Ma che male c’è se la madonna di Racalmuto viene da Grotte?

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TRADIZIONI. Il pesce d’aprile di Malgrado tutto sulle vere origini della statua della madonna del Monte ha suscitato l’indignazione di alcuni cultori di storia locale. Non si può scherzare né sulle madonne nè sulla storia e tantomeno sulle tradizioni. Bentornati al Medio Evo!

La processione della Madonna del Monte

Per nostra fortuna la Santa Inquisizione non c’è più. Altrimenti nessuno risparmierebbe Egidio Terrana dal rogo. E sarebbe in buona compagnia: alle fiamme che bruciano gli eretici finirebbero anche Emilio Messana, Mimmo Butera, Felice Cavallaro, Giovanni Salvo e tutti quelli che, direttamente o indirettamente, hanno creato questo simpatico scherzo (a scanso di equivoci, dichiaro che per quei giorni ho un alibi di ferro: mi trovavo all’estero).

Illustri cultori della nostra storia locale ed esponenti della comunità hanno condannato il pesce di aprile per sacrilegio, per aver giocato con i sentimenti dei racalmutesi e via dicendo, in un infuriare di bolle inquisitoriali, di scomuniche e radiazioni dall’albo dei racalmutesi degni di essere tali.

Allora diventano necessarie alcune riflessioni.

Primo: a parte che si può scherzare anche con i santi, ma in questo caso la beffa riguarda le origini della statua di marmo della madonna. Pertanto, se ne deduce che non si può scherzare nemmeno sulle statue.

Secondo: la leggenda della venuta a Racalmuto della madonna del Monte, se non sbaglio, fu messa in dubbio da Leonardo Sciascia, anche sulla scorta di un testo del gesuita Girolamo Morreale (un gesuita, quindi, non un mangiapreti) che negli anni Ottanta scrisse un libro ben documentato per spiegare che la leggenda era bellissima, ma che non era supportata da alcuna prova storica.

A partire da quella che la statua approdò a Racalmuto nel 1503, dopo un fortuito ritrovamento in Africa da parte del principe di Castronovo Eugenio Gioeni e che al passaggio nel nostro paese decise di restarvi. Ma tutti sanno bene che la statua di marmo collocata nel santuario è del Settecento, cioè due secoli dopo il suo presunto arrivo.

Ciascuno è libero di credere alla leggenda, e la fede ha i suoi misteri che nessuno mette in dubbio. Ma così come esiste la libertà di credere a una leggenda, esiste anche il diritto di metterla in dubbio.

Terzo. La statua può venire dall’Africa, può venire da Trapani, può venire da Porto Empedocle (così come dice la leggenda, nelle varie versioni, e così come ancora si canta durante la festa), può venire pure da una bottega di scultori di scuola gaginesca di Palermo, ma non può venire da Grotte. Ma perchè no? Cosa ci sarebbe di male? Cos’hanno i nostri confinanti cittadini di Grotte di così diabolico e mefistofelico da gridare al sacrilegio e alla blasfemia?

Infine. Una piccola storia. Un federale fascista che negli anni Trenta si era sentito preso in giro da quei buontemponi dell’Accademia del Parnaso di Canicattì strepitò che su certe cose non si scherza. I parnasiani gli risposero con una garbatissima lettera: il signor federale ha ragione, restiamo in attesa di ricevere l’elenco delle cose sulle quali si può scherzare. Ci associamo. Diteci su quali cose si può scherzare, quelle sulle quali si può dubitare e così non sbaglieremo più.

E se lo faremo condannateci al rogo. Il Medio Evo è già dietro l’angolo?

 

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2 Responses to Ma che male c’è se la madonna di Racalmuto viene da Grotte?

  1. Rosalinda Messana Rispondi

    5 aprile 2018 a 15:12

    A proposito di leggende vi invito a prendere leggere quella del Crocifisso di Villafrati….anche lì c’è di mezzo Castronovo.
    http://www.palermoviva.it/festa-ss-crocifisso-villafrati/

  2. Angelo Sardo Rispondi

    7 aprile 2018 a 15:49

    Carissimo Gaetano,lasciando perdere la Santa Inquisizione,i Santi e quant’altro, ho l’impressione che stai facendo una difesa d’ufficio. Ciò si evince dal fatto che metti le mani avanti dicendo che hai un alibi di ferro.Quindi restiamo nel pesce di Aprile anche se di pessimo gusto.Noi Racalmutesi godiamoci la nostra leggenda sulla Madonna del Monte ed ai Grottesi lasciamoli scherzare. Angelo Sardo.

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