Se i medici rifiutano l’aumento di stipendio

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La protesta dei medici del Quebec, in Canada, contro l’aumento salariale che verrebbe loro elargito. Il mondo rovesciato. O forse siamo noi dalla parte capovolta.

La notizia è quella dei medici del Quebec, in Canada, che protestano contro l’aumento salariale che verrebbe loro elargito a scapito dei finanziamenti per la sanità pubblica e del miglioramento del servizio sanitario.

Il mondo rovesciato. O forse siamo noi dalla parte capovolta. L’anno scorso ero stato in Canada, dalla parte inglese, Toronto, Ontario, non dalla parte francese, Montreal, Ottawa, Quebec, e mi ero posto il problema del perché il modello canadese non sia abbastanza studiato in Europa così presa dal modello statunitense, notoriamente pieno di contraddizioni sociali spesso sconvolgenti.

A differenza che negli U.S.A. in Canada c’è l’assistenza sanitaria pubblica, ma soprattutto la gente è diversa. Le molteplici comunità di cittadini, italiani, cinesi, ecc., funzionano in un contesto dove, a detta di tutti, la gentilezza è diffusa, il tasso di violenza è basso e dove ancora ti puoi dimenticare una borsa in un bar e ritrovarla. Non ne voglio fare l’apologia, ma essermi trovato a New York dopo un’ora e mezzo di volo da Toronto, mi ha costretto a una potente e inevitabile comparazione. New York è meravigliosa, ma è anche il posto dove umanità e disumanità, splendore e miseria, marciano insieme nel bel mezzo dell’incessante e spaventoso traffico tra Broadway e la V Avenue.

Ma se i medici del Quebec protestano all’incontrario, vuol dire che anche lì lo smantellamento dello stato sociale avanza. Solo che emerge un’altra etica ormai in via di estinzione, a parte papa Francesco, quella per cui non conta soltanto l’interesse individuale, ma anche, a partire da una certa soglia di reddito, com’è giusto che sia, soprattutto l’interesse sociale, la preoccupazione del bene comune che in questo caso è la sanità pubblica.

La protesta dei medici del Quebec contro l’aumento dei loro salari a discapito del miglioramento dell’assistenza sanitaria ai pazienti può essere considerata come un’estensione del giuramento d’Ippocrate, ma soprattutto come il rifiuto della filosofia dominante che è quella dell’individualismo possessivo. Evidentemente l’idea che un medico è a disagio con il proprio lavoro, che molto probabilmente ama, perché le condizioni e lo stesso scopo del loro lavoro sono messi in pericolo dai tagli alla spesa sociale, porta alla riflessione che il guadagno non può sostituire del tutto la dignità e l’identità di chi ha scelto una professione basata sull’aiuto degli altri. E dunque la dice lunga sulla dignità del lavoro di ognuno.

Protestare contro un aumento che è ritenuto incongruo di fronte a ben altre necessità e emergenze sociali è un modo altamente etico di riappropriarsi del proprio lavoro e del suo senso, ma anche un modo di porsi come dirigenti che sanno guardare ben al di là del loro privato tornaconto, che sicuramente non verrebbe messo in pericolo dal rifiuto di quell’aumento di stipendio proposto.

Foto da internet

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