Maria Falcone apre all’ex sindaco di Palermo Orlando

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“Ha tradito, ma è meglio di Lombardo”

La sorella del giudice contro il governatore: mai con lui, è inquisito per mafia. E il Pd non dovrebbe sostenerlo

Maria FalconeSul suo ultimo libro appena pubblicato, a vent’anni dalla strage di Capaci, ci sono pagine di fuoco contro Leoluca Orlando, ricordato come il «traditore» di Giovanni Falcone. E deve essere stata una sorpresa per la sorella del giudice, Maria, ritrovarselo dopo tanto tempo sindaco in pectore proprio nei giorni in cui con la sua Fondazione prepara le commemorazioni del 23 maggio, aspettando il presidente Napolitano e il premier Monti, accanto ai quali con fascia tricolore potrebbe ritrovarsi l’uomo che firmò un esposto al Csm contro Falcone, accusandolo di tenere nei cassetti le prove contro i potenti. Dolenti ricordi evocati da Maria Falcone con l’aiuto di Francesca Barra in un libro entrato di forza nella polemica sul voto di Palermo perché a spoglio in corso il governatore Raffaele Lombardo, attaccato da Orlando, s’è affrettato a contrattaccare «il calunniatore di Falcone ». Ma è proprio questa polemica che irrita Maria Falcone, pronta a smarcarsi da Lombardo: «Non permetto ad altri di appropriarsi di questa storia per i loro interessi personali».

Anzi, va ben oltre, anche a costo di scatenare un incidente da protocollo istituzionale rivelando di non avere invitato Lombardo nell’aula bunker il giorno di Napolitano e Monti: «La Fondazione ha determinati valori e idee da portare avanti e non può invitare chi ha avuto rapporti con soggetti mafiosi, stando a quanto dice il procuratore di Catania, certo che quei contatti ci siano stati. Mi ucciderà, velenoso com’è…». Uno sfogo seguito da una chance offerta invece a Orlando, pur bacchettato senza risparmio: «Il suo tradimento fu ancora più doloroso perché era il tradimento di un amico. Lo visse così Giovanni. E l’ho vissuto così io stessa». Cosa fare? La risposta è un invito diretto al sindaco che ritorna: «Voglio solo una cosa. Deve dire solo quattro parole: “Con Falcone ho sbagliato”. D’altronde, lo dice la storia che sbagliò». Rivede i flash di quel velenoso 1991 quando Falcone fece le valigie e rassicurò la sorella: «Vado a Roma per costruire il palazzo dell’antimafia. Da ingegnere. Vedrai che farò così molto più di quanto ho già fatto qui a Palermo, da operaio dell’antimafia». Non gliene lasciarono il tempo, come spiega la professoressa Falcone che analizza il successo di Orlando sganciandosi dall’amarezza di quei ricordi: «Come cittadina, penso sia una risposta della gente di Palermo a tutti i bizantinismi di una politica che si arrotola su se stessa. Forse bisogna partire dal grande errore compiuto con la rottura alle primarie. Prova che la politica continua a non sapere fare i conti con la gente…». Lo sa Maria Falcone che fu Orlando a non riconoscere il vincitore, Fabrizio Ferrandelli, ma ricorda che «una rottura comunque c’era già nella sinistra» e non si associa a quanti vedono nel grande ritorno un passo indietro: «A me pare un passo avanti nella maturazione della società. Un monito ai vecchi partiti: quel che ci avete proposto non ci sta bene. Hanno preferito Orlando anche perché è un’elezione amministrativa. In una Palermo che è uno sconquasso. E a tanti lui appare come l’uomo più capace di amministrare». Elezioni che però hanno una valenza politica dirompente. Quasi un referendum pro o contro i «governativi» del Pd che alla Regione sostengono il presidente Lombardo. «E non fanno bene a sostenerlo. Un partito come il Pd non può. Beh, l’ho detto. Mi uccideranno Cracolici e Lumia… ». Il capo gruppo del Pd all’Assemblea regionale e l’ex presidente dell’antimafia sono gli sponsor più determinati di Ferrandelli, insieme con Sonia Alfano, Rosario Crocetta e altri amici di Di Pietro e della sinistra più impegnata nel mondo antimafia. Una lista commentata con un sussurro: «Un inciucio tremendo che il cittadino normale non riesce a capire ». Risoluta com’è, Orlando in fascia tricolore nell’aula bunker del 23 maggio rischia una gomitata della professoressa? «Non gliela diedi nemmeno nel 1993. Sono sempre stata attenta al rispetto di quel che è la democrazia e il voto della comunità. Il voto popolare dà a Orlando una legittimazione che non sarò io a togliergli. D’altronde, il mio giudizio, anche quando lo definisco “traditore”, non è politico. Io non faccio politica. Il mio rammarico è fermo a un momento storico…». Un invito a pentirsi? «Ognuno di noi può sbagliare, come diceva Giovanni che non a caso aveva una collezione di papere. Come simbolo della possibilità umana di commettere errori. Adesso sarei grata a Orlando se pubblicamente riconoscesse l’errore e lo dicesse con chiarezza». Legittimazione popolare e riconoscimento di eventuali errori non possono valere per Lombardo? «Orlando sbagliò, ma non era inquisito per mafia».

Felice Cavallaro

(da: Corriere della Sera per genitle concessione dell’autore)

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