi, ma non posso’. Anch’io provavo questo desiderio di isolamento, pensavo di dedicarmi esclusivamente al lavoro e alla famiglia, però la passione per la politica è dentro di me e riemerge sempre. Avrei voluto rassegnarmi e dedicarmi ad altro, ma non posso, perché ciò che vedo attorno a me mi fa ribollire il sangue e non posso rimanere zitto, voglio dare il mio contributo: voglio francescanamente sporcami le mani, anche se so già che ci rimetto sempre qualcosa. L’impegno politico dei cattolici, come diceva Sturzo, è un dovere: un dovere, che è di speranza e di carità verso gli altri”.
– Lo slogan della voglia o del bisogno di cambiare è ormai largamente abusato. La percezione che bisogna modificare i toni e i volti della politica è chiara, sia nel centrosinistra che nel centrodestra. C’è una differenza di significato nella parola cambiare per voi ‘estremisti di centro’?
“Alemanno ha detto che il Pdl è da rottamare e Berlusconi che è da archiviare. E questo la dice lunga sul mio distacco da questi partiti. E’ la prova del nove: i fondatori del partito riconoscono di aver tradito le aspettative di chi ci aveva creduto. Credo che ci sia una differenza fondamentale tra quel bisogno di cambiamento e il nostro. Questa parola ‘cambiamento’ molto abusata, che usiamo un po’ tutti, nel nostro caso va sposata col prosieguo del nostro slogan che è: ‘per costruire il futuro’. Noi cambiamo perché crediamo nel nostro progetto politico per costruire una nuova Sicilia che getti le basi per una nuova Italia”
– L’Italia sembra voler fare a meno della Sicilia; i poteri forti del nord tendono a tenere l’isola ai margini. I deputati dei grandi partiti nazionali hanno fatto e possono fare ben poco contro questo sistema. Condivide queste affermazioni?
“Assolutamente non condivido che si addossi ai deputati nazionali tutta al responsabilità. Porre la Sicilia al centro dell’attenzione dell’azione politica regionale dovrebbe essere la cosa più naturale e scontata. Noi abbiamo lo statuto della Regione Siciliana, approvato nel ’46, due anni prima dell’entrata in vigore della nostra Costituzione. Come mai nessuno, se non nella fase finale della legislatura, si è ricordato dell’art. 37 del nostro Statuto, nel quale si parla della nostra autonomia? Prevede che una quota delle tasse versate da tutte le aziende che hanno sede fuori della Sicilia, ma hanno stabilimenti all’interno nel territorio siciliano, deve rimanere in Sicilia. Bisogna solo attuare lo Statuto. Purtroppo non siamo riusciti, nel corso degli anni, ad avere la forza e la credibilità di imporsi. A questo non va disgiunta la responsabilità dei deputati nazionali e dei senatori della repubblica, dei ministri e dei vice ministri, che abbiamo espresso in gran numero nei governi nazionali, che non si sono fatti carico di questa responsabilità. Ma come mai non sono stai capaci i deputati e il governo regionale di ottenere quello che ci spettava per legge? Nemmeno i 4 miliardi di fondi Fas per beghe tra partiti … Il continuo balletto di nuovi governi e di nuovi dirigenti alla Programmazione non hanno assicurato la continuità necessaria per la spesa comunitaria. Non solo non siamo stai in grado di spenderli, ma per una tranche di 600 milioni ci contestano di non aver fatto le gare in regola e non siamo stati capaci di rendicontare. Mentre da un lato si soffre una grave e forte crisi economica finanziaria, dall’altro si assiste a questo scempio di denaro pubblico sprecato e all’incapacità di ottenere finanziamenti”.
– Che idea si è fatto del Governo Lombardo, dei Governi regionali passati e qual è la sua previsione per il futuro?
“Un’esperienza fallimentare”.
– Quali previsioni per il futuro?
“Ci vuole un presidente come Gaspare Sturzo per poter ridare dignità al popolo siciliano e un governo forte alla Regione Siciliana”.
alt– Lei ha già detto, com’è chiaro a tutti, che è abbastanza difficile …
“Certo è difficile, ma bisogna crederci. Avere un progetto politico significa cominciare la costruzione di un nuovo percorso. Sturzo non ha la bacchetta magica, però possiamo cominciare a recuperare credibilità, a combattere la mala bestia della corruzione nella pubblica amministrazione e nella politica. Ciò è possibile, se facciamo chiarezza tra politica, affari e mafia, se mettiamo alla porta il clientelismo, e se impediamo ai poteri criminali di mettere le mani sulla pubblica amministrazione. Sturzo alla procura antimafia si è occupato di riciclaggio, corruzione e grandi appalti. Ecco l’esperienza che ha maturato. Sturzo chiama la corruzione ‘onere sociale improprio’ perché sulle spalle dei cittadini grava un prezzo aggiuntivo alla spesa pubblica, determinato dalla corruzione dei pubblici amministratori negli appalti pubblici”.
– Sturzo è magistrato come Massimo Russo e si è speso nell’antimafia come Marco Venturi …
“E lei pensa che siamo tutti uguali? Massimo Russo è un magistrato. Sulla Sanità ci aspettavamo che facesse una riforma che togliesse sprechi ed elevasse la qualità dei servizi. Se pensiamo, poi, che tutti i dirigenti delle Asp vengono da nomina del Governo regionale e che tutto ciò che accade è politicizzato, comprendiamo perché tutto il sistema non può funzionare e non funziona. Venturi l’ho conosciuto da sindaco, quando si è insediato come assessore. Io credo che si sia sforzato di fare delle riforme, ma da ciò che in questi giorni stiamo ascoltando e vedendo, non mi pare che sia riuscito a mandare in porto nessuno degli impegni che aveva assunto. Sotto il profilo del rispetto della legalità, ritengo che abbia fatto molti sforzi per lavorare nel rispetto delle norme”.
– Lei si è dimesso, quando è stato accusato di avere responsabilità nella morte delle sorelline Bellavia nel crollo della loro casa e poi è stato assolto. Ha pagato personalmente in termini di carriera politica. Che cosa pensa di coloro che indagati si presentano in lista al giudizio degli elettori?
“Bisogna distinguere l’ambito politico da quello giudiziario. Da quest’ultimo punto di vista, nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Io sono un penalista: non potrei mai pensare il contrario. Ma l’ambito politico è diverso: un conto è il codice etico politico e un conto il processo. In ambito politico ritengo che quanti sono indagati per reati di mafia e contro la Pubblica Amministrazione, o per reati odiosi come abusi, droga, non vanno candidati e devono essere dimessi”.

– Cimino sostiene che per un politico essere indagati è come fare il tagliando alla macchina. Ne è convinto anche lei?
“Quando è successo a me, hanno detto: per un politico è un curriculum honoris essere sotto indagine, perché vuol dire che ha fatto. Io distinguo la soglia di punibilità penale dalla soglia etica per fare politica. Gli elementi raccolti possono non essere sufficienti per una condanna di responsabilità penale, ma sotto il profilo morale è altra cosa. Chi fa politica deve essere di condotta schietta ed illibata”.
– Quali strategie per il governo della Sicilia? Le chiedo qualcosa di nuovo: una proposta che potreste portare avanti per realizzare un cambiamento di rotta concreto per il futuro dell’isola …
Io ne ho indicate tre che mi stanno particolarmente a cuore: rifiuti, acqua e centri storici. Azzereremo gli Ato. La gestione dei rifiuti deve tornare ad essere competenza dei Comuni. Gli Ato si sono rivelati un fallimento. Un numero imprecisato di Cda, che hanno prodotto una spesa esorbitante, clientele, assunzioni. Visto che se i cittadini non pagano ne risponde il Comune, tanto vale che il carico sia direttamente del comune. Il Comune deve metterci i soldi per il servizio, lo devo affidare a una società, che a sua volta fa una gara, affida il servizio a un’altra società e se lo svolge male, il Comune non può intervenire, perché la stazione appaltante è l’Ato. Se il Comune ci mette soldi e responsabilità, tanto vale che se lo gestisca da solo. L’altro problema è l’acqua: lo stesso sistema con una differenza sostanziale: Girgenti Acque il servizio lo ha avuto affidato prima del referendum. Considerato un contratto di trent’anni bisogna pagare il mancato utile all’impresa aggiudicataria. Inoltre il debito ricade su Girgenti Acque e non sui Comuni. Con questo sistema il Comune di Agrigento ha evitato il disseto: 12 milioni di servizio, 9 milioni non riscossi e sono a carico di Girgenti Acque. Chi è oggi in grado di pagare tutte queste penalità? Bisognerà intervenire con più cautela. Bisogna semmai abbattere i costi del servizio, mettere i contatori e far pagare a consumo. Non si capisce perché a Favara si paghi ancora a forfait”.
– Perché non parte la differenziata in tutti i Comuni?
“Quando mi sono insediato e ho partecipato alla riunioni dell’assemblea ci siamo posti il problema. C’era un vecchio contratto che non prevedeva la raccolta differenziata e abbiamo cominciato a redigere un nuovo bando di gara che prevedesse la raccolta porta a porta. Abbiamo lavorato giorno e notte per un nuovo capitolato: era prevista la riduzione dei costi e la raccolta porta a porta anche dell’umido. L’obiettivo era far sparire i cassonetti. Sarebbe arrivato pochissimo in discarica. Col compostaggio non ci sarebbe arrivato nemmeno l’umido. Bene, il bando di gara, una volta, è stato impugnato per vizio tecnico e, poi, ritirato per problemi. La terza volta non si riusciva a mettere d’accordo tutti quanti sulle clausole contrattuali. Nel frattempo i comuni che erano pieni di residui attivi e dovevano far fronte ai pagamenti volevano ridotto il costo del servizi e una rimodulazione del bando. Bisognava mettere d’accordo 19 amministrazioni …”.
– Allora è mancata pure la volontà di far partire la differenziata …
“La volontà di non farla partire sarebbe al limite del reato. Siccome si deve e si può aumentare la differenziata, seppur con questo sistema inefficiente, avendo realizzato centri comunali di raccolta, si potrebbe ricorrere a dei mezzi che raccolgono i rifiuti indifferenziati e li portano ai centri di raccolta per portare la differenziata al 50 per cento. Questo determinerebbe una riduzione dei costi. Basterebbe attrezzarsi. In questo senso ci vuole la volontà …”
– Il mondo dei precari, una realtà quella dei Comuni che mette in ginocchio le finanze e che ogni mese fa tremare per il rischio di non poter pagare gli stipendi. C’è una soluzione a tutto questo? Che cosa può fare il legislatore regionale e che cosa il Governo della Regione?
“Solo a Favara ci sono 370 precari. Il Governo regionale e nazionale devono agire di concerto. L’eventuale stabilizzazione si scontra con il patto di stabilità e il limite della spesa corrente, rispetto alla spesa del personale. Si stratta di principi di contabilità pubblica virtuosi. Però il problema è che, fatti salvi questi lacci e lacciuoli normativi di contabilità pubblica, chiuso il periodo di sostegno economico regionale, i Comuni non sono in grado di affrontare la spesa. E neanche la Regione. Intanto bisogna avere considerazione non solo dei precari ma dei disoccupati, che sono tanti, e sono anche qualificati. Il precariato ha di fatto impedito i concorsi nella Pubblica Amministrazione e il rinnovo dei quadri dirigenti. I Comuni non sono liberi di qualificare la struttura della macchina amministrativa. È arrivato il momento di dire la verità ai precari: non è possibile una stabilizzazione totale e generalizzata. Bisogna tornare, come stabilisce la Corte di Cassazione, a bandire concorsi pubblici. Bisogna conservare una parte delle assunzioni a chi è inserito nella pubblica amministrativa, ha acquisito competenze, è utile alla macchina amministrativa, ma bisogna tornare ai concorsi”.
– Il ruolo delle Province …
“Siamo per l’azzeramento totale”
– Al loro posto? I consorzi di Comuni?
“Certamente”.
Mi fa un esempio di un’aggregazione di Comuni possibile?
“Esistono già. Esistono gli Ambiti, esistono le Unioni di Comuni, esistono i Piani strategici e esistono i Distretti. I Comuni operano già in sinergia tra loro. Nella programmazione regionale nazionale e comunitaria già i comuni si mettono insieme e creano strutture sovra-comunali per pianificare lo sviluppo”.

Anna Maria Scicolone

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