Maccalube. Legambiente: “Una tragedia che non si poteva prevedere”

|




DOPO LA TRAGEDIA. Conferenza stampa ad Aragona del direttore della Riserva e presidente regionale di Legambiente Mimmo Fontana: “Avevamo controllato venti minuti prima e tutto sembrava tranquillo. E’ troppo presto per decidere sul futuro della riserva. Sino ad oggi le conoscenze del fenomeno e il controllo del rischio sono stati adeguati, ma questa tragedia ci dice che non è così”.

Dopo la tragedia di sabato scorso alle Maccalube di Aragona, si infiammano le polemiche, si cercano possibili responsabili,  ci si interroga se in qualche modo quanto accaduto poteva essere evitato. Dichiarazioni frammentarie e resoconti parziali hanno favorito la divulgazione di notizie non sempre chiare e non proprio fondate che hanno alimentato i dubbi dei tanti che in questo lungo fine settimana hanno seguito la vicenda. Domenica pomeriggio, ventiquattro ore dopo la tragedia, Legambiente ha convocato presso la sede di Aragona una conferenza stampa per spiegare, secondo il proprio punto di vista, la successione degli eventi, ma soprattutto come ha sottolineato Mimmo Fontana, direttore della riserva, per manifestare il proprio cordoglio alla famiglia Mulone e all’Arma dei Carabinieri.

Maccalube (Fonte Repubblica)

Maccalube (Fonte Repubblica)

Una conferenza stampa dai toni pacati, dall’atmosfera mesta, dai volti tirati di chi, certamente, ha vissuto in prima persona gli effetti di una tragedia inimmaginabile.

E per sciogliere i malintesi alimentati dalle dichiarazioni riportate dai giornali, Fontana sottolinea subito che nessuna polemica esisterebbe tra Legambiente e la Regione Sicilia. Il direttore della riserva conferma la dichiarazione rilasciata a caldo in merito alla richiesta di finanziamenti alla Regione per l’acquisto di strumentazione per monitorare il fenomeno.  “Richieste inoltrate – ha detto Fontana- per 18 anni consecutivi, senza mai esito positivo per mancanza di fondi. Il monitoraggio – insiste Fontana – sarebbe stato prezioso per approfondire lo studio scientifico del fenomeno, ancora sotto molti aspetti sconosciuto. Tuttavia – ha precisato il direttore della Riserva – la presenza di un monitoraggio, attuato attraverso l’ausilio di una specifica strumentazione, non avrebbe potuto assicurare la previsione di tale tragedia. Si è trattato di un evento del tutto eccezionale, e come tale non prevedibile”.

In tanti a questo punto si sono chiesti perché un luogo tanto pericoloso sia fruibile al pubblico.

“Legambiente non considera le Maccalube un luogo i cui rischi sono talmente alti da escluderne la fruizione, almeno in via ordinaria, anche se quanto accaduto sabato rappresenta un evento straordinario. Il fenomeno delle Maccalube è conosciuto da circa 2000 anni, ne parlano gli storici greci e romani, mentre da secoli gli Aragonesi ci convivono. Un incidente come quello di sabato non era mai accaduto, perché l’attività di ribaltamento è stata sempre preceduta da segnali premonitori quali il rigonfiamento della collinetta per la pressione del gas, la conseguente presenza di profonde fratture che vanno dal centro verso la periferia, l’odore di idrocarburi e un aumento dell’ebollizione dell’acqua nelle polle. Normalmente questi segnali comportano la chiusura della riserva, come accaduto lo scorso agosto. Ciò che è avvenuto sabato è stato del tutto anomalo. Abbiamo assistito ad un ribaltamento senza nessun segnale. Circa venti minuti prima era stato effettuato un sopralluogo, ma nulla è stato registrato. Pertanto era impossibile prevedere l’evento.”

Ma gli attacchi a Legambiente riguardano anche l’assenza nell’organico di personale specializzato, di geologi nello specifico, che Fontana smentisce subito.

“Legambiente – risponde Fontana – gestisce da diciotto anni questa riserva insieme ad altre cinque riserve. Noi siamo dotati di una convenzione unica con la Regione e pertanto possiamo gestire il personale delle riserve, secondo le necessità. Le nostre riserve sono riserve di interesse prevalentemente geologico, ma non solo. Il dottore Interlandi – presente alla conferenza- è stato il primo direttore della riserva, ne ha avviato la gestione, ha seguito il primo studio realizzato ed è ad oggi a disposizione della riserva quando necessario”.

E a proposito della proprietà dei terreni, Fontana puntualizza che la zona A della riserva, di interesse geologico, oggetto della tragedia, è di proprietà della Regione, è demanio regionale, espropriata tra la fine degli anni 90 e gli inizi del duemila. La restante parte è stata acquisita da Legambiente con risorse del progetto Life Natura, destinato alla conservazione di alcuni habitat, e conferita in uso alla Regione nel 2008.

Ed ancora tra i temi di interesse, più volte citati dai giornali, non potevano mancare i fondi per la gestione della riserva.

“Negli ultimi anni ammontano a circa 30.000 euro, utili anche al pagamento degli affitti e delle utenze dell’ufficio, del carburante, della manutenzione ordinaria, della pulizia della riserva. Un progetto di monitoraggio, con relative centraline, ha costi di gran lunga più elevati rispetto ai fondi percepiti. Il resto dei fondi che la riserva percepisce, serve per coprire i costi del personale, che prevede contratti di commercio”.

I piccoli Carmelo e Laura. Al centro il papà Rosario Mulone.  (foto Grandangolo)

I piccoli Carmelo e Laura. Al centro il papà Rosario Mulone. (foto Grandangolo)

E tornando alla tragedia di sabato il direttore dichiara: “L’evento di sabato, tuttavia, per chi come noi accompagna i visitatori nella fruizione della natura non è un evento del tutto sorprendente. Noi distinguiamo tra pericolo e rischio. Questo fenomeno è certamente un fenomeno pericoloso. I rischi però connessi a questo fenomeno possono essere contenuti. In 18 anni abbiamo accompagnato circa 2000 persone. Chi conosce un fenomeno lo valuta e ovviamente ne valuta per quanto possibile la riduzione dei rischi. Tuttavia l’opzione rischio zero sostanzialmente non esiste e dunque diventa necessaria anche una dose di fortuna”.

E a proposito di come Legambiente intenda comportarsi in futuro Fontana precisa: “Adesso, il lutto è troppo caldo, ed è troppo presto per decidere come comportarsi in futuro e decidere, soprattutto, del futuro della riserva. Sino ad oggi le conoscenze del fenomeno e il controllo del rischio sono stati adeguati e sufficienti, l’evento di ieri ci dice che non è proprio così”.

A questo punto chiediamo se un luogo che presenta un margine così ampio di imprevedibilità è giusto che sia fruibile anche da minori e scolaresche?

“Oggi non siamo nelle condizioni di dire cosa faremo domani. Sino ad oggi abbiamo fatto il meglio che era possibile e siamo assolutamente convinti che la natura quando viene fruita comporta inevitabilmente dei rischi che bisogna minimizzare. Tutti i gestori di aree protette tra i propri compiti hanno questo, valutare i rischi della fruizione e minimizzarli. Pretendere di cancellare il rischio è impossibile. L’opzione rischio zero, ribadisco, non esiste. Noi non pensiamo di avere portato i bambini a fare un’esperienza no limits. La riserva della Maccalube non è un luogo particolarmente rischioso, quantunque il fenomeno che attrae sia pericoloso, i rischi connessi sono stati contenuti nei limiti dell’accettabilità. Il fenomeno di ieri, del tutto imprevedibile, impone una riflessione che non riguarda solo le Maccalube, ma che dovrebbe riguardare il nostro rapporto con la fruizione della natura: la natura non può essere imbrigliata nonostante gli sforzi, comporta dei pericoli e se vogliamo fruirne dobbiamo accettare che esistano questi pericoli”.

Spiegazioni chiare, certamente, quelle di Fontana, ma che non possono in alcun modo lenire il dolore di una tragedia tanto grande, una tragedia non prevedibile secondo i suoi resoconti.

Chissà se i contadini che da sempre lavorano in quelle terre sono d’accordo con Fontana. Loro, sprovvisti di conoscenze scientifiche, si sono affidati da sempre a piccoli segni premonitori, come l’assenza di animali nella zona in prossimità di attività parossistica.

Consapevoli tuttavia che la storia non si fa con i se, e che sarebbe stupido ignorare i fatti, ci auguriamo che in un futuro prossimo gli Aragonesi possano riappacificarsi con le Maccalube, senza mai dimenticare che la natura, così come ci hanno insegnano i nostri padri, proprio perché imprevedibile, va rispettata e a volte anche temuta.

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *