Ritratti: Marco Antonio Alaimo

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Marco Antonio Alaimo

Medico (1590 – 1662)

 

Ritratto di M.A.AlaimoIntorno al luogo di nascita di Marco Antonio Alaimo vi è stata una lunga polemica per stabilire se la sua patria era Racalmuto o Regalbuto in provincia di Enna. L’errore risale al novembre del 1662, tre mesi dopo la sua morte, quando, durante una commemorazione funebre, un suo allievo (certo Andrea Vetrano) gli attribuì come patria Regalbuto. Successivamente si perseverò nell’errore, finchè nel 1832 non fu pubblicato un “Saggio storico-apologetico sulla vera patria di Marc’Antonio Alaimo di Racalmuto” dell’abate D. Salvatore Acquista che, grazie a una valida documentazione, chiarì definitivamente l’equivoco.
Marco Antonio Alaimo nacque dunque a Racalmuto il 16 gennaio 1590. Sin dalla giovanissima età dimostrò un grande talento e le sue non comuni capacità intellettive, tanto da suscitare meraviglia e stupore nei suoi maestri. Dopo avere studiato filosofia si diede interamente allo studio della Medicina e all’età di vent’anni prese la laurea dottorale nella città di Messina, dove il suo genio fu ammirato da tutto il Collegio dei medici.

Nel 1616 si trasferì a Palermo dove non tardò a fare conoscere ed apprezzare gli effetti della sua dottrina ed i vantaggi della sua professione. La stima, che in poco tempo egli acquistò, arrivò a tal punto che in tutte le occasioni di malattie veniva consultato dalla nobiltà come un oracolo, ed ascoltato dagli altri medici come il primo maestro dell’arte salutare.
Ma non si fermò qui la gloria di Alaimo. Se l’esercizio della sua professione nella cura delle malattie ordinarie lo aveva reso oggetto dell’ammirazione dei suoi contemporanei, una infelice circostanza per la Sicilia, che ai tempi suoi si presentò, lo rese degno del più sentito rispetto e di eterna gratitudine.
Era la città di Palermo con molti altri paesi del regno nella massima desolazione, allorché il contagio di peste introdotto nel 1624 vi faceva delle spaventevoli stragi. In tale funesta circostanza Alaimo diede la più evidente dimostrazione del suo sapere, ed un’altra prova delle sue rare virtù; perché, lasciata da parte ogni altra cura, tutto si applicò ad eliminare dalla Sicilia quel terribile flagello. Egli prima d’ogni altro formulò le regole più necessarie per arrestare i progressi della peste, e tutti quei rimedi, allora sconosciuti, per potere debellare il contagio, poi senza pretendere alcun compenso andava per tutte le case visitando gli ammalati recando consolazione, rimedi, e tutti i soccorsi che riteneva necessari.
Dopo che l’Alaimo ebbe dettato le regole per la città di Palermo, fu incaricato dal Viceré del tempo di portarsi in tutti gli altri paesi del regno, dove era scoppiata la peste, per recare a tutte quelle popolazioni gli aiuti necessari, che la sua dottrina, la sua prudenza ed il suo coraggio avevano saputo ritrovare in quella tremenda circostanza.
La sua fama si sparse per tutta l’Europa ed i suoi consulti furono ricercati dai più rinomati medici delle nazioni straniere nei casi più difficili di malattie.
Uomo di particolare modestia rifiutò l’offerta della cattedra di medicina appena creata all’Università di Bologna. Declinò anche la proposta del Viceré di Napoli, Henriquez, di diventare protomedico della città. Egli preferì continuare esercitare l’attività nella propria isola, dove fondò l’Accademia degli Iatrofisici di Palermo, di cui fu ripetutamente “Principe”.
Il medico racalmutese Marco Antonio Alaimo accettò però nel 1634 la nomina a consultore-protomedico, e poi a consultore del pretore di Palermo. Ricoprì inoltre la carica di deputato alla sanità pubblica.
Morì nel 1662. E’ sepolto in una chiesa di Palermo.

Salvatore Restivo

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