Come mai solo adesso?

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Politica e Banca d’Italia. Come mai, a cose fatte, qualche ammissione sul possibile cattivo operato della Banca comincia ad emergere?

Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche, lo ammette. Sì, qualcosa con la Banca d’Italia non ha funzionato. Come mai si è aspettato a confermare Visco quale governatore e ora, a cose fatte, qualche ammissione sul possibile cattivo operato della Banca d’Italia comincia ad emergere? Casini dice di non confondere guardie e ladri, ma il problema è che guardie e ladri rischiano di confondersi con queste reticenze o ammissioni tardive. Ve lo ricordate il meraviglioso film di Mario Monicelli, appunto Guardie e ladri, dove Totò e Aldo Fabrizi danno il meglio di sé in un duetto che ha fatto la storia del cinema? Lì la guardia Aldo Fabrizi e il ladro Totò in un certo senso si confondono perché accomunati dal desiderio di assicurare con mezzi diversi una vita dignitosa alle loro rispettive famiglie. Ma oggi nella società ricca e pasticciona nella quale ci troviamo, siamo sicuri che guardie e ladri non si confondano?

E’ il dubbio che emerge proprio di fronte a reticenze, ad alzate di scudi istituzionali, alla situazione oscura del Monte dei Paschi di Siena, della Banca Etruria e di tutto un gioco speculativo che non si svolge, attenzione, dentro una dinamica tutta chiusa tra banche e azionisti, ma nel bel mezzo di una crisi sociale e economica da cui, checché se ne dica, non si riesce ad uscire, ma soprattutto dove il capitale speculativo continua a spingere verso un accentuarsi delle diseguaglianze e economiche e sociali.

Alfonso Maurizio Iacono

E qui nasce un problema, quello della politica o meglio della distorsione a cui è arrivata la cultura politica, che può essere sintetizzata così: la confusione tra le persone e le cose. Detto in modo schematico: in politica non conta ciò che si fa, ma chi lo fa. Apparentemente ciò può apparire sensato. Se non si hanno le carte in regola, non si può essere credibili. Questo è assolutamente vero. Tuttavia da qualche tempo siamo arrivati a una situazione paradossale, perché questo principio si è trasformato in qualcosa di politicamente patologico. L’attenzione verso chi fa le cose, le critiche o le proposte è diventata così spropositatamente forte da svilire se non annullare le cose stesse, le critiche stesse, le proposte stesse. Se vedo un edificio minimalista costruito in epoca fascista e lo trovo bellissimo, devo negare la mia ammirazione perché fu fatto in epoca e sotto l’egida fascista, un’ideologia che rifiuto e combatto? Se lo facessi, sarei un talebano. Invece è importante saper distinguere.

Eppure fu così che cominciò a confondere le cose Berlusconi, oggi rivalutatissimo dal centro e dalla sinistra, il quale, indagato dalla magistratura, disse che era perseguitato da giudici comunisti. Spostamento: dall’oggetto dell’accusa a chi accusa. Ma il leader di Forza Italia inaugurò uno stile che oggi è pane quotidiano del modo di fare politica. Così quando scrissi che su Visco e su la Banca d’Italia Renzi aveva ragione, ricevetti un bel po’ di obiezioni del tipo: “sì, però Renzi lo fa per motivi strumentali, …”. Può darsi che sia così oggi. Ciò non toglie tuttavia che nel merito abbia ragione e questo, per essere chiari, a prescindere dal coinvolgimento o meno del Pd in MPS e in banca Etruria. Se non si è capaci di fare le distinzioni tra le cose e le persone si corre il rischio, reale, che le perplessità e le critiche alla Banca d’Italia che non erano e non sono certo portate avanti solo dal PD, ma, in modo anche più forte e serrato, dalla Sinistra, da 5Stelle, dalla Lega, rischiano di svilirsi nella un po’ ridicola corsa dei partiti a vantarsi, a farsi concorrenza, a buttare fango l’uno sull’altro.

Il risultato sarà che nella solita confusa lite, il presunto ladro (o la guardia) scapperà. Questo è il segno della mediocrità politica in un sistema democratico. Una competizione a vuoto. Alla fine chi nascostamente comanda, continuerà a farlo indisturbato o riuscirà a sfuggire e a cambiare abito e volto.

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