“Quando mettevo io le luminarie per la festa”

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Michele Agrò, 72 anni, è tornato a Racalmuto per la festa del Monte. “Ad Hamilton sono il guardiano della Madonna del Monte canadese”.

Guarda gli archi di luce della festa e gli brillano gli occhi. Come brillano a tutti i racalmutesi che in questi giorni della festa della Madonna del Monte alzano gli occhi all’insù per ammirare la galleria di luci e colori che rendono unica la piazza di Racalmuto. Ma lui, Michele Agrò, ha un motivo in più per commuoversi. Anzi due. Uno è che viene da lontano, da Hamilton. Due, che da ragazzo, prima di emigrare, faceva proprio questo lavoro.

Metteva archi a Racalmuto e in tutta la Sicilia. Adornava di luminarie piazze e vie durante le feste religiose, a servizio di Totino Parisi, il racalmutese che negli anni Cinquanta costruiva e realizzava archi di luce per tanti paesi dell’isola. Una volta arrivò persino a illuminare il festino di Santa Rosalia, a Palermo.

E lui, Michele Agrò, ricorda tutti i particolari di quell’esperienza: “La festa negli anni Cinquanta era bellissima. Poi me ne sono andato. Avevo 15 anni nel 1963 quannu lassavu lu paisi“.

Michele Agrò

Suo padre era Totò Agrò, lu stagninu. Realizzava pentole, tegami, grondaie e pluviali che servivano per raccogliere l’acqua piovana. La sua officina era un buco nero pieno di fuliggine dietro la chiesa di Sant’Anna. “Anch’io davo una mano a mio padre – dice – Ma ho fatto di tutto sin da quando avevo otto anni, l’elettricista, l’aiuto barbiere, il muratore”.

Ha 72 anni, Agrò, dinamico ed espressivo quando racconta la Racalmuto di quegli anni. Vive ad Hamilton, si gode la pensione, i figli e i nipoti. La sua casetta in Canadà si trova nel quartiere antico. Ed è uno dei racalmutesi che dà anima e corpo per far sì che la festa ad Hamilton – la città gemella di Racalmuto – continui nel tempo.

A riprenderla nel 1988 un gruppo di racalmutesi tra cui suo fratello Salvatore, per tutti Sam, morto ormai da alcuni anni. Un personaggio, anche lui emigrato nell’Ontario negli anni ’60. Quando tornò a Racalmuto, dopo decenni, costrinse l’autista a fermarsi all’ingresso del paese per baciare la terra natia. Nella piazza di Racalmuto abbracciava tutti e pianse davanti la Matrice quando Padre Puma lo accolse ridendo – “Nipu’, turnasti?“, gli disse. Era l’estate del 1998.

Vent’anni dopo, nella stessa piazza, si commuove il figlio di Sam Agrò, Gioacchino, anche lui in questi giorni a Racalmuto per la festa. Da pochi mesi è il vice presidente della “Fratellanza Racalmutese” (accanto al presidente Liborio Mendola), l’antico circolo di ritrovo dei racalmutesi di Hamilton sito in una strada che porta il nome di Racalmuto.

Michele e Gioacchino Agrò

Michele e Gioacchino Agrò, in rappresentanza del Comitato della festa e della “Fratellanza Racalmutese”, riceveranno domenica sera sul palco di piazza Crispi un dono da parte del sindaco Messana.

Il nostro presidente Joe Curto sarà contento – dice Michele – è giovane ed è la nostra speranza per il futuro della festa, così come tanti giovani figli e nipoti di racalmutesi“.

Sono il guardiano della Madonna del Monte di Hamilton – ci tiene a precisare – apro e chiudo la nostra chiesa. Quando accendo le luci alla Madonna mi pare di essere qui, nella chiesa di Racalmuto. Io sono devoto alla Madonna del Monte perché sono racalmutese“.

Gli occhi gli brillano ancora. Non è colpa del caldo che infuoca i momenti mattutini della fiesta di Regalpetra, piuttosto la passione che quest’uomo scarica parlando di Racalmuto e delle cose che, in piccolo, ha voluto fare per la sua comunità, per i suoi figli. “Ho costruito io ad Hamilton la prima varca (il carro trionfale dedicato alla Madonna che va in processione durante la festa, ndr) per la Madonna – ci dice – e collaboro con il gruppo folk Sicilia canta. Insomma, il passatempo non mi manca“.

Michele Agrò assaggia cubbaita e guarda la piazzetta Crispi senza la fontana. Quando se ne andò dal paese ancora non era stata costruita: “Mi ricordo l’antica piazzetta, c’erano tante persone. Qui si veniva adduvati (ingaggiati, ndr) per il lavoro in minera, in campagna“.

A parte questi giorni di festa, oggi la piazzetta è vuota. Non ci sono più tutte quelle persone che ricorda Michele Agrò. E non c’è più nemmeno il lavoro di allora.

 

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