Michele Guardì e il “suo” casinò con vista sul Vaticano

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Il regista televisivo al centro di una polemica: a Roma ha affittato un immobile alla Sisal che ne ricaverà una grande sala giochi. Le proteste del quartiere. E lui dice al nostro giornale: “Il caso non esiste. Ho affittato regolarmente alla concessionaria e questo non c’entra niente con quello che faccio alla Rai”

Michele Guardì“Ormai tutta questa storia si è sgonfiata..”. Esordisce così Michele Guardì, il noto autore e regista televisivo agrigentino, quando gli chiediamo notizie del mini- “casinò con vista sul Vaticano”, come titola il Corriere della sera. In realtà si tratta di un immobile (di proprietà di una società intestata alla moglie) ubicato in via Vespasiano, nella Capitale: milleduecento metri quadrati distribuiti su due piani e destinati al gioco d’azzardo, con dentro decine di slot machine sempre in funzione per poveri disperati affetti da ludopatia o convinti assertori del “vincere facile”.

 

A fare scoppiare il caso sono stati i lavori di ristrutturazione e ampliamento in corso al civico 23, contro i quali si stanno opponendo con esposti e diffide, i condomini e i residenti nella zona, preoccupati dal continuo via vai di gente poco raccomandabile: dai giocatori incalliti agli strozzini, dagli ubriaconi ai trafficanti di ogni genere.

“Sono soltanto il proprietario dell’immobile – tiene a precisare Michele Guardì – e l’ho affittato alla Sisal, con regolare contratto, undici anni fa: comprende due piani, che sono collegati dall’interno almeno da due anni, con le opportune autorizzazioni. In questi locali si esercita un’attività del tutto lecita ed autorizzata dallo Stato. La verità è che i condomini stanno litigando con la gente che frequenta queste sale”.

Certo l’attività è regolare, ma ciò che gira attorno, purtroppo, a queste sale giochi è ben noto anche alle forze dell’ordine. Lo Stato gestisce i giochi e li promuove anche con la pubblicità, ma tante persone finiscono per rovinarsi distruggendo se stessi e le loro famiglie: lo slogan “gioca senza esagerare, giocare troppo può causare dipendenza patologica” sembra lanciato solo per lavarsi la coscienza. Gli effetti sui singoli e le iniziative poco limpide sono purtroppo conseguenze inconfutabili.

D’altra parte il regista televisivo non ha motivo di sentirsene responsabile più dello Stato: “Non l’ho affittato certo a un privato, ma alla concessionaria dello Stato per la gestione dei giochi”. Insomma, la vicenda per Michele Guardì si è ormai risolta in una bolla di sapone, malgrado i residenti continuino a lanciare strali contro queste sale giochi.

Quando, infine, gli chiediamo delle sue trasmissioni televisive In Famiglia e soprattutto dei Fatti vostri, che continua a fare boom di ascolti dal 1990, ci tiene a sottolineare: “Le iniziative di famiglia e di impresa, non hanno niente a che spartire con il mio lavoro alla Rai”.

Intanto, ai Fatti vostri è stato recentemente invitato un esperto per parlare proprio della dipendenza dal gioco d’azzardo. Per i condomini del civico 23 forse può suonare come una beffa; per Guardì, noto anche come la voce fuori campo del “Condominio” dei “Fatti vostri”, probabilmente, è invece una necessaria presa di distanze.

Anna Maria Scicolone

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