Ma mancavano chiese a Racalmuto?

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Una riflessione di Valeria Iannuzzo sulla chiesa in costruzione in contrada “Piede di Zichi”. Perché non recuperare e restituire ai fedeli quelle, molto belle, che già ci sono. .

La chiesa in costruzione, a Racalmuto, in contrada “Piede di Zichi”

Ma mancavano chiese a Racalmuto? Giuro, è stato il primo pensiero che mi è venuto in mente appena l’ho vista. Non riuscivo a pensare ad altro. Di fronte ad una tale bruttura questa era l’unica cosa che sembrava avere un senso. Come un disco rotto continuavo a chiedermelo e chiedermelo.
Ovviamente la mia era una domanda retorica, perché a Racalmuto di chiese ce ne sono davvero tante. Ma di queste non tutte oggi sono aperte al pubblico e sebbene chiuse mantengono il loro stile. Sono strutture imponenti che raccontano tra le loro crepe di un paese, di un popolo, di una cultura.

Dunque se a Racalmuto le chiese ci sono a chi è venuto in mente di costruirne un’altra?

Si legge nel cartello che campeggia davanti all’imponente moderna struttura: Arcidiocesi di Agrigento. Ma nessuno ha informato l’Arcidiocesi di Agrigento che a poche decine di metri dalla nuova chiesa ce n’è già una?
Sì, c’è la chiesa del Carmelo che fa bella mostra di sé affacciandosi da un’imponente scalinata.

Sicuramente in molti sapevano di questa chiesa. E allora mi diranno che là dove oggi sorge la nuova chiesa era necessario mettercene una, perché quella è la zona di espansione del paese. Ma in un paese civile, che basa le sue fondamenta sulla cultura, come mai prima di pensare ad una chiesa non hanno pensato ad una scuola?

La scuola certo sarebbe stata più necessaria. Quella accanto alla chiesa del Carmelo è piuttosto vecchiotta. Non ha neppure una palestra. Andava bene quando faceva il maestro Sciascia, ma oggi no. Così, mi dicono che c’è un progetto che vorrebbe una nuova scuola in costruzione proprio vicino la chiesa. Ma di scuola ad oggi lì non c’è neanche l’ombra.

Ora se io continuo ad insistere mi diranno che la chiesa del Carmelo non riesce ad accogliere tutti i fedeli perché i fedeli che arrivano lì, proprio dalla zona d’espansione, sono troppi rispetto alla capienza della chiesa. Ma a riaprirne una del centro storico non ci ha pensato proprio nessuno?  Non credo che le mamme avrebbero problemi ad accompagnarci i propri figli. Del resto qualche km in più non appesantirebbe le rigide tabelle di marcia a cui sono costrette ogni giorno. Danza, musica, palestra, scuola, supermercato, medico … sono spesso distanti dalla zona d’espansione. Perciò se ci si muove per mille altre cose, perché non muoversi anche per la messa?

Qualcuno allora mi dirà che il progetto è stato finanziato da Roma e che la voce specifica prevedeva la costruzione ex novo di luoghi di culto. E allora io dico, invece di accettare questo finanziamento perché non chiedevano che questi stessi soldi fossero destinati al recupero/restauro di una delle splendide chiese già esistenti.

Magari non si poteva fare. E mi si daranno mille spiegazioni.
Insomma, io non ci dormo la notte: Ma mancavano chiese a Racalmuto?
Io, che i soldini li guadagno con sacrificio, prima di spenderli ci penso tre volte. Piuttosto che costruire una chiesa non potevano costruire degli alloggi per i poveri?

No, mi diranno. E io continuerò ad insistere sempre con la stessa domanda. Se io avessi potuto scegliere con gli stessi soldi ci avrei costruito una scuola. Una bella scuola con una grande palestra. Lì i figli di chi abita nella zona di espansione avrebbero trascorso mediamente 6 ore al giorno.
Ma io sono io. E non conto nulla.

Mi chiedo però, come mai i racalmutesi si animino tanto per combattere l’orco che ha smantellato una fontana e non dicano niente di fronte ad una simile, a mio personalissimo parere, bruttura? Forse perché la chiesa non si tocca?

Adesso qualcuno si chiederà: “Ma a chista cu ci la porta?” Nessuno, non mi ci porta nessuno. È solo che quando vedo una cosa bella mi piace gustarne ogni tratto. E vi assicuro che di cose belle a Racalmuto ce ne sono veramente tante. Provate a fare una passeggiata in via Garibaldi a fine luglio dopo le dieci di sera, quando tutto il paese si è trasferito nelle campagne e il silenzio impera. Ogni centimetro di strada racconta con i suoi palazzi, i suoi cortili, le scalinate la storia di un paese importante.

Racalmuto è bella. Racalmuto è importante. Non è necessario espanderla. È necessario recuperare il recuperabile. Sia ben inteso, io non ce l’ho con la chiesa. Io non ce l’ho con i preti. I ricordi più belli della mia infanzia sono legati alle tante attività fatte nell’oratorio della mia chiesa, con preti che hanno lasciato un’impronta nella mia formazione morale e sociale. Penso, per esempio, a monsignor Zambito, oggi vescovo di Patti, o a Padre Tortorici, o a Don Biagio Alessi. A me la chiesa piace. Mi piace quando fa le scelte giuste. A volte però, come in questo caso, secondo me, ne fa alcune sbagliate.
E allora nessuno può mettermi il bavaglio. E voglio ancora chiedere: Ma mancavano chiese a Racalmuto?

 

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6 Responses to Ma mancavano chiese a Racalmuto?

  1. Salvatore Mario Amato Rispondi

    03/07/2018 a 10:20

    No! Non mancavano chiese a Racalmuto e soprattutto non mancavano ai racalmutesi se non forse ad alcuni come vessilli di visibilità politica. Indubbiamente la costruzione di una nuova chiesa come di una “nuova” piazza garantisce una visibilità maggiore rispetto al restauro di alcune strade storiche o all’adeguamento di una vecchia scuola.

  2. Angelo Sardo Rispondi

    03/07/2018 a 11:41

    Hai ragione su tutto. Ma secondo me dovresti chiederlo a chi ha fatto la richiesta di Finanziamento ed al Progettista

  3. Giuseppe Alessi Rispondi

    04/07/2018 a 22:28

    Gentile Valeria, mi consenta di confutare il suo articolo, non me ne voglia, ma sono questioni che per ragioni di lavoro mi sono posto più volte.

    La sua domanda iniziale penso sia mal posta, anche se la risposta corretta penso l’abbia individuata in parte alla fine, quando parla di quei preti che hanno lasciato un’impronta nella sua formazione morale e sociale.

    Mi spiego meglio. Il progetto in questione non riguarda una chiesa ma un “Complesso Parrocchiale” ovvero un complesso di edifici in cui si svolgono le attività parrocchiali, che come ben saprà, non si limitano alle celebrazioni liturgiche (nell’aula liturgica) ma anche: catechismo (nelle aule), riunioni conferenze o feste (nel salone parrocchiale), attività sportive (negli spazi esterni), celebrazioni liturgiche all’esterno (nel sagrato); a questi si aggiungono i locali destinati ad uffici per il parroco ed il vice parroco, l’archivio parrocchiale e spesso anche la canonica per il parroco.
    Come potrà intuire, tutte queste attività hanno bisogno di un proprio spazio e quanto più funzionali, modernamente concepiti e belli sono, tanto più può essere efficace l’azione pastorale.

    Le antiche chiese di Racalmuto sono state concepite e costruite in periodi preconciliari e spesso adeguate per quanto possibile alle nuove esigenze liturgiche e pastorali.
    Il tema del recupero e valorizzazione – ed in alcuni casi forse anche la rifunzionalizzazione – delle antiche chiese di Racalmuto, è un tema da affrontare al più presto, ma di certo non può risolvere le nuove esigenze funzionali di una parrocchia. Le faccio anche notare come per esempio l’abbattimento delle barriere architettoniche è spesso difficile da risolvere in complessi monumentali storici senza comprometterli.
    È una strada comunque percorribile – quasi una sfida – che di certo una diocesi e un’amministrazione lungimirante possono percorrere.

    Detto questo, se la domanda fosse stata: ma mancava un complesso parrocchiale modernamente concepito a Racalmuto? Allora la risposta sarebbe stata di certo SI. Mancava, cioè, un luogo adeguato a rendere possibile, ai parroci di buona volontà, accanto al servizio pastorale, quella formazione morale e civile che lei ricordava.

    Non conosco il progetto in questione se non nel suo stato preliminare, che l’ha visto vincitore del concorso bandito dalla CEI in accordo con l’Arcidiocesi di Agrigento, in un’area donata appositamente per questo.
    In merito al progetto preliminare mi sento di dire che nonostante qualche carenza formale dell’involucro, l’impianto liturgico e gli spazi interni risultano più interessanti.
    Finiti i lavori, potremo costatare e giudicare se realmente è bello e funzionale, se ha le caratteristiche per diventare un luogo simbolo della Chiesa contemporanea nella nostra comunità.

    Quando mi accingo a leggere un articolo scritto da un giornalista, mi aspetto sempre un’analisi della questione e dei fatti a supporto di un parere che altrimenti rimane puramente un’impressione del momento.

    Mi auguro, che il vivace dibattito sulle opere pubbliche – che in questo momento anima la nostra comunità – possa essere supportato da voi giornalisti attraverso analisi e opinioni costruttive, che aiutino noi lettori a comprendere i fatti – e in questo caso anche le opere.

    Buon lavoro.
    arch. Giuseppe Alessi

  4. Salvatore Mario Amato Rispondi

    05/07/2018 a 20:12

    Ma mancava un complesso parrocchiale, modernamente concepito, a Racalmuto per svolgere un’efficace azione liturgico/pastorale?
    Immagino di no alla luce dei tanti esempi, anche eccellenti, anche santi, che hanno permeato e fortunatamente ancora permeano il vissuto del cristianesimo. Mi si scusi l’ignoranza, forse dovuta al non essere particolarmente addentro alle questioni della chiesa (non nel senso dell’edificio ne in quello dell’ecclesia) ma Gesù non predicava forse dai monti o per le strade e a San Francesco non bastava forse la portiuncola per casa, ufficio o aula liturgica avendo per sagrato il mondo intero? Da un punto di vista professionale poi potrebbe dirmi, pregiato Arch. Alessi, quale delle chiese (stavolta nel senso dell’edificio) abitualmente frequentate (nel senso che non siano chiuse) non sia stata già deturpata dall’abbattimento delle barriere architettoniche? Forse la chiesa del Carmelo, dove mai ho visto in funzione il montascale testè installato e malamente coperto da assi raffazzonate (queste si deturpanti)? O la Matrice dove sono bastate “du bigliulati di cimentu” per creare uno scivolo oppure ancora lo scivolo della chiesa del Monte dove occorrono buoni freni in discesa e buone braccia in salita? Ma su queste cose dovrebbe vigilare forse la Soprintendenza.
    In attesa di illuminanti chiarimenti, Buon lavoro.
    Salvatore Mario

    • Giuseppe Alessi Rispondi

      06/07/2018 a 0:50

      Gentile Salvatore, pone una domanda da fare a un esponente della chiesa. Non sono un esperto di pastorale, mi sono solo occupato più volte di edifici religiosi. Comunque le rispondo volentieri dicendo la mia.
      Parroci di buona volontà possono fare molto con pochi mezzi. Pensiamo ad esempio alla figura padre Puglisi, che celebrava la messa in uno scantinato perché la chiesa era in restauro. Però mi chiedo… e se avesse avuto più mezzi? un campetto per i suoi ragazzi, qualche stanza in più per il suo centro, delle aule per il catechismo e per i tanti gruppi che seguiva. Avrebbe potuto fare di più?
      Per quanto riguarda le barriere architettoniche, ho solo fatto un esempio di quanto sia complesso riadattare gli edifici antichi alle nuove esigenze. Sugli esempi che citava, mi trova d’accordo, sono piuttosto brutti. La cosa peggiore è che in alcuni casi non hanno risolto il problema dell’accessibilità. Sono comunque interventi reversibili e di certo migliorabili.

  5. Arch. Paola Gatti, Negozio Blu Architetti Associati Rispondi

    03/09/2018 a 17:45

    Buongiorno, intervengo in qualità di progettista dello studio Negozio Blu Architetti Associati che, insieme agli arch. R. Rigamonti e S. Garnero, al liturgista P. Tomatis e all’artista L. Valentini, è autore del progetto della chiesa e complesso parrocchiale di Gesù Maestro di Racalmuto, vincitore del Concorso CEI 2008.
    Vorrei cercare di fornire qualche breve informazione in più al fine di contribuire ad un dibattito civile e sereno.

    La realizzazione del nuovo complesso è esito della quinta edizione del concorso “Progetti Pilota” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), svoltosi nel 2008. In ogni edizione (ve ne sono state sei, a partire dal 1998) la CEI ha selezionato tre diocesi italiane – una per ciascuna delle zone geografiche (Nord, Centro, Sud) – in cui bandire un concorso nazionale a inviti per la progettazione e costruzione di nuovi complessi parrocchiali esemplari, Si tratta della più importante iniziativa della Chiesa Italiana volta a promuovere, finanziando nuove realizzazioni concrete, un dibattito sulla funzionalità e sulla qualità delle chiese, sul significato teologico ed ecclesiologico delle opere, sul valore dell’impianto liturgico.
    Per la quinta edizione la Diocesi di Agrigento, di concerto con la Parrocchia della Madonna del Carmelo, aveva scelto di candidare per il Sud d’Italia l’area di Racalmuto: tale scelta è stata premiata dalla CEI, prevalendo sulle altre candidature nazionali e ricevendo l’assegnazione.

    Il nostro progetto, risultato vincitore, è stato premiato da una commissione composta da undici membri qualificati: responsabile della CEI, Presidente del Comitato per l’edilizia di culto, Responsabile del Servizio Nazionale per l’edilizia di culto, Direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale, membro del Comitato per l’edilizia di culto rappresentante la zona geografica interessata, due giurati, di cui uno laureato in architettura ed uno in ingegneria, designati dal Vescovo della diocesi dove il progetto è realizzato, un architetto designato dal Consiglio Nazionale degli architetti, un ingegnere designato dal Consiglio Nazionale degli ingegneri, due esperti di arte sacra.
    Motivazioni della giuria: “Il progetto si caratterizza per una esplicitata componente simbolica che organizza la tipologia della Pieve reinventandola in una felice riconoscibilità e predisponendo al suo interno una spaziosità consona in una disposizione dei poli liturgici razionale e funzionale; l’impianto liturgico è originale e ben studiato, assicura l’esistenza di veri e propri “luoghi” liturgici e dei principali percorsi celebrativi; il complesso si inserisce benissimo nel contesto ambientale del lotto assegnato per la sua edificazione; importante e chiaro risulta il programma iconografico che rilegge in contemporaneità culturale la sensibilità devozionale parte della viva tradizione religiosa della comunità ecclesiale locale; il linguaggio impiegato e lo stile poetico uniscono espressionismo e minimalismo proponendo un ordinato ventaglio di rimandi simbolico-iconologici.”
    A partire da tale esito, come progettisti vincitori del concorso abbiamo svolto tutte la fasi della progettazione, escluso l’incarico di direzione dei lavori.
    E ora siamo felici che ora venga finalmente portato a compimento il lavoro e le attese sviluppati in questi dieci anni da tante persone, professionisti ed enti, cui va il nostro ringraziamento.

    Ci auguriamo che il complesso possa essere apprezzato e vissuto pienamente dalla comunità dei cittadini.

    Arch. Paola Gatti, Negozio Blu Architetti Associati, Torino

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