Ma se le meduse pungono, le vespe cosa fanno?

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ORRORI DI STAMPA. Carlo Barbieri questa volta infilza un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, dove le meduse si comportano come le vespe

Conservo un articolo del Corriere della Sera dell’11 agosto: “Punture di meduse: ecco le dieci cose da fare (e da non fare)”.

Alla giornalista che ha scritto l’articolo vorrei consigliare io una undicesima cosa da non fare: chiamare “puntura” le urticazioni provocate dalle meduse. La puntura, ci informa il dizionario – guarda un po’, proprio quello del Corriere della Sera! – è un “Piccolo foro prodotto nella pelle da una punta sottile o dal pungiglione di un insetto”. La medusa non ha pungiglione e non è un insetto. Urtica, non punge.meduse

Qualcuno forse mi dirà: “E va bene, quante storie, la poverina non lo sapeva, dov’è il problema? Ci siamo capiti lo stesso, no?”

Eh no miei cari, il problema c’è e come. Seguitemi per favore.

Se uno fa il giornalista, il suo mestiere è quello di esporre i fatti in modo obiettivo utilizzando parole e concetti corretti, no? Eppure sempre più spesso testate importanti pubblicano errori causati da ignoranza professionale. E allora?

E allora gli strafalcioni dei professionisti dell’informazione mi fanno paura perché sono uno dei sintomi visibili di una caduta generale di professionalità di cui riusciamo a vedere solo la classica “punta dell’iceberg”.

Apri un giornale e trovi errori impensabili fino a qualche anno fa.

Ristrutturi casa e ti fanno vedere i sorci verdi, devi stargli appresso ogni momento per evitare che combinino schifezze.

Chiami un call center tre volte, e per tre volte ti danno informazioni diverse.

Entri in un negozio e il personale ti evita, se chiedi se un tessuto è Tasmania ti guardano come se fossi pazzo, ti dicono di sì o di no secondo come gli gira e fanno di tutto per farti capire che sei solo un fastidioso accessorio dell’attività.

Vai in un ristorante carissimo raccomandato dalle guide, chiedi spaghetti alla Norma e te li portano col pachino e il parmigiano (e se fai notare che non si fanno così ti guardano come uno scarafaggio in sala operatoria).

Tutti questi esempi – e chissà quanti potreste aggiungerne voi – sono però cosucce di tutti i giorni; fanno arrabbiare, certo, rendono la vita difficile, d’accordo, ma tutto sommato non sono veramente pericolose. Ma se l’ignoranza e il pressapochismo dilagano, secondo voi perché il fenomeno dovrebbe risparmiare aree importantissime, vitali, su cui non abbiamo capacità di giudizio, per le quali “dobbiamo fidarci e basta”? In sostanza, viene il legittimo sospetto che noi vediamo solo la parte emersa dell’iceberg dell’ignoranza, mentre ad affondarci, come per il Titanic, sarà quella sotto il pelo dell’acqua.

Il viadotto Lauricella crollato (Foto di Andrea Cassisi)

Il viadotto Lauricella crollato (Foto di Andrea Cassisi)

 

Pensateci un po’: affidiamo la nostra vita ad aerei manutenzionati e pilotati da gente di cui ci fidiamo ciecamente. Lo stesso per treni, autobus e taxi. Prendiamo ascensori senza pensare che siamo appesi a corde di acciaio che qualcuno ha revisionato per noi. Passiamo con la nostra auto su alti viadotti che altri hanno progettato e collaudato (brr… quello fra Ravanusa e Licata è venuto giù poco tempo fa,  per fortuna ha fatto solo pochi feriti).

Insomma cari miei, per come è messa la situazione, l’ultima immagine che potremmo avere di questa terra potrebbe essere quella di un signore in camice verde e mascherina che ci dice qualcosa come “adesso si farà un sonnellino e quando si sveglierà sarà tutto finito. Sentirà solo una punturina come quella di una medusa qui nel… Giovanni, ma sei sicuro che gli stiamo iniettando…”

Dissolvenza.

The End.

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