Metti che Nanà nasceva a Caropepe. Come sarebbe oggi Racalmuto?

|




Rileggiamoli. Gaetano Savatteri prova a immaginare un paese senza Sciascia: né statue né Fondazioni. Meno riflettori accesi, meno clamore, meno celebrità.  E molte polemiche in meno. Sarebbe stato meglio?

Racalmuto (Foto Ivano Da Corte)

Racalmuto (Foto Ivano Da Corte)

A scanso di equivoci e fraintendimenti, metto le mani avanti: sono orgoglioso di essere cittadino di Racalmuto e che la mia storia e quella della mia famiglia siano intramate con questo luogo. E sono altrettanto orgoglioso di essere compaesano di uno scrittore come Leonardo Sciascia, che ha fatto di questo posto un luogo letterario. Fatto che, secondo me, offre ai suoi cittadini alcune possibilità in più, a partire dal privilegio di potersi vedere nello specchio della narrazione.

Ma a volte mi trovo a pensare che cosa sarebbe oggi Racalmuto se Sciascia fosse nato a Canicattì, a Bisacquino o a Caropepe Valguarnera. Riflessione peraltro stimolata da qualche commento che ho sentito ripetere più di una volta negli ultimi decenni, da compaesani che si chiedono: “Ma cosa ha fatto Sciascia per questo paese?  Nemmeno da deputato ha fatto molto”. Frase che naturalmente tradisce la certezza che l’impegno di un parlamentare è misurato sulla base dei finanziamenti e dei soldi che fa arrivare nel luogo da cui proviene.

Se Sciascia fosse di Caropepe, non ci sarebbe a Racalmuto la sua statua nel centro della piazza. E non ci sarebbero state, ad esempio, le polemiche e le accese discussioni sul posto migliore in cui piazzarla che culminò in una sorta di referendum popolare tra coloro che la volevano su una scala, chi la desiderava su un piedistallo, chi avrebbe voluto metterla là dove si trova adesso e quelli che invece avrebbero preferito installarla nel cortile della Fondazione Leonardo Sciascia.

Va da sé, che – se Sciascia fosse nato a Canicattì, Bisacquino o Caropepe – non ci sarebbe nemmeno la Fondazione. Già sento il commento: “Per quello che fa ‘sta Fondazione, tanto valeva non averla”. Non è proprio così, secondo me. Sia pure con i suoi ritardi e le sue lentezze, sia pure con i suoi limiti strutturali, la Fondazione ha sicuramente portato a Racalmuto eventi, manifestazioni e  personaggi importanti. Ha sicuramente dato vita a appuntamenti culturali di rilievo. E allora? La verità che rispetto alle aspettative di chi immaginava che la Fondazione potesse diventare un centro propulsivo, anche economico, i risultati sono stati inferiori ai desideri. Ma se la Fondazione Sciascia fosse a Canicattì o a Caropepe, nessuno si aspetterebbe nulla. Al posto della Fondazione, nella vecchia centrale elettrica, forse ci sarebbe un centro commerciale o un outlet e molti sarebbero più contenti, a partire da quanti speravano e sperano di avere un ruolo in quell’istituzione culturale.

Non ci sarebbero nemmeno sciasciani della prima e della seconda ora, sciasciani puri e impuri, sciasciani doc e sciasciani contraffatti. Nessuno a Racalmuto potrebbe dire: “Il mio, il tuo, il nostro, il vostro Sciascia”. No, perché questo sarebbe un dibattito appassionante, ma riservato ai cittadini di Caropepe, quelli che in siciliano sono chiamati carrapipani.

Senza Sciascia, a Racalmuto ci sarebbero meno riflettori accesi, nel bene o nel male. E così nessun ministro o presidente della Repubblica verrebbe a visitare questo nostro paese, con grande sollievo di tutti perché non si alimenterebbero illusioni, sogni o speranze. Resteremmo a cuocere nel nostro brodo. E nel giorno in cui venisse sciolto il consiglio comunale per mafia, come è avvenuto, i quotidiani nazionali (come Repubblica o La Stampa) non scriverebbero in prima pagina: “Sciolto per mafia il paese di Sciascia”. La notizia, senza Sciascia, finirebbe in un trafiletto a pagina 18, invisibile ai più.

La tomba di Sciascia (Foto Ivano Da Corte)

La tomba di Sciascia (Foto Ivano Da Corte)

Magari, senza Sciascia, Racalmuto potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Ciascuno sarebbe se stesso e non un personaggio che ha già trovato un autore. Talenti, vocazioni e risorse personali avrebbero modo di emergere, senza il rischio di essere oscurati dall’ombra ingombrante del grande scrittore. Il paese non dovrebbe discutere se è giusto o no intitolare un teatro o una strada o una piazza a Leonardo Sciascia. Racalmuto non correrebbe il rischio di essere confusa con Regalpetra (e il mio amico Sergio Scimè troverebbe un altro titolo per il suo blog Regalpetra libera, magari Caropepe libera), finendo per sovrapporre finzione e realtà, al punto da non sapere più bene dove comincia l’una e finisce l’altra.

Se Sciascia fosse nato a Caropepe, questo giornale probabilmente non avrebbe avuto la sua firma fin dal primo numero, pubblicato nel 1980. Per noi sarebbe una perdita, ma sarebbe un sollievo per chi invidia questo piccolo-grande privilegio patrimonio della nostra testata. Se Sciascia fosse nato a Caropepe, non avremmo il bisogno collettivo di essere d’esempio o da unità di misura, sia nelle cose positive che in quelle negative, rispetto ad altri paesi della Sicilia. Se Sciascia fosse nato a Caropepe, non saremmo il paese di Sciascia, ma più semplicemente e più serenamente, solo il paese di coloro che ci vivono.

Il gioco potrebbe andare avanti a lungo. Ma poi mi fermo. E penso che questo paese del profondo sud, anche se Sciascia fosse nato altrove, avrebbe i suoi guai: disoccupati, crisi economica, tasse altissime, emorragia di giovani, penuria di risorse. No, uno scrittore morto da vent’anni non può risolvere questi problemi, nemmeno se ha firmato libri fondamentali nella storia letteraria italiana. E allora penso, che a parità di guai, anche se Sciascia non portasse una virgola in più a Racalmuto, sarebbe comunque importante essere suo compaesano. Anche per il gusto di andare in giro per l’Italia e dire: “Sono di Racalmuto: hai presente il paese di Sciascia”. Perché uno scrittore può diventare una bussola quando si rischia di perdere la strada.

Sciascia è di Racalmuto, e non è cosa da poco. E mi spiace, con tutto il rispetto, per gli amici carrapipani.


Altri articoli della stessa

2 Responses to Metti che Nanà nasceva a Caropepe. Come sarebbe oggi Racalmuto?

  1. Roberto Salvo Rispondi

    20 marzo 2014 a 8:51

    Tranquilli, Leonardo Sciascia è nato e ha vissuto a Racalmuto! Ha amato il suo paese raccontandolo e facendolo conoscere al mondo. Ci sono testimoni che lo hanno visto piangere, quando dal curvone della “guardia” spuntarono i carri armati americani, dimostrando così una grande sensibilità verso il suo paese che veniva violato dalla guerra. Tutti dovremmo seguire il suo esempio per il bene del paese, evitando sempre di usare il suo nome impropriamente.

  2. Lillo Mendola Rispondi

    21 marzo 2014 a 20:33

    Avrei preferito che non si fosse accostato il nome di Leonardo Sciascia a Racalmuto nell’occasione dello scioglimento del Consiglio Comunale per mafia ma tant’è nel bene o nel male l’accostamento è nell’ordine delle cose. Più difficile mi sembra l’accostamento di Paese della “Ragione” a Racalmuto anche se questo è riferito sempre a Leonardo.
    Il paese sarebbe ora che si facesse ricordare non solo per aver dato i natali al grande scrittore ma anche per l’innovazione di vedute dei propri abitanti. Per il resto anche a me dispiace ” pi li carrapipani” d’altronde possono consolarsi con Nino Martoglio: s’accontentassero di respirare ” l’aria del continente “.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *